La recensione di Sibyl – Labirinti di donna, un film presentato al Festival di Cannes 2019 in cui Virginie Efira e Justine Triet tornano a lavorare insieme, senza ripetere però il successo delle pellicole precedenti
Sibyl e Margot, transfert alla rovescia
Sibyl (Virginie Efira) ha abbandonato la scrittura per diventare psicologa ma è pronta a tornare sui suoi passi: le è tornata la voglia di scrivere, quindi decide di accomiatarsi da quasi tutti i suoi pazienti per dedicarsi alla stesura di un romanzo. Una sera però una giovane attrice, Margot (Adèle Exarchopoulos), la contatta telefonicamente. La ragazza è disperata: è incinta di Igor (Gaspard Ulliel), coprotagonista del film che sta girando, e la compagna ufficiale dell’attore è proprio la regista di quel film (Sandra Hüller). Sibyl, dopo un iniziale rifiuto, decide di prendere in cura quest’ultima paziente, e diventa per lei un vero punto di riferimento. Margot si affida a lei anche per decidere se abortire o portare avanti la gravidanza. In realtà quel legame si rivela ben presto biunivoco, in una sorta di transfert alla rovescia. La psicologa/scrittrice, che ha alle spalle un passato da alcolista e una gravidanza problematica, si identifica fin troppo nella sua paziente.
Il tema del doppio
Sibyl – Labirinti di donna gioca molto sul tema del doppio e sui parallelismi tra le vicende che legano, in un modo nell’altro, i personaggi. Il tema della psicologia e della psicanalisi sono sfruttati da Justine Triet per creare delle traslazioni – il più delle volte poco azzeccati – che riempiono la trama ma non riescono a brillare. È chiaro il tentativo della regista di continuare il filone iniziato brillantemente con La battaglia di Solferino (del 2013) e proseguito egregiamente con Tutti gli uomini di Victoria (2016, qui la nostra recensione). Stavolta, tuttavia, il risultato appare incompleto e decisamente meno accattivante.
Splendida Virginie Efira
Virginie Efira, già protagonista del sopracitato Tutti gli uomini di Victoria, appare comunque in splendida forma e assolve efficacemente al suo compito. Alla sua interpretazione non manca fascino, risolutezza e un’effimera fragilità, conditi da un pizzico di dualità che la calano bene nel personaggio. Sibyl non è un personaggio semplice da capire, né per se stessa né tanto meno per gli altri. Non si tratta di una donna lineare e l’attrice ne veste i panni con carattere, attirando gli sguardi e l’attenzione del pubblico. Interessanti anche le ambientazioni, divise tra Parigi, Lione e l’isola di Stromboli.
Maternità, passione, rivalità femminile, coppia
Nella pellicola si alternano e sovrappongono temi e stili registri diversi – dalla maternità alla passione, dalla rivalità femminile alle dinamiche di coppia – i quali non vengono approfonditi nella maniera adeguata. È anche questo, in fondo, a dare un senso di “stonato” e di “superficiale” che inevitabilmente disturba la visione. I difetti rendono Sibyl – Labirinti di donna un film imperfetto, che mostra dei limiti dai quali la Triet purtroppo non riesce ad affrancarsi. Alcuni buoni spunti non la rendono tuttavia una pellicola completamente da dimenticare, semmai un’occasione mancata per incasellare, come fatto in passato, un’altra buona Comédie humaine.
Sibyl – Labirinti di donna, presentato al Festival di Cannes 2019, arriva al cinema il 2 settembre distribuito da Valmyn.