The OOZ di King Krule: la recensione

King Krule - The OOZ

Due anni dopo l’ottimo A New Place 2 Drown, il cantautore inglese King Krule torna con The OOZ, regalandoci uno dei dischi dell’anno.

Un ritorno atteso

In un’annata in cui pochi sono stati i dischi davvero importanti, ritorna improvvisamente un ragazzo inglese di 23 anni che fa sul serio (dopo l’ottimo A New Place 2 Drown). King Krule, è uno che la musica la introietta secondo i propri scopi e ne dà una personale cifra con tonalità cupe, oniriche e oppiacee. Jazz, post-Punk, trip-hop, elettronica e tanto altro sono contaminati in maniera così poco ordinaria che The OOZ, pur non essendo un album immediatamente fruibile, si fissa inevitabilmente al centro degli ascolti e proietta il suo altrove sonoro come un lungo flusso di esperienze nuove ma anche familiari.

King Krule
King Krule

Incroci sonori

La voce aspra di King Krule si adegua alle cadenze ora ipnotiche, ora trascinanti di questi 19 brani senza tempi morti e dove il talento del giovane autore inglese, è più consapevole nel tradurre atmosfere che creano i giusti contrasti, a partire dalla poesia di strada di Biscuit town. Il singolo Dum surfer, sghembo e superbo, è una sorta di jazz geneticamente modificato che non sarebbe dispiaciuto all’ultima versione di David Bowie, come il dolce e disteso limbo di Czech one è dimostrazione di classe autentica; la quale The OOZ ribadisce nel viaggio che alterna fra le inquietudini represse di The locomotive Slush puppy, l’esotico dormiveglia di Logos, la decadente Lonely blue, l’ambient/jazz di The cadet leaps e via dicendo.

Scrivere sterilmente di ogni brano non rende bene l’idea, ma potete fidarvi se dico che il giovane King Krule ha realizzato uno degli album più interessanti (e sorprendenti) dell’anno.

The OOZ, nuovo album di King Krule, è uscito il 13 ottobre 2017 per l’etichetta discografica True Panther Sounds.

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