Nodo alla gola è un grande classico del genere thriller: dalla pellicola di Hitchcock alla pièce di Patrick Hamilton, la versione realizzata dallo Stabile del Giallo è affascinante e condita da atmosfere perfettamente noir.
Uccidere solo per uccidere
Due giovani dandy – probabilmente omosessuali e conviventi – uccidono un amico per il puro gusto di farlo. In casa loro però sta per cominciare una festa, così decidono di nascondere il cadavere nella cassapanca e di apparecchiarla per servire il buffet direttamente lì sopra. Una volta arrivati tutti gli ospiti, tra cui il padre della vittima, i dandy assumono due atteggiamenti diversi: uno si dimostra orgoglioso di ciò che ha fatto e sfida i suoi ospiti con un linguaggio carico di doppi sensi, con l’intento di capire se verrà scoperto oppure no. L’altro, terrorizzato e sempre più in crisi, si dà all’alcol. Tra cocktail, cibo e cocaina, la serata non può che procedere. Ma il cadavere è sempre lì sotto gli occhi di tutti, pronto ad essere scoperto.
Il fascino di un grande classico
Nodo alla gola è un grande classico del genere thriller. L’omonima pellicola diretta da Alfred Hitchcock risale al 1948, ma la pièce teatrale è precedente. Questa, a sua volta, si ispira ad un fatto di cronaca: un bambino fu ucciso nel 1924 da una coppia di giovani omosessuali. I due ricorsero al delitto per il gusto estetico di compierlo e scelsero una vittima a caso, sconvolgendo l’America per la gratuità del gesto. A distanza di decenni questa storia interessa ancora molto da un punto di vista psicologico e colpisce l’attenzione del pubblico che vorrebbe soddisfare due curiosità: cosa passa nella mente di questi assassini occasionali? Il cadavere verrà scoperto?

Atmosfera fumosa e ritmo incalzante
Con la regia di Raffaele Castria, la compagnia Stabile del Giallo mette in scena la propria versione di Nodo alla gola rispettandone soprattutto le atmosfere noir e il ritmo incalzante. Una delle particolarità della storia è quella di essere ambientata in un’unica stanza. Hitchcock addirittura utilizzò 10 piani sequenza, cercando di dare l’impressione di un’unica lunghissima inquadratura. Allo stesso modo, gli attori riescono ad affrontare situazioni e temi ben diversi – molti attinenti all’omicidio e al crimine in quanto tale – senza mai abbandonare del tutto quella cassapanca. L’oggetto è fondamentale dal punto di vista narrativo ed è posta lì, sotto l’occhio dello spettatore, con fare provocatorio.
Dialoghi serrati da personaggi perfettamente studiati
Gli attori impegnati nella pièce e riescono a restituire le caratteristiche migliori della storia grazie a scambi rapidi e puntuali. Ognuno di loro ha la fortuna di interpretare un personaggio ben definito, cui bisogna solamente dare voce. La trama resta piuttosto vicina all’originale di Hamilton, pur con alcune modifiche secondarie che nulla tolgono al suo pathos naturale. Da ammirare le interpretazioni di Pavel Zelinskiy e Paolo Romano, ai quali spetta il privilegio di interpretare i due ruoli principali. Da una parte il dandy freddo e colpevole, dall’altra un professore che in teoria accetta il delitto ma che vuole scoprire l’orrenda verità. Tra loro il confronto è serrato ed è destinato ad abbracciare una tensione crescente e, proprio per questo, magnetica.
Nodo alla gola va in scena al Teatro Ciak di Roma dal 17 ottobre al 3 novembre (qui il cartellone completo per la stagione 2019/2020). Nel cast anche Michele Degirolamo, Alberto Caneva, Giuditta Cambieri, Claudia Guidi e Riccardo Cascadan.























