Star Wars: L’ascesa di Skywalker – La recensione spoiler free dello scontro finale tra la Forza e il suo lato oscuro

Nono (e ultimo?) episodio della saga di Star Wars, L’ascesa di Skywalker ha l’ingrato compito di rispondere a tutte le domande ancora aperte e di dire addio ad alcuni dei personaggi più iconici del cinema mainstream degli ultimi quarant’anni. J. J. Abrams è riuscito nell’impresa?

L’ingrato compito de L’ascesa di Skywalker

Star Wars: L’ascesa di Skywalker assolve l’ingrato compito di andare a completare una delle saghe di maggiore successo nella Storia del cinema: quella iniziata da George Lucas nel 1977 con Una nuova speranza. Dopo la ridda di critiche piovute addosso a Rian Johnson per il suo Gli ultimi Jedi, colpevole, a detta dei fan più ortodossi, di aver introdotto nell’universo di Star Wars un umorismo fuori luogo e l’abbandono di Colin Trevorrow, autore di uno script, pare, poco soddisfacente per la Disney, il timone torna nelle mani più sicure – almeno commercialmente parlando – del “demiurgo” del nuovo corso J. J. Abrams.

La scelta di J. J. Abrams in cabina di regia

La prima impressione è che L’ascesa di Skywalker voglia, in qualche modo, correggere il tiro rispetto all’Episodio VIII, per regalare ai fan un epilogo degno delle molte (e, diciamolo, forse anche troppe) aspettative. In tale ottica la scelta del creatore di Lost appare sensata, se non altro, per l’enorme conoscenza di quest’ultimo dell’intera saga e, di conseguenza, per la sua capacità di collegare e chiudere, una volta per tutte, gli elementi in gioco. E il risultato, senza stare troppo a girarci attorno, è sì epico e ricco di colpi di scena come ci si aspetta, ma anche piuttosto banale nel modo che ha di rispondere alle domande poste con i film precedenti.

L'ascesa di Skywalker - Cast 2
La Rey di Daisy Ridley di fianco a Chewbecca sul Millennium Falcon, al posto che fu di Han Solo

Dove eravamo rimasti

Gli ultimi Jedi si chiudeva con la morte di Luke Skywalker (Mark Hamill) per mano di Kylo Ren (Adam Driver). La resistenza resiste, ma ne rimane ben poco: uno sparuto gruppo di uomini e donne tra cui Leia Organa (Carrie Fisher), Dameron Poe (Oscar Isaac), Finn (John Boyega) e Rey (Daisy Ridley), in cui la Forza scorre potente. Il Primo Ordine non è riuscito a sterminarli solo grazie al sacrificio di Luke Skywalker, che in una sorta di proiezione spettrale ha attirato su di sé il fuoco avversario e sfidato a duello Kylo Ren, permettendo agli altri di mettersi al sicuro e di continuare a combattere ancora un anno dopo essere scampati all’eccidio.

Una prima parte oggettivamente troppo lenta

Il modo in cui questo Episodio IX si ricollega ai capitoli precedenti per riannodare il filo del discorso ne rappresenta anche il principale problema. La prima mezzora di film è gravata infatti da un andamento lentissimo, a tratti anche vagamente soporifero. La scelta narrativa di seguire i diversi personaggi mentre agiscono in parallelo non aiuta lo svilupparsi di una trama che, pur dovendo sintetizzare in via definitiva quella che – non ce ne vogliano gli esegeti – è la più semplice delle dicotomie tra Bene e Male, continua con l’accumulo di elementi quasi non dovesse trattarsi della chiusura di un cerchio.

L'ascesa di Skywalker - Daisy Ridley e Adam Driver
Rey (Daisy Ridley) e Kylo Ren (Adam Driver) in una scena di Star Wars: L’ascesa di Skywalker

Un regalo ai fan

Poi il film riprende quota e si risveglia dal torpore in prossimità dei primi scontri tra Rey e Kylo Ren. Ma a quel punto, forse, è già troppo tardi per risollevare le sorti di un’opera che, fin troppo consapevole della propria importanza, è costruita per piacere un po’ a tutti e portare a casa il risultato, ma della quale è difficile innamorarsi. Perché l’ingrato compito al quale accennavamo all’inizio – chiudere una saga che ha comunque marchiato in maniera indelebile gli ultimi quarant’anni di cinema di area mainstream – è nulla rispetto alla responsabilità di non scontentare una fan base che, in termini di ortodossia, se la gioca giusto con quella della Marvel.

In conclusione

L’ascesa di Skywalker è più un regalo, anche abbastanza ossequioso, alle persone che hanno acquistato i biglietti per la prima già da mesi e che magari hanno passato la notte tra il 17 e il 18 dicembre ripassando Il risveglio della Forza e Gli ultimi Jedi. A parte una piccola lampada a rotelle – che ha comunque una sua rilevanza all’interno dell’arco narrativo di Rey – non c’è neanche un’invenzione visiva che si avvicini anche lontanamente al Baby Yoda di The Mandalorian. Ma appare ovvio come queste siano poco più che questioni di lana caprina rispetto a un film destinato a fare sfaceli al box office e a diventare, nel giro di poche ore, l’ennesimo oggetto di culto per i fan. Purtroppo solo per loro.

Star Wars: L’ascesa di Skywalker, diretto da J. J. Abrams e interpretato da Adam Driver, Daisy Ridley, John Boyega, Oscar Isaac, Carrie Fisher e Mark Hamill, sarà in sala da mercoledì 18 dicembre distribuito da Walt Disney.

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