They, recensione: un film che preferisce le immagini alle parole

They, recensione: un film che preferisce le immagini alle parole

They è la storia di un bambino incerto sulla propria sessualità che prova a capire se desidera diventare uomo o donna: tra metafore floreali e silenzi espressivi, la sua adolescenza assume tratti di grande drammaticità.

 Una vita da uomo o da donna?

J (interpretato dal giovane e intenso Rhys Fehrenbacher) è un adolescente alle prese con la decisione più importante della sua vita: vuole essere uomo o donna? Incerto sulla propria sessualità, è messo alle strette dall’ospedale che lo sta seguendo e che lo sta aiutando a leggersi dentro. I dubbi legati all’adolescenza, un periodo difficile e transitorio per qualunque bambino, non è però d’aiuto. Accanto a lui c’è una sorella sensibile ma distante (Nicole Coffineau), di passaggio insieme al fidanzato (Koohyar Hosseini), e una serra che diventa la metafora del microcosmo che fino a quel punto ha protetto J.

Lui o lei: They

Il titolo della pellicola rappresenta il modo in cui viene chiamato J: la sua famiglia, per permettergli di decidere quale strada intraprendere, ha optato per un neutro. They, appunto. Chiamarlo in questo modo dà l’impressione di rispettare la sua incertezza senza operare alcuna pressione. Si tratta di una transizione, un momento passeggero ma cruciale, e J ha la fortuna di essere lasciato  libero. L’apertura mentale della famiglia, tuttavia, deve fare i conti con la natura: protrarre il trattamento che ritarda lo sviluppo di J e che gli ha concesso più tempo potrebbe portare danni permanenti al suo corpo. È da questo aut aut che nasce il fulcro della pellicola: J non può più essere They, deve scegliere se essere lui o lei.

They: J (Rhys Fehrenbacher) prova ad indossare un abito femminile
J (Rhys Fehrenbacher) prova ad indossare un abito femminile

Immagini più che parole

Uno degli aspetti più ammirevoli di They è l’importanza delle immagini. La regista Anahita Ghazvinadeh ha adottato dei tratti leggeri e per esprimere l’interiorità di questo adolescente confuso ha scelto una serie di metafore visive eleganti ma al tempo stesso pragmatiche. La più evidente è quella della serra. J ha una passione per i fiori e si rifugia spesso nella serra di casa. Lì i fiori e la terra esprimono il rapporto con la natura, l’incomunicabilità, l’intimità di una scelta talmente personale da lasciare fuori il resto del mondo. Per la Ghazvinadeh non si tratta del primo tentativo di questo tipo: il cortometraggio Needle (2013) mostrava già un profondo interesse per la ricerca della propria identità e arrivare al lungometraggio They ne diviene l’evoluzione più matura e naturale.

Il rapporto con il mondo

J non è certo destinato ad essere il ragazzo più popolare della sua scuola. Con fare incerto e senza malizia subisce allontanamenti, critiche, giudizi e a volte persino percosse da parte dei suoi coetanei. Com’è difficile per lui accettarsi, lo è anche (e soprattutto) per gli altri. La dolcezza del ragazzo sta anche nel non rendersi conto dei torti, dell’imbarazzo e delle piccole discriminazioni che ricadono inevitabilmente su di lui. Lo spettatore però se ne accorge ed empatizza con questo piccolo ragazzo nato probabilmente nel corpo sbagliato ma col cuore più giusto che mai.

They è una produzione divisa tra Stati Uniti e Qatar, presentato a Cannes 2017 e poi fuori concorso anche a Torino. Distribuito da Lab 80 Film, arriva nelle sale italiane il 15 maggio 2018.

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