Selfie, recensione: desideri e realtà sociali per due giovani sognatori nelle periferie di Napoli

Selfie vuole essere un prodotto innovativo, che attraverso il telefonino mostra le vite di due ragazzi delle periferie di Napoli, in un contesto urbano che fa dell’ingiustizia sociale il vero dramma pulsante.

Disincanto e Alienazione nel Rione Traiano

Alessandro Antonelli e Pietro Orlandi sono due ragazzi come tanti che vivono tra le periferie di Napoli nel disincanto e l’alienazione, rapportandosi alla realtà solo attraverso quello che possono immaginare. Il Rione Traiano è il quartiere in cui vivono e in cui si intrecciano storie di amore, amicizia e violenza. Partendo dalla morte del giovane Davide Bifolco, Selfie analizza la quotidianità delle nuove generazioni del Rione Traiano. Davide è il ragazzo di 17 anni, ucciso da un carabiniere nel 2014, colpito alle spalle da un proiettile durante un inseguimento in cui l’uomo in divisa aveva confuso Davide per un malavitoso ricercato. Una vicenda drammatica che Selfie ci permette di riconsiderare per fare un’indagine sociale e risvegliare le coscienze comuni, per far si che Davide non venga dimenticato così come non meritano di essere dimenticate le difficoltà che scandiscono le esistenze dei ragazzi che nascono e crescono nel Rione Traiano.

La nuda e cruda realtà

Negli ultimi tempi sono stati tanti i prodotti cinematografiche e seriali pronti a raccontare la difficoltà di alcune zone di Napoli: su tutte, la prima che viene in mente è sicuramente Gomorra, con le vicende legate al mondo dei Savastano, ma il lodevole obiettivo che Selfie si pone è quello di mostrare la medesima realtà partenopea ma attraverso un altro punto di vista, ovvero lo sguardo dei suoi giovani abitanti. Sono infatti loro ad impugnare un telefono che, per tutta la durata del film, sostituirà la cinepresa, mostrando sul grande schermo la mera realtà, nuda e cruda, servita in tutta la sua spietatezza.

Selfie – Alessandro e Pietro nel Rione Traiano.

Ingiustizia Sociale

Dopo Sulla mia pelle, film incentrato sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, il cinema torna a mettersi al servizio di famiglie devastate che meritano di essere ascoltate e di ricevere giustizia. Agostino Ferrente sceglie di alternare i riferimenti alla tragedia di Davide con alcuni momenti quotidiani di Alessandro e Pietro ma anche di qualche loro coetaneo o semplice amico, mostrando proprio attraverso un neorealismo disarmante la capacità dei vari soggetti di far ridere, incazzare e commuovere lo spettatore, in una semplicità ed una spontaneità che scava nella decadenza per ritrovare l’umanità.

Un muro che divide

Il Rione Traiano diventa così il muro che divide i suoi abitanti dal resto del mondo, a tal punto da non permettere a nessuno di concedersi un sogno o di conoscere le infinite possibilità che invece si trovano al di là dell’orizzonte. Lo smartphone che Ferrente mette a disposizione dei ragazzi equivale ad una finestra aperta proprio nel cuore del Rione, al pari delle telecamere di sorveglianza che vigilano nei vari angoli del quartiere e che registrano impassibili le immagini che il regista ci mostra tra una scena e l’altra. Alessandro e Pietro funzionano perfettamente come coppia e anche se sembrano due adolescenti le loro azioni e parole li fanno apparire come due adulti capaci di dimostrare, agli altri ma soprattutto a loro stessi, che si può vivere ed essere felici anche senza entrare a contatto con la malavita. In un macrocosmo che sembra apparentemente spietato in cui le ragazze sono lucide e consapevoli del proprio destino e la quotidianità fa paura più della vita stessa, le vicende di Alessandro e Pietro mostrano in un microcosmo in cui combattere, sperare e sognare attraverso l’umanità e le azioni delle persone che lo abitano.

Selfie esce oggi al cinema, distribuito da Cinecittà Luce. Diretto da Agostino Ferrente con Alessandro Antonelli e Pietro Orlando.

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