Totem – Il mio sole, recensione: il Messico nomina agli Oscar un racconto su morte e famiglia

Totem - Il mio sole - Naíma Sentíes
Totem - Il mio sole - Naíma Sentíes

La nostra recensione di Totem – Il mio sole, l’opera seconda della messicana Lila Avilés presentata a Berlino 2023 ed entrata nella shortlist degli Oscar 2024: un racconto di grande intimità e calore sui legami famigliari che possono fronteggiare tutto, anche la morte

Pur non essendo riuscito ad entrare nella cinquina degli Oscar 2024 dei miglior film stranieri, Totem – Il mio sole rappresenta un felice tentativo di rinnovamento della cinematografia messicana ripartendo proprio dalle sue stesse radici. L’opera seconda della regista Lila Avilés si confonde infatti tra le tradizioni del mito e quelle famigliari, quindi tra impercettibile e percettibile, tra ciò che resta ancorato al sogno e ciò che è tangibile, reale. Reale come la morte ma anche come la famiglia stessa, e soprattutto come il bellissimo rapporto padre-figlia che Naíma Sentíes e Mateo García Elizondo raccontano con due interpretazioni incredibilmente delicate e potenti, dopo un inizio troppo ovattato.

Totem - Il mio sole - Mateo García Elizondo e Marisol Gasé
Totem – Il mio sole – Mateo García Elizondo e Marisol Gasé

Festa di famiglia

Sol (Naíma Sentíes), sette anni, viene accompagnata dalla mamma Alejandra (Marisol Gasé) nella grande casa del nonno, per aiutare le zie e i cugini a organizzare la festa di compleanno a sorpresa per l’amato papà, un giovane pittore malato di nome Tona (Mateo García Elizondo). Lentamente un’atmosfera strana e caotica prende il sopravvento, e l’arrivo dei numerosi amici e parenti mette a dura prova i legami che tengono unita la famiglia. In Sol cresce l’impaziente attesa per la celebrazione del compleanno del papà, per il quale lei e la madre hanno in serbo un regalo speciale, ma nell’attesa che quest’ultimo arrivi Sol capirà a poco a poco che il suo mondo sta per cambiare radicalmente.

Totem - Il mio sole - Naíma Sentíes
Totem – Il mio sole – Naíma Sentíes

L’intimità del dolore

Non c’è niente di più difficile della rappresentazione del dolore, che sia sul grande schermo, in un romanzo o in qualsiasi altra espressione artistica. Di solito si tende ad enfatizzarlo, ad urlarlo quasi, altre volte invece espresso tramite simbolismi o metafore, mentre sono poche le volte in quel dolore viene veicolato in maniera totalmente passiva, tutto di sottrazione o di sguardi affettati e sfuggenti. Se poi pensiamo al dolore di un bambino tutto si fa più complesso, le emozioni diventano più scivolose e meno marcate in un certo senso. Totem – Il mio sole della messicana Lila Avilés sceglie proprio questa strada percorrendola fino in fondo, nonostante lo sviluppo diegetico possa far pensare ad un qualcosa di più esplodente.

Parte proprio dai mezzi respiri della propria bravissima protagonista, Naíma Sentíes, il nuovo film della Avilés e per la prima ora (quindi oltre il primo atto) si mantiene in uno stato preparatorio continuo. È sicuramente il segmento narrativo più difficile e respingente, poiché tutto sembra tendere verso un collasso imminente che però non arriva, vediamo i preparativi della festa, iniziamo a intuire quali potrebbero essere i possibili conflitti famigliari che verranno esplorati in seguito, ci viene fatto intendere che c’è qualcosa che non va nello stato di salute del padre Tona. Tutto questo raccontato con grande senso dell’intimità, con una macchina a a spalla che si appoggia ai volti e alle espressioni.

Totem – Il mio sole nero esplora quindi una dimensione dolorifica attraverso le azioni e le reazioni dei suoi stessi personaggi, senza però che possano esplodere ancora. Il calore e la temperatura emotiva si alzano, viene intessuta una vera e propria impalcatura dialogica fittissima mentre man mano tutte le relazioni si intrecciano, il mondo della famiglia di Sol si espande e pezzi di un passato lontano ma non troppo cominciano ad affacciarsi su un presente instabile e su un futuro incerto.

Totem - Il mio sole - Mateo Garcìa Elisondo e Naíma Sentíes
Totem – Il mio sole – Mateo Garcìa Elisondo e Naíma Sentíes

Vita e morte

In Totem – Il mio sole si respira però un’aria di morte costante che attanaglia Tona ma soprattutto Sol, costretta a guardare il suo adorato padre marcire lentamente, decomporsi anche nello spirito, diventare lunatico e incostante, perfino freddo. Certo, anche gli altri famigliari devono confrontarsi con la morte di Tona ma è ovvio che il macigno più grande cada proprio sulla piccola e incolpevole figlia. Mateo Garcìa Elisondo e Naíma Sentíes hanno una chimica meravigliosa, le loro scene assieme sono in assoluto le più toccanti e incisive ed il finale sublima un rapporto costruito sui non detti, sul silenzio e sull’attesa di un evento terribile che non può essere arrestato.

Ed è proprio nel terzo atto che l’opera seconda della Avilés concede finalmente allo spettatore un meritato pay-off emotivo, anche se come si può capire la scelta di un approccio intimista e discreto evita che il film sfoci nel melodramma più patetico mantenendone dignità ed efficacia. In fondo è proprio l’amore tra Tona e Sol il fulcro di un sentimento che lega tutta la famiglia e che è sia una benedizione che una maledizione, anche quando qualcosa in quel legame si rompe perché la vita è più grande, e decide sempre lei.

TITOLO Totem – Il mio sole
REGIA Lila Avilés
ATTORI Naíma Sentíes, Montserrat Manon, Marisol Gasé, Saori Gurza, Mateo García Elizondo, Tresita Sanchez, Juan Francisco Maldonado
USCITA 7 marzo 2024
DISTRIBUZIONE Officine Ubu

 

VOTO:

Tre stelle

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