The Place, la recensione: film corale in cui manca la scintilla

The Place recensione

The Place, nuovo film di Paolo Genovese, raccoglie gli attori più stimati del cinema italiano ma nella storia manca quel quid che aveva reso un successo il suo Perfetti Sconosciuti.

In scena i demoni della gente

Un uomo misterioso, quasi un demone (Valerio Mastandrea), siede ogni giorno allo stesso tavolo e ascolta i desideri dei suoi visitatori. Per esaudirli, chiede loro di portare a termine un compito. Nulla di semplice, ovviamente. Si può trattare di uccidere una bambina, distruggere una coppia, fare una rapina, rimanere incinta o persino mettere una bomba in un bar. Otto “clienti” si alternano nel bar, The Place. C’è chi vorrebbe essere più bella, che vuole sentire la voce di Dio, chi chiede la guarigione di un marito malato di Alzheimer o di un figlio col tumore. Ma sono davvero disposti a tutto pur di perseguire i propri scopi?

Dramma corale

Il cast cui ha ricorso il regista e sceneggiatore Paolo Genovese abbraccia i nomi più noti e apprezzati del cinema italiano: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Vittoria Puccini, Vinicio Marchioni, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher, Silvia D’Amico, Alessandro Borghi e Giulia Lazzarini. Le loro interpretazioni rappresentano la maggiore qualità della pellicola. La vicenda si svolge sempre nello stesso luogo, allo stesso tavolo, attraverso fitti dialoghi. Nulla accade davanti all’occhio dello spettatore, tutto viene raccontato: caratteristica affascinante, che carica il cast di una responsabilità in più. Depurato da qualsiasi effetto speciale o ambientazione, i personaggi restano l’unica ricchezza ed esaltano il talento degli interpreti.

The Place recensione
The Place: la locandina del film

Italiani senza scrupoli?

Da rimarcare positivamente il rapporto che si instaura tra Mastandrea e la cameriera del The Place, interpretata da una deliziosa Sabrina Ferilli. Lontana dai soliti ruoli e senza chiamare in causa né la bellezza né la romanità, la Ferilli offre al pubblico un’ottima performance. Cercando tuttavia di tirare le conclusioni, lo spettatore rischia di rimanere deluso. Le storie raccontate dagli otto avventori partono da vissuti vicini alla realtà ma poi finiscono con l’arrivare ad un piano surreale che lascia perplessi. Il motivo è da ricercare nella domanda posta dal film: fino a dove si è disposti a spingersi per realizzare i propri desideri? L’introspezione tuttavia è troppo superficiale per poter davvero lasciare il segno.

Genialità solo sfiorata

Il successo di Perfetti Sconosciuti ha caricato di aspettative l’arrivo di The Place. La coralità del primo film è richiamata nel secondo, ma questo rappresenta l’unico punto di contatto tra le due pellicole. Se nel primo caso si trattava di una commedia brillante e divertente, nel secondo lo spettatore si trova di fronte ad un genere quasi drammatico. Ovviamente non è qui che nasce la delusione. La svolta di Perfetti Sconosciuti è rappresentata dal colpo di scena finale, tentato anche in The Place pur senza bissarne la forza e l’incisività. Insomma, manca quel quid che inevitabilmente ci si aspettava. Stesso discorso per il ritmo: serrato sì, ma a tratti forzato e poco scorrevole.

The Place (qui la pagina Facebook ufficiale), film di chiusura della Festa del Cinema di Roma, arriva nelle sale il 9 novembre prodotto e distribuito da Medusa Film.

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