La nostra recensione di Tienimi presente, folgorante esordio alla regia di Alberto Palmiero: un film meta-cinematografico che si muove tra finzione e documentario, rivolto a tutti i giovani che sognano di vivere della Settima Arte
Diretto, sceneggiato e interpretato da Alberto Palmiero, Tienimi presente è il suo primo lungometraggio, vincitore del premio per la Miglior opera prima alla Festa del Cinema di Roma e pronto a uscire nelle sale dal 26 febbraio. Un esordio malinconico e dolce, che mostra le difficoltà di un giovane che ha come unico scopo e sogno nella vita quello di fare cinema e vivere di esso. Una piccola storia personale che si fa grande diventando lo specchio di una generazione.

Senza un posto nel mondo
“Stare bene così senza un posto nel mondo”. Queste parole, cantate da Marracash, appaiono come un sussurro speranzoso. Lo stesso di Alberto, giovane regista disilluso della provincia di Caserta che vive a Roma nella speranza di poter realizzare il suo primo film. Un sogno che sembra infrangersi quando, dopo aver presentato un proprio progetto a un gruppo di produttori e aver atteso per mesi la risposta di uno di loro, Alberto decide di tornare a casa dai genitori convinto che il cinema non abbia più niente da offrirgli.
La vita nella Capitale si è infatti rivelata più solitaria e difficile del previsto, senza veri legami e qualcuno che gli stesse vicino. La provincia, invece, con i suoi ritmi lenti e qualche partita a carte con gli amici di una vita, appare ben più accogliente e conciliante. Muovendosi per le strade del paese al fianco di vecchie e nuove conoscenze, Alberto ritrova una serenità che aveva perduto, anche se i dubbi e i sogni riaffiorano in continuazione insieme a una domanda che lo tormenta: “Cosa stai facendo della tua vita?”

Inseguire un sogno
La vita del protagonista è quella di tanti giovani aspiranti registi: procede a singhiozzi, senza nessuna certezza, mossa solamente da un piccolo grande sogno che appare un miraggio. Alberto attende la risposta di un produttore o quella di un casting di una serie televisiva (che si scoprirà essere Portobello, il nuovo progetto di Marco Bellocchio) con speranza, ma anche con una triste consapevolezza che racchiude il tutto in una semplice mail, in un “clic” che potrebbe cambiare per sempre la sua vita: il resto è un grandissimo “non lo so”, un perenne senso di inadeguatezza che si accompagna sempre alle domande che gli vengono poste riguardo al suo futuro.
Il protagonista-regista dà voce alle sensazioni provate da molti giovani che, come lui, sognano di vivere della loro passione, quella per il cinema, in un momento storico come quello attuale. Questo ragazzo vicino ai trent’anni è la fotografia di una generazione incerta, che “sguazza nella malinconia” perché incapace di godersi il presente, interrogandosi continuamente sulle scelte fatte in passato e su quelle che serviranno per rendere “concreto” il proprio futuro.
“Nella vita c’è bisogno di concretezza”, infatti, è il mantra ripetuto dai genitori di Alberto, che altro non fanno che alimentare il suo senso di smarrimento proponendogli di partecipare a concorsi pubblici per un “posto fisso”. Ma se nella vita c’è bisogno di concretezza significa che dobbiamo abbandonare i nostri sogni perché apparentemente troppo più grandi di noi?

Tra finzione e documentario
Tienimi presente appare come un fulmine che trafigge il cielo di una sera invernale. Una scintilla che illumina il buio e si fa ammirare in mezzo a tanto cinema “veloce” e dominato solo dai grandi nomi (come sottolineato anche nella pellicola). Un film scarno, girato con un budget limitato ma grande sapienza, che riflette le inquietudini di chi sente sulle spalle il peso di essere “in ritardo” rispetto ai coetanei e di non aver soddisfatto le aspettative di se stesso e dei propri cari.
Il grande pregio del film sta nella capacità di Palmiero di mescolare documentario e finzione all’interno di un racconto che, pur seguendo una sceneggiatura scritta, conserva un forte attaccamento alla vita del regista, visto che molte delle situazioni mostrate sono rielaborazioni di episodi a lui realmente accaduti. A rafforzare il senso di realismo è anche il lavoro fatto da Lorenzo Mancini e Vincenzo Pezone alla fotografia: la macchina da presa, muovendosi insieme ad Alberto dai momenti più intimi a quelli più caotici (come la Pasqua in piazza o la festa per lo scudetto del Napoli) restituisce un protagonista in costante dialogo con gli ambienti intorno a lui, che riflettono e contrastano il suo stato d’animo.
Una contaminazione tra finzione e reale che non può non ricordare il primo cinema di Nanni Moretti (in cui la forte componente soggettiva guida il racconto), ma che rimanda anche ad alcune influenze di un certo cinema degli anni Sessanta capace, attraverso la sua poetica dolceamara, di costruire dei ritratti sociali e generazionali (i discorsi dei genitori di Alberto sembrano usciti da Il posto di Ermanno Olmi). Il risultato finale è uno sguardo soggettivo e documentaristico che trasmette un forte senso di verità e sensibilità alla vicenda, trasformando un momento di smarrimento personale-artistico del regista in una materia filmica che appare già unica nel suo genere.

Un esordio che lascia ben sperare
Tienimi presente è un’opera che farà parlare di sé soprattutto per la capacità di costruire, attraverso una storia intima e personale, un ritratto sincero e per nulla patetico del disorientamento giovanile contemporaneo. Un film costruito per dettagli minimali, per messaggi subliminali presenti qua e là nel quadro (come il “rialzati” presente sul cartello dell’attraversamento pedonale) rivolti direttamente allo spettatore per superare il classico linguaggio documentario e che, al tempo stesso, sottolinea il grande lavoro fatto in sceneggiatura da Palmiero e Davide De Rosa.
Nella sua unicità, il film si iscrive alla nuova scia di cinema “giovane” italiano che ha iniziato a spostare il proprio sguardo dalle città alle province, andando in direzione opposta rispetto alla gentrificazione che sta modificando il tessuto urbano del Paese. Lampante è il pensiero a Le città di pianura, film con cui condivide la scelta di utilizzare la provincia come personaggio in grado di esprimere il senso di immobilità e di ricerca identitaria da parte del protagonista.
Premiato alla Festa del Cinema di Roma come la migliore opera prima, l’esordio di Alberto Palmiero fa ben sperare in un cinema che intende ri-avvicinarsi a uno sguardo neorealista (alcuni attori sono non professionisti e alcune scene girate tra la gente comune) per raccontare la realtà contemporanea, discostandosi dal perbenismo di un certo cinema italiano e di una società che esalta solo chi “ce la fa”. Tienimi presente, invece, si presenta come un richiamo a considerare tutte le persone che sono costrette a lottare per inseguire il proprio sogno. Un invito a “tenere presente”, appunto, chi cerca il proprio posto nel mondo scontrandosi con tutte le difficoltà del caso.
| TITOLO | Tienimi presente |
| REGIA | Alberto Palmiero |
| ATTORI | Alberto Palmiero, Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes, Elena Fattore, Carlo Maria Palmiero |
| USCITA | 26 febbraio 2026 |
| DISTRIBUZIONE | Fandango |
4 stelle























