Smile, la recensione: un sorriso ti seppellirà

Smile - Sosie Bacon (Paramount Pictures)
Smile - Sosie Bacon (Paramount Pictures)

La nostra recensione di Smile di Parker Finn: un horror che si prende sin troppo sul serio, cupissimo e piuttosto efficace nella messa in scena ma fin troppo derivativo nella struttura

Possono una risata o un sorriso uccidere? La risposta è sì, almeno se ci troviamo nel mondo raccontato in Smile. Un film che regala sicuramente degli spunti interessanti e qualche brivido lungo la schiena, ma che finisce troppo presto vittima del suo stesso gioco: una volta impostate le regole, infatti, sappiamo già cosa ci aspetterà.

L’orrore si nasconde in ciò che vedi

Rose Cotter (Sosie Bacon) è una psicoterapeuta specializzata in traumi dell’infanzia e dell’adolescenza. Un giorno, nell’ospedale in cui lavora, si presenta Laura (Caitlin Stasey), una giovane ragazza che ha da poco assistito al suicidio del proprio professore, e che dichiara di essere perseguitata da una presenza inquietante e invisibile che le sorride di continuo. Quando Rose cerca di aiutarla la ragazza va nel panico e, davanti agli occhi impietriti della psicoterapeuta, si toglie violentemente la vita con la scheggia di un vaso dopo averle rivolto un sorriso agghiacciante. Da quel momento Rose continuerà ad assistere ad apparizioni sempre più spaventose, mentre un’entità malefica è sulle sue tracce per prendersi la sua vita una volta per tutte. Dovrà trovare il modo per spezzare la maledizione prima che sia troppo tardi grazie all’aiuto di Joel (Kyle Gallner), cercando di farsi credere dal suo amico e collega Morgan (Kal Penn) e da suo marito Trevor (Jessie Usher).

Smile - Sosie Bacon (Paramount Pictures)
Smile – Sosie Bacon (Paramount Pictures)

Meno jumpscare, più atmosfera

Nonostante la premessa di un demone dal sorriso minaccioso che costringe le sue vittime a suicidarsi non sia delle più originali, Smile ha l’indubbio merito di costruire un film che ruota intorno ad una minaccia invisibile, quasi impalpabile ma implacabile, una minaccia che non ha un nome o un volto riconoscibili. Ed è questo l’elemento principale che procede a rendere il film costruito su una buona atmosfera ansiogena, limitando per quanto possibile i jumpscare (comunque presenti) e contribuendo in maniera efficace allo sviluppo del tema del film, quello della gestione del trauma e sul senso di colpa che ne deriva. Sebbene il film abusi di alcuni effetti visivi e soprattutto sonori, riesce comunque a regalare in più di un’occasione delle scene orrorifiche ben costruite e congegnate che spingono la protagonista in più di una volta a dubitare delle sue percezioni e, soprattutto, delle persone che la circondano.

Impotenti di fronte alla morte

Tutte le vittime del demone di Smile sono costrette a guardare qualcuno suicidarsi senza poter far nulla per impedirlo, e come se non bastasse questa visione angosciante è il primo “sintomo” della maledizione appena subita. Ed è il senso di colpa, unito alla paura per un destino che sembra già segnato, ad uccidere lentamente Rose. Nella sua lenta discesa verso l’abisso si troverà a dover fare i conti con i tanti fantasmi del suo passato, a cominciare dalla morte della madre avvenuta proprio per suicidio, e soprattutto con quelli del suo presente. Il rapporto con la sorella Holly (Gillian Zinser) diviene infatti sempre più conflittuale man mano che il film prosegue, ed uno spiacevole incidente durante la festa di compleanno del suo nipotino spezza quel poco che restava del loro legame. Anche con Trevor le cose precipitano abbastanza in fretta, lasciando Rose con una maledizione terribile che le grava sulla testa e pochissime persone su cui contare per potersi sottrarre a ciò che l’aspetta. Quest’impotenza di chi vede la propria vita andare velocemente in frantumi sarebbe probabilmente l’aspetto di costruzione psicologica del film più interessante, se non fosse che nella resa dei conti del terzo atto si preferisca chiudere con un finale ad effetto, per quanto incoerente, rispetto ad una chiusa  meno impattante ma più soddisfacente dal punto di vista drammaturgico.

Smile - Sosie Bacon e Kyle Gallner (Paramount Pictures)
Smile – Sosie Bacon e Kyle Gallner (Paramount Pictures)

Un film non sempre a fuoco nonostante le premesse

Se Sosie Bacon riesce a sostenere piuttosto bene il peso dei 115 minuti (troppi) sulle sue spalle, memore anche del gran lavoro fatto in film come Charlie Says, Kyle Gallner non sempre trova il senso della misura nel portare in scena un personaggio poco a fuoco come quello di Joel, a metà tra l’essere un mentore e un co-protagonista. Il resto del cast fa il suo, pur senza spiccare, ma è un peccato come un film come questo si accontenti di essere godibile, quando sembrava nel primo atto voler mettere sul piatto qualcosa in più. Se infatti il film sembra essere troppo debitore di opere come It Follows o il Ringu giapponese, da cui prende l’aspetto della minaccia soffocante, o di film come il più recente Truth or dare da cui ruba l’idea del sorriso demoniaco e del suicidio, avrebbe potuto e dovuto cercare di più il tema del trauma, spolparlo attraverso i suoi personaggi, renderlo parte integrante della narrazione e non solo un innesco narrativo. Anche i dialoghi, spesso non a fuoco, risentono di quella superficialità di sguardo che purtroppo il film non tenta mai nemmeno di mascherare. Ed è un vero peccato, perché se c’è una regola aurea nell’horror è quella che vuole i demoni della mente come sempre più spaventosi di qualsiasi altro mostro. Sempre.

Smile. Diretto da Parker Finn con Sosie Bacon, Kyle Gallner, Caitlin Stacey, Jessie Usher e Kal Penn, uscito al cinema il 29 Settembre distribuito da Eagle Pictures.

VOTO:

Tre stelle

 

 

 

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