The Old Oak, recensione: Ken Loach continua a raccontare la speranza ai margini della società

The Old Oak - Dave Turner
The Old Oak - Dave Turner

La nostra recensione di The Old Oak, il nuovo attesissimo film del grande maestro inglese Ken Loach in concorso allo scorso Festival di Cannes: ancora una volta un racconto di straordinaria umanità e forza espressiva che deflagrano dallo schermo in nome della speranza

Da Cannes è uscito purtroppo a mani vuote (qui la conferenza), ma The Old Oak promette ai tanti estimatori del cinema di Ken Loach un’esperienza intensa, calorosa e perfino commovente. Sì, perché l’ultimo lavoro del cineasta inglese (speriamo non in assoluto) è uno sguardo di grande lucidità e umanità su un tema complesso come quello dell’integrazione e dell’accettazione dei migranti, ma forse più in generale di chiunque sia lontano dalla nostra scala di valori e dal nostro mondo di riferimento. Nonostante questo Loach continua anche la sua denuncia ferma delle disparità socioeconomiche, il racconto degli ultimi e degli emarginati e soprattutto del valore della speranza.

Un pub che è come casa

The Old Oak è un posto speciale. Non è solo l’ultimo pub rimasto, è anche l’unico luogo pubblico in cui la gente può incontrarsi in quella che un tempo era una fiorente località mineraria e che oggi attraversa momenti molto duri, dopo 30 anni di declino ininterrotto. Il proprietario TJ Ballantyne (Dave Turner) riesce a mantenerlo a stento, e la situazione si fa ancora più precaria quando il pub diventa territorio conteso dopo l’arrivo di alcuni rifugiati siriani in fuga dalla guerra. Stabilendo un’improbabile amicizia, TJ si lega ad una giovane siriana, Yara (Ebla Mari), per cercare di trovare un punto di contatto tra due comunità così agli antipodi.

The Old Oak - Ebla Mari
The Old Oak – Ebla Mari

L’importanza dell’umanità

Se c’è un fil rouge che accomuna gli oltre cinquant’anni di carriera di Ken Loach quel filo è il racconto dell’essere umano, senza filtri, senza ideologie e soprattutto senza dietrologie. Perché al maestro britannico interessa davvero un cinema che rimetta l’uomo (e la donna) al centro di tutto, che non abbia paura di essere scomodo o di suggerire dei valori universali come quelli dell’amore, del rispetto reciproco e dell’accettazione. Ora, a chi non ha dimestichezza con l’opera di Loach potrebbe sembrare un racconto sviolinato e melenso da film Hallmark in cui tutti urlano “volemose bene” di fronte ad una cinepresa, con una colonna sonora piaciona e una luce smarmellata. Per fortuna non è così.

The Old Oak è invece un film rigorosissimo ed elegante, di grande compostezza sia formale che narrativa che non sfrutta mai biecamente il dolore dei propri personaggi, bensì li accompagna per mano nella propria evoluzione. Una pellicola che lavora sulla ricerca di una speranza sempre presente, anche quando ci sono coloro che si oppongono all’integrazione per paura o per pregiudizio, e che viene plasmata attraverso gli sguardi, i movimenti delle mani, le espressioni dei volti dei migranti che raccontano dubbi, paure, piccole gioie, ma anche sogni strappati via e che aspettano una nuova casa e una nuova vita per essere finalmente realizzati.

The Old Oak - Ebla Mari
The Old Oak – Ebla Mari

Le piccole cose

Sono i dettagli quelli che contano in un’opera così intima come questa, e forse mai come in The Old Oak Ken Loach ha raccontato un micro-universo in maniera così efficace proprio attraverso le piccole cose. La lettera dell’insegna del pub che non vuole proprio saperne di stare su, i tanti cartelli con gli annunci immobiliari, la muffa sulle pareti e le tubature che improvvisamente cedono raccontano una cittadina allo sfacelo, sull’orlo del baratro e incapace di rinnovarsi. Tutta colpa di una povertà diffusa, di un sistema sociale che non funziona perché lascia i poveri e gli ultimi all’angolo dimenticandoli dietro vane promesse elettorali, perché ha disilluso le aspettative.

L’incontro/scontro tra migranti e locals diventa quindi una guerra nella guerra, un conflitto in cui non ci sono vincitori ma solo sopravvissuti destinati comunque ad essere schiacciati prima o poi. E allora l’unica soluzione diventa quindi la condivisione, che sia di cibo attorno ad un tavolo perché solo così si può rimanere assieme uniti (il “we eat together, we stick together” che vediamo anche in una vecchia foto), ma anche di valori comuni, di solidarietà, di aiuto quando qualcuno sta messo peggio di noi. E il vero miracolo di The Old Oak sta nel tenersi lontano dalla trappola della retorica, perché Loach lancia un grido disperato e attualissimo sulla necessità di rifondazione di una comunità.

The Old Oak - Ebla Mari e Dave Turner
The Old Oak – Ebla Mari e Dave Turner

Sentirsi a casa

Nel suo ultimo (?) film Ken Loach decide di non risparmiarsi, di condensare 55 lunghi anni di cinema, di idee, di visione del mondo e di lotte in un tenero, commovente e soprattutto sincero messaggio di addio. Non è però un’opera che guarda al passato The Old Oak, bensì al futuro e del futuro ci dice una cosa molto importante: che si può e si deve ancora costruire e che il momento per farlo è proprio questo. Creando legami, sinergie, abbattendo le barriere di quel pregiudizio e di quella paura che coesistono in entrambi i mondi, restando prima di tutto esseri umani che devono cercare un contatto con altri esseri umani non così diversi da noi, dopotutto.

E se un merito un certo cinema, sì d’impegno civile ma anche e soprattutto umano, come questo ce l’ha è quello di restare etereo e levigato, legato al tempo ma anche da un certo punto di vista fuori dal tempo, sincero e mai ricattatorio. Perché è difficilissimo raccontare certi squarci della società con questo grado di precisione, di rigore ma anche di calore che si mescolano e si contaminano l’un l’altro, facendoci sentire a casa tra le poltrone di un cinema. Alla fine ci si sente più arricchiti, più commossi ma anche più felici.

 

TITOLO The Old Oak
REGIA Ken Loach
ATTORI Dave Turner, Ebla Mari, Claire Rodgerson, Trevor Fox, Chris Mc Glade, Col Tait, Jordan Louis, Chris Gotts, Joe Armstrong, Andy Dawson, Maxie Peters, Debbie Honeywood, Rob Kirtley, Chris Braxton, Lloyd Mullings, Reuben Bainbridge, Alex White
USCITA 16 novembre 2023
DISTRIBUZIONE Lucky Red

 

VOTO:

Quattro stelle

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