La nostra recensione di Un poeta, una commedia drammatica di Simón Mesa Soto che indaga il ruolo della poesia e le fragilità di un uomo disilluso nella Medellin contemporanea
Vincitore del Premio della giuria ‘Un Certain Regard’ al Festival di Cannes 2025, Un poeta è il secondo lungometraggio del colombiano Simón Mesa Soto. Dopo il dramma familiare raccontato in Amparo (2021), stavolta il regista narra la storia bizzarra di un poeta fallito scegliendo i toni cinici di una commedia crepuscolare. Il crollo delle illusioni e il fragile spazio per l’arte nella società contemporanea sono solo alcuni dei temi che vengono esplorati sullo sfondo di una Medellin corrosa dalla povertà.

Il poeta maledetto
Da ragazzo Oscar Restrepo (Ubeimar Rios) era un promettente poeta pluripremiato, ma le cose non sono andate come si immaginava. Divenuto un cinquantenne alcolizzato, Oscar sembra ritrovarsi intrappolato in una situazione di incurabile infelicità e accetta mal volentieri un impiego come professore di filosofia. Afflitto dal mancato riconoscimento del suo talento artistico e dall’incapacità di relazionarsi con la figlia adolescente Daniela (Allison Correa), l’uomo trova un nuovo scopo nella vita facendo da mentore a Yurlady (Rebeca Andrade), sua giovane studentessa di umili origini. Colpito dalle sue poesie, Oscar vede in lei la possibilità di riscattare i propri fallimenti professionali e le suggerisce di partecipare a un concorso per farsi strada.
Il flagello della vocazione
Il film proietta sin da subito lo spettatore all’interno della narrazione mostrando alcuni istanti della quotidianità del protagonista, la cui vita appare sin da subito miserabile e tale da suscitare compassione. Ubeimar Rios, qui alla sua prima esperienza cinematografica e nella realtà un vero poeta e insegnante di filosofia in una scuola superiore, restituisce con grande realismo e naturalezza i lati spigolosi di un personaggio patetico e incapace di scendere a compromessi con le proprie aspettative.
Oscar non è solo e le persone accanto a lui non appaiono necessariamente come i nemici, ma al contrario gli offrono alcuni spiragli per poter ripartire e scrollarsi di dosso il peso del fallimento. Ciò che frena il protagonista è però una sorta di testardaggine infantile, oltre alla sua incapacità di infrangere le barriere limitanti di un percorso di vita idealizzato e irrealizzabile. Così il ritratto che viene a delinearsi è quello di un uomo accecato egoisticamente dalla sua stessa vocazione, la quale diviene un flagello arginabile solo attraverso un sofferto percorso di espiazione e accoglienza dell’empatia.

Tra sogni e illusioni
Un ruolo fondamentale nella pellicola è però ricoperto soprattutto dalla poesia, non quella mediocre e narcisistica del protagonista, bensì quella pura e incontaminata che vive nelle docili pagine di diario della timida Yurlady. Il terreno per coltivare l’arte è fertile quando si conosce il dolore giornaliero della povertà, ma lo spazio per farla crescere a volte è fin troppo esiguo. Così se da un lato Oscar scorge nella ragazza la possibilità di far avverare il suo sogno giovanile inespresso, quest’ultima sembra non avere il suo stesso interesse quando si tratta di fare della poesia le fondamenta della propria esistenza.
Il personaggio di Yurlady, proveniente da una famiglia numerosa e che ha difficoltà a sfamare le proprie bocche, è infatti costretta a dare la precedenza alla ricerca del denaro. Per la ragazza la poesia rimane pertanto una forma di espressione intima e liberatoria, mentre l’intervento di Oscar la porta inavvertitamente a scontrarsi con le regole trasfiguranti dell’editoria, finendo in una spirale destinata a inghiottire entrambi. Alla fine il vero poeta sembra essere dunque colui che appare come il custode delicato di una sensibilità spontanea, la cui arte ha un valore intrinseco che non risente forzatamente di una drammatica biografia personale o di una legittimazione popolare.
Asfissia e respiro
A colpire maggiormente ne Un poeta è la costruzione di un’atmosfera affranta e inconsolabile, che incarna appieno i sentimenti trasmessi da un protagonista sdegnoso che si muove come uno spettro fastidioso alla ricerca di un nuovo assetto della propria esistenza. L’aspetto visivo del film, caratterizzato dalla scelta tecnica di girare utilizzando il formato di pellicola Super 16 millimetri, contribuisce con efficacia a trasmettere questa sensazione. La resa finale dona un aspetto grezzo e granuloso alle immagini, mentre la macchina da presa comunica un senso di asfissia pedinando i personaggi costretti a vivere in ambienti lugubri.
Simón Mesa Soto non rinuncia però alla speranza, seppur flebile ed evanescente. Il grigiore e la cupezza di Medellin lasciano spazio in pochi ma preziosi frangenti al calore della luce del Sole e a sferzate di umorismo nero che compensano l’ombrosità del quotidiano con un respiro profondamente umano. Un poeta colpisce inevitabilmente per il coraggio di raccontare con uno sguardo disincantato la vita delle persone ai margini e al contempo l’odierna marginalità dell’arte attraverso la poesia.
| TITOLO | Un poeta |
| REGIA | Simón Mesa Soto |
| ATTORI | Ubeimar Rios, Rebeca Andrade, Guillermo Cardona, Alisson Correa, Humberto Restrepo, Margarita Soto |
| USCITA | 26 marzo 2026 |
| DISTRIBUZIONE | Cineclub Internazionale |
3 stelle e mezza

























