TFF36, Drive Me Home recensione: Vinicio Marchioni e Marco D’Amore in una poetica storia d’amicizia

 

Drive Me Home si pone come un viaggio intenso alla scoperta del lato più intimo di noi stessi, con l’amicizia profonda dei due protagonisti e l’intenso legame che li lega alla Terra da cui sono fuggiti.

Un’amicizia che lega passato e presente

Drive Me Home è la storia di un’amicizia intima e universale tra Antonio  e  Agostino, da piccoli cresciuti  insieme  in un  piccolo  paesino siciliano fino ad oggi, dove l’Europa sembra diventata essere la loro casa, Antonio (Vinicio Marchioni) si sposta tra Londra, Berlino, Bruxelles, senza una meta ben precisa, pieno di debiti dovuti alla situazione disastrata della sua proprietà in Sicilia e Agostino (Marco D’Amore) è un camionista, rinnegato dalle proprie origini, con un grande dolore alle spalle. Quando Antonio scopre che la sua casa natia, abbandonata da molto tempo sta per essere venduta all’asta decide di partire per incontrare Agostino, con l’intento di coinvolgerlo per non essere costretto a vendere quella casa alla quale sono entrambi legati così profondamente. Ma le loro vite sono cambiate, vecchi conflitti e nuove rivelazioni li accompagnano attraverso l’Europa in un viaggio sulle ruote di un tir, alla riscoperta di progetti, segreti e ricordi dimenticati.

L’Europa come terra promessa e la fuga come unica soluzione

Agostino e Antonio provano un viscerale attaccamento alla loro terra dalla quale provengono e sono fuggiti, in una realtà che non apriva possibilità di futuro, sono stati costretti ad andarsene per ricercare dentro se stessi e attraverso il viaggio la chiave della loro felicità. Entrambi prenderanno strade molto diverse che in qualche modo li faranno rincontrare e confrontare con il mondo da cui sono tanto fuggiti. L’Europa si configura come la terra promessa a cui aspirare per avere qualche possibilità di crearsi un futuro, molto spesso sacrificando la propria felicità. In una rappresentazione spaventosamente reale, la condizione da outsiders che vivono Agostino e Antonio è la normalità oggi per molti ragazze e ragazzi, incapaci di prendere in mano il loro futuro per l’inadeguatezza e l’incapacità del proprio paese di supportarli, allora sono costretti ad andarsene per fare quello che desiderano. Questa metafora sociale espressa nel film si fa carico di un messaggio motivazionale molto importante che vuole essere simbolo di forza e rinnovamento, facendo impersonare lo spettatore, nella condizione dei due protagonisti, fuggiti lontano per Vivere invece che limitarsi a Sopravvivere.

Drive Me Home – Marco D’Amore e Vinicio Marchioni

Ritorno alle origini, in uno spazio incontaminato

In Drive Me Home il viaggio compiuto dai due protagonisti su un tir, in una chiave di lettura che evade dalla storia per ricercarne il significato implicito e nascosto diventa un’occasione di confronto tra i due protagonisti e di ritorno alle origini, attraverso la pace e la bellezza della natura, configurata come un’ancestrale madre che cura e accoglie. Antonio riscoprirà il valore della sua terra attraverso il lavoro in fattoria, ricordando come da piccolo si occupava del terreno e degli animali con la madre e Agostino si ritroverà ad affrontare i demoni del passato che ancora lo perseguitano, in un dolore che non si esaurisce nel tempo, ma rimane ancora vivido nel suo cuore. La possibilità di cambiare è espressa proprio in questo condiviso dolore dovuto alla lontananza, in una prospettiva dinamica ed espressiva che non si esaurisce nella profonda ed intima amicizia che li lega ma va oltre, per ricercare nella poetica del viaggio, un’emozione da trasmettere allo spettatore.

Due grandi attori e un’intima storia da raccontare

Drive Me Home, diretto da Simone Catania è un road movie sospeso nel tempo, in un circolo surreale di accadimenti che vede i protagonisti su una borderline in cui passato e presente si mescolano irrimediabilmente. La recitazione energica di due magnifici attori, famosi anche nella serialità televisiva (Gomorra, Romanzo Criminale) dona corpo ad un film lontano dai modelli tematici di oggi che assume un discorso più internazionale, dovuto anche alla presenza della lingua inglese e fiamminga, per trovare attraverso la compenetrazione di genere sia nella narrazione che nello stile visivo, l’anima che manca a moltissimi film italiani di oggi. Nell’alternanza tra le atmosfere del nord, con le sue luci al neon nascoste nella nebbia, perpetrate nel freddo e quelle del sud Italia, tra colline sempreverdi e caldi pomeriggi d’estate, Drive Me Home vuole riflettere su passato e presente attraverso un’intima storia da raccontare, Agostino e Antonio sono due easy rider che vagano nella wilderness dei loro ricordi, verso un home-coming di speranza universale.

Drive Me Home è presentato in anteprima nella sezione Festa Mobile del 36° Torino Film Festival. Diretto da Simone Catania con Marco D’Amore e Vinicio Marchioni. Distribuito da Europictures e Picture Tree International.

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