TFF36: Sex Story, recensione del documentario di Cristina Comencini e Roberto Moroni

Sex Story

Sex Story, di Cristina Comencini e Roberto Moroni, presentato al 36° Torino Film Festival, racconta l’evoluzione della televisione italiana e la rivoluzione sessuale degli anni ’80 e ’90.

Liberazione e coraggio

Il film documentario Sex Story di Cristina Comencini e Roberto Moroni, presentato al 36° Torino Film Festival, racconta, con semplicità e senza censura, gli anni che vanno dall’inizio del 1950 fino ai primi anni ’90, un’epoca di cambiamenti; concentrandosi sulla figura femminile, sulla sessualità e sulla percezione che le persone avevano e hanno tuttora nei confronti di argomenti delicati, considerati ancora oggi un tabù. Dal codice Guala degli anni Cinquanta che «proibiva relazioni sessuali troppo veristiche, vesti, indumenti e danze immodesti che potevano sollecitare bassi istinti», alla liberazione sessuale degli anni ’70 e ai suoi eccessi negli anni ’80, i due registi mettono in scena, attraverso immagini sorprendenti della televisione pubblica, una della più grandi rivoluzioni dei nostri tempi.

Programmi e immagini incredibili

Cristina Comencini indaga una condizione di proibizionismo, forse più mentale e sociale, sulla sessualità e la figura femminile. Sex Story cerca di esplorare e indagare il perché ancora oggi non si riesca ad affrontare alcuni argomenti, nonostante dal 1950 agli anni 2000 ci sia stata una grande rivoluzione e liberazione sessuale. Tra lo stupore di quanto espliciti e al tempo stesso ambigui fossero le immagini e i programmi della televisione pubblica di quasi quarant’anni fa e gli eccessi di oggi, che però non affrontano direttamente questo argomento, considerato ancora un tabù. Come se ci fossero sempre stati tutti i presupposti per non aver paura di parlarne, ma freni psicologici e sociali bloccassero le persone.

Maggiori approfondimenti 

Sex Story è un documentario d’informazione, a tratti divertente, a tratti inaspettato, dai discorsi maschilisti fino all’immagine della donna. L’unico difetto sta nel voler affrontare forse troppi argomenti: si concentra molto sulla mercificazione della figura femminile, su verginità, procreazione, liberazione, nudismo e sottomissione, rendendo spiritoso un problema ancora attuale, sperando forse che metterlo in scena senza troppa serietà, ma con leggerezza, porti ad una riflessione. Interessanti le interviste alla gente comune, a quanto il pensiero dell’epoca fosse influenzato dalla televisione e dai così detti programmi da intrattenimento.

Mike Buongiorno e Sabrina Ciuffini durante il programma televisivo Rischiatutto in onda sulla Rai dal 1974

Un ottimo documentario

Dall’eccessiva censura, passando per le tappe cruciali di un’evoluzione sociologica della televisione (l’ombelico della Carrà, le cortissime gonne delle gemelle Kessler, l’avvento di Playboy, i dibattiti giornalistici tra Enzo Biagi, Giovanni Minoli, Marco Bellocchio), fino ad oggi, momento storico in cui i cambiamenti ci sono, ma passano più su uno schermo che nella vita di tutti i giorni. Un documentario ben girato, interessante e ben fatto, con una serie di immagini di repertorio sorprendenti. Cristina Comencini e Roberto Moroni, attraverso Sex Story, portano sicuramente ad una riflessione e ad una maggiore conoscenza della cultura e della società italiana.

Sex Story - spiaggia nudisti
Una scena del film documentario Sex Story di Cristina Comencini e Roberto Moroni

Sex Story, diretto da Cristina Comencini e Roberto Moroni, è stato realizzato in collaborazione con Rai Movie e Rai Teche.

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