Tutti in piedi, recensione: una commedia audace, divertente e politicamente scorretta

Tutti in piedi è un’opera originale, prova di come i francesi sfruttino un genere comune come la commedia per farsi carico di problemi forti e contemporanei, attraverso una vena comica e audace.

Un bizzarro malinteso

Sinossi: Jocelyn (Franck Dubosc) è un uomo d’affari di successo, un inguaribile seduttore e un bugiardo incallito. Un giorno, a causa di un malinteso, viene scambiato per disabile dalla vicina di casa della defunta madre, la giovane e sexy Julie. Per conquistarla, Jocelyn decide di approfittare del fraintendimento e l’equivoco, che inizialmente sembra essere solo un gioco divertente, diventa complicato quando Julie gli presenta sua sorella Florence (Alexandra Lamy) che, costretta su una sedia a rotelle a seguito di un incidente stradale, non ha perso la voglia di vivere a pieno e sembra abbattere qualsiasi barriera col suo irresistibile sorriso. È allora che, in bilico sull’esile filo di una insostenibile bugia, Jocelyn inventa una doppia vita: una in piedi e una sulla sedia a rotelle.

Politicamente scorretto

Già dai tempi di Quasi Amici i film francesi hanno dimostrato l’abilità nel saper gestire una commedia sensibile, divertente e politicamente scorretta come Tutti in piedi. È attraverso questa delicata attenzione nell’attraversare con un sorriso e una risata territori minati, evitati da chiunque: (disabilità, disoccupazione, immigrazione) che Frank Dubosc, attore, produttore e regista costruisce una storia solida ed efficace che diverte ma fa riflettere. In quest’ottica allora è così che tutti i tabù sociali vengono sfidati con un’energia che supera barriere, convenzioni e ipocrisie sociali.

Tanti ruoli per Frank Dubosc

Con estrema abilità  Frank Dubosc produce, scrive, dirige e interpreta un film a cui ha donato tutto se stesso, risultando abile non solo nella recitazione ma anche nella scrittura e la messa in scena della vicenda. Tutti in piedi è un film costruito su archi narrativi stabili, dove attraverso turning-point di rottura i personaggi imparano, maturando anche il loro corrispettivo amore e fanno i conti con loro stessi, superando limiti e paure. Frank Dubosc è stato capace di sfruttare la situazione inaspettata di Jocelyn  e l’handicap di Florence per costruire una storia giocata sui contrasti: lui è un don giovanni  imbroglione e incallito che vende scarpe sportive, lei nonostante la sedia a rotelle è una forza della natura, gioca a tennis, gira il mondo con un’orchestra e ha tanta voglia di vivere al punto tale da trascinare Jocelyn in una spirale di avventure, che tra gag e situazioni esilaranti lo porteranno a scoprire un amore vero in tutta la sua semplicità.

Jocelyn (Frank Dubosc) e Florence (Alexandra Lamy).

Tutti possono rialzarsi

Ognuno può lottare per risollevarsi dai suoi problemi, come fanno i protagonisti di Tutti in piedi, “chi è condannato a rimanere seduto ci appare diverso da noi ma in realtà non lo è. Dobbiamo interessarci alle persone per come sono dentro, tutti possiamo sollevarci, se lo desideriamo.” Queste sono le parole di Frank Dubosc che ha voluto imprimere un messaggio forte in una commedia a volte estrema che si fa carico di problematiche importanti senza cadere in pietismi e moralismi. La maestria tecnica inoltre ha reso il film visivamente piacevole, dominano spazi di colori, la luce è piacevolmente in armonia con gli ambienti e dona un senso di calore e familiarità anche verso i personaggi, dolcemente trascinati dagli imprevisti del destino.

Tutti in piedi e uscito nelle sale il 27 settembre, diretto, sceneggiato, interpretato e prodotto da Frank Dubosc, con Alexandra Lamy, Gerard Darmon, Elza Zylberstein. Distribuito da Vision Distribution.

VOTO:

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