La nostra recensione di Sur l’Adamant, documentario diretto da Nicolas Philibert vincitore dell’Orso d’oro alla scorsa Berlinale: un centro per il trattamento dei disturbi mentali sulle rive della Senna diventa un luogo in cui umanità, empatia e mondi diversi si abbracciano
Dopo il trionfo alla Berlinale dello scorso anno con un insperato e inatteso Orso d’oro arriva oggi in sala, per pochi giorni, Sur l’Adamant, nuovo documentario di Nicolas Philibert (Essere e avere, Ritorno in Normandia, In ogni istante). Quello che dovrebbe essere il primo capitolo di una trilogia dedicata alla salute mentale diventa un racconto caldissimo, ma mai troppo prevaricatore, su un microcosmo in cui sono la grande umanità e dignità dei suoi abitanti i protagonisti assoluti. Un cinema che non vorrebbe essere politico ma che lo diventa suo malgrado, perché non c’è niente di più politico della capacità di mostrare la realtà del dolore e della malattia mentale senza filtri o patinature.

Un’oasi sulle rive della Senna
L’Adamant è un centro diurno unico nel suo genere: è infatti costruito su un edificio galleggiante sulla sponda della Senna, in piena Parigi. Il suo scopo è quello di accogliere adulti alle prese con gravi disturbi mentali, in un ambiente di cura che struttura il tempo e lo spazio e che li aiuta a riconnettersi con il mondo, ritrovando un po’ di slancio. La squadra che lo gestisce è composta da persone che cercano, in tutti i modi possibili, di opporsi allo sfacelo e alla disumanizzazione della psichiatria. In questo viaggio saliremo a bordo dell’Adamant, per incontrare e conoscere di persona molti dei suoi pazienti e dei loro assistenti i quali, giorno dopo giorno, regalano loro una nuova speranza.

La capacità di vedere
Saper guardare è un’arte. Lo è ancor più quando non devi “semplicemente” portare in scena un mondo immaginario, ma quando quel mondo è reale e attraverso la macchina da presa devi filtrarlo senza snaturarlo, portando con sé tutta la verità che riesce a sprigionare. Ecco perché Sur l’Adamant rappresenta un lavoro di grandissima sensibilità intellettuale, prima ancora che artistica, e perché Nicolas Philibert si conferma ancora una volta un grande visionario, nel senso proprio di chi riesce a vedere. Di chi sa come vedere e cosa vedere, e soprattutto cosa far vedere attraverso una visione sempre coerente, umanissima e profondamente empatica verso il proprio oggetto.
Forse anche per questo questa sua nuova opera non ricerca mai un’imparzialità, un taglio documentaristico oggettivo, la cosiddetta giusta distanza. Qui la istanza è sempre molto vicina, attaccata ai volti, alle espressioni, alle reazioni degli appartenenti all’Adamant e soprattutto alle loro storie. I primi piani perciò abbondano, così come i dettagli, la ricerca è minuziosa e costante perché si appoggia davvero sui racconti di questi uomini e di queste donne abbandonati da una società incapace di comprenderli, di leggerli e quindi di accoglierli.

La malattia mentale
Ciò che però rende Sur l’Adamant ancora più tenero e (per certi versi) speciali è l’approccio ad un argomento complesso, quasi taboo, che è quello della malattia mentale e dei terribili disagi ad essa collegati. Per affrontarlo Philibert sceglie la chiave ludica della musica, qui presente in tanti momenti e in tante forme, ma anche della poesia, del confronto culturale, dell’evento in grado di legare storie e persone così diverse poi in realtà. Il regista francese non si tira perciò mai indietro, è sempre presente e interagisce di continuo con i suoi ragazzi e le sue ragazze, dà loro l’opportunità di esprimersi senza filtri o censure.
Ed è proprio per questo che Sur l’Adamant trascende il semplice racconto documentaristico per diventare un’esperienza umana molto forte, di grande intensità e suggestione tenendosi ben a distanza dal rischio di mistificazione, o peggio, da quello di estremizzazione o di spettacolarizzazione. Sembra proprio di assistere ad un ritrovo di amici, immersi in un luogo umido e freddo soltanto perché le acque della Senna lo lambiscono al di sotto ma caldissimo nella propria temperatura emotiva. Una vera e propria casa quindi che non ha chiavi o serrature, ma in cui tutti possono sentirsi liberi di essere ciò che sono e di manifestarlo. Finché tutto questo durerà.
Perché in Sur l’Adamant Philibert prospetta mestamente anche la minaccia di una fine che potrebbe essere imminente, come un vero e proprio Eden prima del grande tradimento di Eva ed Adamo. Sopra l’Adamant, però, per il momento la vita continua a scorrere e la speranza di una società più propensa a non demonizzare la salute mentale, senza derubricarla ad una sciocchezza, aumenta. Anche grazie al lavoro di registi come Nicolas Philibert.
| TITOLO | Sur l’Adamant |
| REGIA | Nicolas Philibert |
| ATTORI | Romain Bernardin, Jean-Paul Hazan, Linda De Zitter, Sébastien Tournayre, Pauline Hertz, Frédéric Prieur, Muriel Thourond |
| USCITA | 11,12 e 13 marzo 2024 |
| DISTRIBUZIONE | I Wonder Pictures |
Tre stelle e mezza

























