Teatro di Roma, presentazione Stagione 2018/19 col ministro Bonisoli e Nicola Zingaretti

Presentazione della Stagione 2018/19 del Teatro di Roma, condotta dal Direttore Antonio Calbi, con gli interventi del neo Ministro Alberto Bonisoli, del vice-sindaco Luca Bergamo e del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Presentata dal Direttore Antonio Calbi la Stagione 2018/19 del Teatro di Roma, che comprende il Teatro Argentina, il Teatro India e il Teatro di Villa Torlonia. Una moltitudine di spettacoli in cartellone, con nomi prestigiosi come quello di Massimo Popolizio, con il quale è stato siglato un accordo per il prossimo triennio. In chiusura di presentazione le dichiarazioni del neo Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli (alla sua prima uscita ufficiale da ministro), del vice-sindaco di Roma, Luca Bergamo, e del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

Teatro. Le forme della verità

Teatro. Le forme della verità è il principio creativo, sociale, pluralistico su cui si fonda la Stagione 2018/2019 del Teatro di Roma – Teatro Nazionale, espressione delle molteplici identità dell’esistente e degli sconfinamenti del contemporaneo, temi cruciali della comunità civile raccontati sui palcoscenici del Teatro Argentina, Teatro India e Teatro Torlonia. Un percorso di progetti, sempre aperto e in divenire, dove il teatro è testimonianza del proprio tempo e spazio di libertà, con sguardo alla Storia, alle trasformazioni umane e alle tensioni del presente. Dopo Cantiere. Roma. Italia, Teatro. Dunque sono, Umanità in movimento, Il Teatro è Uguale per tutti, il claim della prossima stagione inaugura un nuovo ciclo dello Stabile capitolino – presieduto da Emanuele Bevilacqua da marzo 2017 e diretto da Antonio Calbi da maggio 2014, appena rinnovato fino ad aprile 2021 – in continuità con il piano di rilancio culturale e l’avvio del prossimo triennio arricchito in senso identitario, virato verso una ulteriore crescita e con molte novità.

Oggi, il Teatro di Roma diventa ancora più una “casa” plurale, in chiave inedita e dialettica, con nuove figure artistiche che affiancheranno la direzione con progetti curatoriali e formati innovativi: Massimo Popolizio, regista residente all’Argentina, cui verranno affidate tre produzioni nel triennio, per immaginare un teatro d’autore, popolare e di qualità; Lisa Ferlazzo Natoli, curatrice di un intervento creativo di tre mesi (da aprile a giugno 2019) per sperimentare ancor più India come Factory della Creazione Contemporanea, con l’alternarsi di altre due curatrici, una per ciascuna stagione del triennio; Michele Di Stefano, curatore del format sulla coreografia contemporanea con il progetto/evento triennale Grandi pianure. Così, il Teatro di Roma fa della pluralità di visioni il suo segno distintivo, per sviluppare la nuova identità “allargata” di Teatro Pubblico Plurale, un modello diffuso sul territorio che comprende, oltre all’Argentina e all’India, il Teatro Torlonia e i Teatri in Comune (Lido, Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Corsini, Globe).

Protagonista del progetto artistico è la drammaturgia contemporanea, declinata da generazioni diverse di autori, registi e artisti, in equilibrio tra tradizione e innovazione, che punta sulla valorizzazione dei talenti, in ascolto dei fermenti del territorio e degli stimoli internazionali, con uno sguardo speciale allo scenario femminile. Tre i teatri: Argentina, dove innovare nella tradizione; India, “fabbrica” polidisciplinare di creatività e aggregazione; Torlonia, stazione d’arte tutta al femminile con spazio anche alla musica e poesia. Su questi palcoscenici scorrono 15 percorsi che compongono, intrecciandosi, una Stagione lunga 11 mesi di continua attività, offerta tutti i giorni, a tutti i pubblici e con più proposte quotidiane. Il sipario si alzerà 580 volte su un cartellone di 115 proposte complessive, composto da 25 produzioni – di cui 8 nuove produzioni, 6 nuove coproduzioni e 11 riprese di cui 5 in tournée – con opere di 60 autori viventi, di cui 15 stranieri, 60 registi e circa 380 interpreti.

Teatro Argentina 2018/19 - banner

Firmano le nostre produzioni: Massimo Popolizio, fulgida carriera ronconiana e fra gli attori massimi della propria generazione, nostro regista residente, dopo il grande successo di Ragazzi di vita, si confronta con un classico di Henrik Ibsen, Un nemico del popolo, dramma dai risvolti ancora attuali alla luce della temperie del presente; Luca Zingaretti dirige The Deep Blue Sea dell’inglese Terence Rattigan costruito attorno a un personaggio femminile vittima delle sue scelte; un maestro dell’avanguardia italiana anni Settanta, protagonista della stagione delle “cantine” romane, Giancarlo Sepe sceglie Barry Lyndon, trasposizione per la scena del romanzo di William Makepeace Thackeray. L’impegno internazionale si conferma con la produzione de La Maladie de la mort dell’acclamata regista britannica Katie Mitchell, adattamento cinematografico “live” del racconto di Marguerite Duras. Nel segno della continuità produttiva, tra le compagnie e gli artisti più interessanti del panorama teatrale romano: Lisa Ferlazzo Natoli/lacasadargilla, curatrice del progetto Fondamenta per India Factory, a cui si aggiunge la produzione di When the Rain Stops Falling del drammaturgo australiano Andrew Bovell, primo approdo della regista sul palcoscenico dell’Argentina e prima assoluta italiana. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini firmano Quasi niente, creazione ispirata a Deserto rosso di Michelangelo Antonioni; ritornano i successi di Eleonora Danco, spietata voce dell’oggi ad alta tensione tra corpo e parola, con dEVERSIVO, e di Giorgina Pi/Angelo Mai, regista di raffinato intuito e maturità autoriale con Settimo Cielo di Caryl Churchill. Felice ritorno è quello di Davide Enia con L’abisso, storia di un naufragio individuale e collettivo, sugli sbarchi nel Mediterraneo. Rinnovato l’investimento sugli emergenti: Giacomo Bisordi con Sussi e Biribissi, testo dimenticato della narrativa italiana, scritto nel 1902 da Paolo Lorenzini (nipote di Carlo Collodi); e l’effervescente energia di Reparto Amleto, scritto e diretto da Lorenzo Collalti. Variegata anche la proposta che il Teatro di Roma offre nei diversi teatri d’Italia con le tournée di Ragazzi di vita, 28 Battiti, dEVERSIVO, Settimo Cielo, Reparto Amleto.

Nutrita la schiera di autori viventi, drammaturghi di fama internazionale come gli inglesi Caryl Churchill e Michael Frayn e Chris Thorpe, l’australiano Andrew Bovell; autorevoli nomi della scena come Pippo Delbono, Dario Manfredini, Marco Martinelli e Ermanna Montanari, e ancora Deflorian/Taglierini, Frosini/Timpano, Davide Enia, Ulderico Pesce, Michele Santeramo, Fabrizio Sinisi. Amplia la sezione delle drammaturghe con Lucia Calamaro, Eleonora Danco, la giovane Liv Ferracchiati; presenze internazionali con gli inglesi Declan Donnellan e Katie Mitchell, e con il portoghese Tiago Rodrigues, mentre tra i maestri più maturi: Federico Tiezzi, Toni Servillo, Mario Martone, Roberto Bacci, Massimo Popolizio, Carlo Cecchi, Federico Bruni e Elio De Capitani, Barberio Corsetti, Giancarlo Sepe, Marco Tullio Giordana, Valter Malosti, Antonio Latella, Valerio Binasco, Luca Zingaretti;  tra i registi dell’età di mezzo: Andrea Baracco, Gabriele Russo, e poi Andrea De Rosa e Jacopo Gassmann; protagoniste del teatro di regia, Emma Dante, Lucia Calamaro, Lisa Natoli, Emanuela Giordano, Giorgina Pi, Elena Arvigo. Tra gli interpreti, Umberto Orsini, Carlo Cecchi, Gianfelice Imparato, Silvio Orlando; tra le signore del palcoscenico Giuliano Lojodice, Maria Paiato, Carolina Rosi, Luisa Ranieri e la giovane Lucrezia Guidone.

Trasversale l’offerta di titoli all’Argentina: Afghanistan, affresco storico diretto da Bruni/De Capitani; Va’ pensiero di Marco Martinelli e Ermanna Montanari; Questi fantasmi! firmato da Marco Tullio Giordana; Don Giovanni secondo Valerio Binasco; La tragedia del vendicatore prima regia italiana di Donnellan; Turandot diretta da Marco Plini; Enrico IV nella versione di Carlo Cecchi; La Gioia di Pippo Delbono; le riscritture di Giulio Cesare di Fabrizio Sinisi e Tito di Michele Santeramo; Si nota all’imbrunire di Lucia Calamaro, al suo debutto all’Argentina; Toni Servillo incontra le riflessioni di Jouvet sul teatro con Elvira; ritorna il Macbettu sardo di Alessandro Serra; Dieci storie proprio così – terzo atto di Emanuela Giordano e Giulia Minoli.

All’India: quattro spettacoli dell’Accademia Silvio d’Amico firmati da Emma Dante (Studio da Le Baccanti) e Giorgio Barberio Corsetti (Tiranno Edipo!), a cui si affiancano due giovani registi Carmelo Alù (Un anno con tredici lune) e Fabio Condemi (Jakob Von Gunten); Cani, commedia musicale di Armando Pugliese per Officine Pasolini; Lo sguardo oltre il fango di Giovanni Deanna; Il giuoco delle parti, regia di Alessio Bergamo; La scortecata, riscritta da Emma Dante; Petrolio di Ulderico Pesce; Quasi una vita di Roberto Bacci; Amleto take away di Berardi/Casolari; Aminta nella rilettura di Antonio Latella; il trittico di creazioni di Liv Ferracchiati sull’identità di genere (Peter Pan guarda sotto le gonne, Stabat Mater, Un eschimese in Amazzonia); il dittico Nest di San Giovanni a Teduccio (Gli onesti della banda e 12 baci sulla bocca); Gli sposi-Romanian Tragedy di Frosini/Timpano; Racconto d’inverno di Andrea Baracco; Il giardino dei ciliegi di Kepler-452; Immacolata Concezione di Vucciria; il dittico Danio Manfredini (Luciano e Al presente); Gioie e dolori nella vita delle giraffe di Tiago Rodrigues.

A Torlonia: Dux in scatola di Daniele Timpano; La fisarmonica verde di Andrea Satta e Ulderico Pesce; Federico Tiezzi con La signorina Else; Fanny & Alexander con Storia di una amicizia da Elena Ferrante; la trilogia dedicata a Elena Arvigo; Valter Malosti con un trittico su tre donne di fine Ottocento; sulla legalità e memoria Pio La Torre di Leonardo Mancini e Se la rivoluzione d’ottobre fosse stata di maggio di Giovanni Greco; Confirmation di Chris Thorpe diretto da Jacopo Gassmann.

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