Sound of Metal, recensione: un film che cambia il modo di percepire suoni e musica

Sound of Metal: Riz Ahmed

La recensione Sound of Metal, il film candidato agli Oscar che vanta un montaggio sonoro al di fuori del comune e l’ottima performance di Riz Ahmed: un viaggio intimo alla scoperta di un nuovo se stesso

All’improvviso, la sordità

Ruben (Riz Ahmed) è un batterista metal che vive in un camper insieme alla fidanzata Lou (Olivia Cooke). Con lei si esibisce per le strade d’America, in tour da un club all’altro. Ex tossicodipendente pulito da quattro anni, Ruben si accorge di percepire uno strano ronzio nelle orecchie e in poco tempo comincia a perdere del tutto l’udito. Smarrito e sopraffatto dall’ansia, inizialmente si rifugia in una casa per sordomuti gestita dal veterano del Vietnam – sordo a sua volta – Joe (Paul Raci). Nel frattempo Lou si trasferisce in Francia dal padre (Mathieu Amalric), mentre Ruben riflette sulla possibilità di tornare a sentire grazie ad un costoso impianto artificiale. Anche perché in alternativa non gli resterebbe altro che accettare la sordità.

Accettazione e riscoperta di se stesso

Sound of Metal racconta prima di tutto la rapida, inesorabile e drammatica discesa nel silenzio da parte di un giovane che sull’udito aveva poggiato tutta la sua vita. Con un passato difficile segnato dalla tossicodipendenza, la musica e l’amore sono stati gli unici appigli capaci di sollevarlo dal baratro. Cosa fare quando entrambi vacillano? Riz Ahmed interpreta questo personaggio intenso e complesso in modo brillante, così non sorprende la candidatura ricevuta come Miglior attore protagonista. Accanto a lui spicca anche Paul Raci (candidato come Miglior attore non protagonista), abile nel guidare Rubén nelle primissime fasi della sua nuova condizione.

Sound of Metal: Riz Ahmed, Olivia Cooke e Paul Raci
Sound of Metal – Riz Ahmed, Olivia Cooke e Paul Raci

Sonoro da Oscar

Vera perla di Sound of Metal resta comunque il montaggio sonoro opera di Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Philip Bladh. Lo spettatore si ritrova a condividere il punto d’ascolto di Ruben con una soggettività spiazzante. L’intento viene perseguito con dovizia di particolari: suoni gracchianti, silenzi assordanti, rumori ovattati e stridii metallici a malapena comprensibili. Non appena la macchina da presa si avvicina al protagonista, le sonorità cambiano e mostrano ciò che sta davvero accadendo nell’orecchio del povero Ruben.

Un viaggio nella solitudine

Darius Marden, al suo film d’esordio, dimostra una notevole sensibilità nell’approccio alla sordità e a tutti gli inevitabili sconvolgimenti che questa è destinata a portare. Il regista affronta così un vero e proprio viaggio nei meandri della solitudine di un uomo privato dell’udito e di ogni certezza. Non sorprende nemmeno la quarta candidatura ricevuta, ovvero quella alla Miglior sceneggiatura originale. Sound of Metal ha un’anima intensa, caratterizzata da esperimenti sonori ma al tempo stesso dettagliata quasi alla stregua di un documentario. I tempi sono dilatati e non sempre mantengono ritmi vivaci, ma la sensibilità dimostrata dalla pellicola non può certo passare inosservata.

Sound of Metal è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2019 ed è stato distribuito a livello globale su Amazon Prime Video a partire dal 4 dicembre 2020.

VOTO:
4 stelle

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