Troppa grazia, il comico-religioso di Alba Rohrwacher: recensione

Troppa grazia - Hadas Yaron e Alba Rohrwacher

Troppa grazia, il nuovo film di Gianni Zanasi con Alba Rohrwacher e Elio Germano, sarà al cinema dal 22 novembre. Una storia eccentrica e comica, che porta lo spettatore alla riflessione calando lo stra-ordinario nell’ordinario.

Una commedia religiosa

«Sono venuta solo per te» «Dio, che sfiga!»: sono le due battute che possono riassumere tutto il significato di Troppa grazia, il film di Gianni Zanasi che sarà nelle sale dal 22 novembre. Un racconto in cui si esplora la «capacità di credere ancora, nonostante il nostro non essere più bambini», usando le parole dello stesso Zanasi; grazie alla performance di Alba Rohrwacher (Lazzaro felice), affiancata da Elio Germano (Il giovane favoloso), Giuseppe Battison (Perfetti sconosciuti) e Carlotta Natoli (Mi chiamo Maya), è portata sullo schermo una sorta di commedia religiosa, che però non è un film a tema religioso o sulla capacità di credere in Dio. Il ruolo della Vergine Maria, affidato a Hadas Yaron (La felicità è un sistema complesso) è solo un espediente per un’analisi introspettiva della protagonista, Lucia, nonché elemento d’aggancio per l’altro tema del film: la salvaguardia del territorio e dell’ambiente, che scatena il dilemma civico e morale.

Troppa grazia - Alba Rohrwacher e Elio Germano
Alba Rohrwacher e Elio Germano

L’incontro scaturisce dalla coscienza di Lucia

Lucia (Alba Rohrwacher) è una geometra che vive da sola con sua figlia Rosa. Mentre cerca di gestire diverse difficoltà, sia di tipo economico che sentimentale (la sua relazione con Arturo – Elio Germano), il Comune le affida un controllo su un terreno scelto per costruire una grande opera architettonica. Lucia, però, grazie al suo essere puntigliosa nota che nelle mappe qualcosa non va: ma per paura di perdere il lavoro non dice nulla, anzi, firma le carte necessarie. Tuttavia – forse propio a causa del suo sentirsi la coscienza sporca –, ha iniziato ad avere delle particolari apparizioni. Sul campo aveva visto una ragazza, apparentemente una profuga, che le si ripresenta in mezzo alla strada e in casa, rivelandole di essere «la madre di Dio». Il suo messaggio è chiaro: «Vai dagli uomini e dì loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa».

Lucia e Maria: uno scontro continuo

Il dialogo che inizia tra Lucia e la Madonna non è affatto facile: introducendo i toni della commedia, sono create due donne incredibilmente determinate e testarde, che arrivano spesso allo scontro, anche fisico. «Vedo la Madonna: ci chiacchiero, ci litigo», dice Lucia, che vorrebbe soltanto liberarsi della presenza metafisica che la spinge a fare i conti con le sue scelte lavorative – e quindi solleva il dramma morale. Zanasi dice: «Volevo osservare il momento in cui la nostra vita sfiora il mistero, immobile e potente, contrapposto alla confusione e alla friabilità della quotidiano. Le domande profonde che sentiamo, le risposte scomposte e improvvisate che diamo e ancora di più quelle che evitiamo. La verità e la menzogna, insomma. […] Ciò che ci affascina della Madonna, al di là dell’iconografia tradizionale, penso sia l’intransigenza. Uno sguardo che ha una nettezza d’altri tempi, e che dice a un presente tutto dedito ai compromessi “tu non sei tutto”. Una Madonna che si fa portatrice di un implacabile e scomodissimo richiamo etico ed esistenziale».

Un modello per lo spettatore e per chi le è intorno

Tra commedia e riflessione, Alba Rohrwacher porta sullo schermo un personaggio che è poi modello da seguire. Da sola con la sua diligenza, Lucia non riesce a passare oltre i suoi complessi morali: la particolarità della storia è che non è svelato direttamente se la visione celestiale sia vera o sia solo un campanello d’allarme fatto scattare dall’inconscio di Lucia. In ogni caso, grazie a questo conflitto, la sua determinazione affiora sempre di più, tanto da coinvolgere anche chi le è vicino, come Arturo, il cui ruolo diventa sempre più centrale nella storia, nel suo incontro e scontro con la protagonista.

Troppa grazia - Alba Rohrwacher
Alba Rohrwacher interpreta Lucia

“Troppa” grazia

«Se […] arrivasse di nuovo Gesù, povero, scalzo, si troverebbe a predicare su un barcone e da migrante neppure lo farebbero sbarcare», dice Elio Germano all’ANSA. E se arrivasse la Madonna «si renderebbe presto conto  che non sono questi i tempi per starla a sentire, tutti indaffarati noi poveretti a far quadrare le cose di una società in profonda crisi». Le parole di Germano racchiudono un po’ il significato stesso del titolo: Troppa grazia, nel senso che è in eccesso rispetto a quanto la società si può permettere, troppa perché richiede troppa presa di coscienza, pretende troppa ingerenza nella vita personale.

Il religioso che diventa messaggio civile

Con un copione eccentrico al punto giusto, che si concentra molto sullo sviluppo della storia (anche se tende al finale affrettato) – seppur inserendo alcune scene poco studiate – Troppa grazia è il film vincitore a Cannes come miglior film europeo e sarà nelle sale dal 22 novembre, distribuito da BiM. Un viaggio nello stra-ordinario che si cala nell’ordinario, dove lo spirituale diventa metafora del senso civile e la critica al contemporaneo è accompagnata da giochi luce su paesaggi sconfinati.  Il tutto condito dalla comicità surrealistica della situazione spiazzante: una ricetta che si preannuncia vincente.

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