Scarti di Paradiso, recensione: l’umanità “vera” tra manicomio e bordello

Alessandra D'Ambrosio - Scarti di Paradiso
Alessandra D'Ambrosio, interprete e autrice di Scarti di Paradiso

Alessandra D’Ambrosio è una ex-prostituta finita in manicomio in Scarti di Paradiso, una pièce conturbante dalle tante sfumature, in cui la verità è l’altra faccia della follia e la vittimizzazione lascia il posto ad un’analisi lucida su sesso, amore e fragilità maschili. In scena al Teatro Brancaccino.

Scarti di Paradiso tra bordello e manicomio

Una stanza bianca, fredda, asettica. Una sedia al centro. Dietro, un grosso buco a forma di cerchio nella parete, fessura dalla quale prenderanno vita, come in una giostra o un gigantesco caleidoscopio, immagini, voci e ricordi sepolti nella mente della protagonista, una ex-prostituta ormai rinchiusa in manicomio. Si apre così Scarti di Paradiso, spettacolo diretto da Gianfelice Imparato con Alessandra D’Ambrosio, che ha debuttato ieri sera in prima nazionale presso il Teatro Brancaccino. Quasi un monologo, se non fosse per la voce fuori campo calda, a tratti paternalistica, che dialoga con Privilegio (questo il nome della donna) e che presto scopriamo appartenere ad uno psicanalista. Il medico spingerà la paziente a raccontare la sua storia, riannodando i fili di tutta una vita passata tra bordello e manicomio, tra sesso e violenza, tra donne – accondiscendenti, vittime inconsapevoli, puttane, mogli e “isteriche” – e uomini, maschi di ogni forma e dimensione (è il caso di dirlo!), ognuno col suo odore e le sue piccole manie, ma accomunati dal loro imporsi come soggetti che desiderano, prendono, consumano.

Il manicomio come luogo della verità

E così, seguendo Privilegio tra i ricordi evocati dalle parole dello psicanalista, conosciamo la sua storia di bambina cresciuta nel bordello della nonna “Lulù”, dove impara il mestiere più antico di tutti: non tanto quello della puttana, quanto quello di compiacere il maschio, se vogliamo. Un “mestiere” che – e la protagonista lo scoprirà ben presto – accomuna tutte le donne, prostitute o mogli che siano, quasi in un unico destino, controfigure l’una dell’altra nei loro rispettivi ruoli determinati e regolamentati, e per questo socialmente accettati. Non appena Privilegio oserà mettere in discussione la norma, esercitando il proprio erotismo e la propria libertà al di fuori delle mura del bordello, ecco che l’ingranaggio perfetto si rompe, la complicità cercata con le altre donne al fine di una comune rivalsa svanisce e l’unico approdo possibile è il manicomio. Mondo altro, una dimensione sospesa tra reale e irreale, un luogo “non-luogo” dal quale non si scappa se non a discapito di perdersi definitivamente, rinunciando a ciò che, in fondo, ci rende umani: desideri, voglie, passioni, amori, capricci. Persino la “verità” rimane schiacciata tra le pareti di questo posto temendo, discarica delle realtà umane che il mondo “fuori” è incapace di gestire.

Scarti di Paradiso - Teatro Brancaccino

Un circo brutale

Privilegio ha imparato ad amare tutti gli uomini e darsi loro totalmente, senza distinzioni. Ai suoi occhi, ogni uomo può diventare speciale, può farsi “unico”. Quella che inizialmente sembra però una spensierata descrizione del mondo del bordello, evocato come un circo colorato e curioso, un universo di piaceri, profumi, calze a rete e merletti, ben presto si inceppa su un ricordo traumatico fatto di sangue ed estrema violenza, in cui il corpo della donna viene presentato come oggetto alla mercé del maschio, ed anzi “animalizzato”. Questa è una delle scene più potenti dell’intero spettacolo, perché interrompe la fantasia e il divertimento nello spettatore, che nel frattempo si sta godendo quel siparietto divertente e vezzoso, strozzando in gola la risatina compiaciuta e introducendo, improvvisamente, una dimensione di brutalità inimmaginabile. L’immagine del corpo esangue a terra della giovane prostituta spegne ogni attrazione che era stata stuzzicata verso una dimensione apparentemente frivola e libertina e ripiomba lo spettatore in una realtà di sottomissione e sfruttamento, replicata anche nel manicomio, dove violenza e disumanizzazione sono all’ordine del giorno.

Come una mantide

Ed è nella seconda parte dello spettacolo che il racconto inizia ad assumere tinte molto più inquietanti e fosche. Non appena Privilegio sarà spinta a ragionare sulla parola “Amore”, il ricordo della madre – prostituta come lei – e del suo ultimo “insegnamento” si affaccia lucido e impietoso. La voce sofferta e rauca della madre (Paola Fulciniti), che rimbomba nella testa della protagonista, evoca nel suo racconto un’immagine brutale dell’amore, legato indissolubilmente alle idee di violenza e morte e alle figure speculari di vittima e carnefice. L’amore come debolezza e malattia, come ferita non rimarginabile, un “peccato” imperdonabile per la donna, che da mantide e dominatrice si trasforma in dominata davanti alla freddezza e insaziabilità dell'”automa sessuale” maschio. Ed è questo il lascito della madre a Privilegio, una missione, uno scopo lì nel mondo reale: «Non esitare, non dubitare. Uccidi». Uccidi prima che possano annientare te nel corpo e nell’anima. Uccidi come fa la mantide: fredda, lucida, maestosa e senza pietà. La descrizione dell’amplesso e dell’uccisione del compagno da parte dell’insetto è un momento di grande tensione, poetico ma conturbante, scomodo perché spinge ad una riflessione impietosa su quanto peso abbia il potere all’interno di ciò che definiamo amore, nel sesso e nelle relazioni in generale. La mantide femmina, in fondo, senza quel momento finale di rivincita omicida sarebbe nient’altro che vittima: il maschio le piomba addosso di soprassalto, famelico e intontito, in uno “stupro” che dura ore. Lei attende, paziente. E proprio sul finale: la vendetta. Inaspettata, certo, perché giocata proprio sull’assunto di avere sotto di sé una vittima. E nient’altro.

Alessandra D'Ambrosio - Scarti di Paradiso
Alessandra D’Ambrosio, protagonista di Scarti di Paradiso

Nessuna vittimizzazione

Il pregio di questa pièce, scritta a due mani dalla stessa D’Ambrosio e da Diana del Monaco, è proprio quello di restituire uno spaccato significativo sui mondi “altri” del bordello e del manicomio, quei luoghi di formazione e de-formazione dell’umano, e più di tutti della donna, specchi a loro modo della società e del mondo “esterno” che rifluisce inevitabilmente in essi e che a loro guarda per autoconvincersi che sì, normalità e verità sono altrove, sono “fuori”, che non c’è interconnessione né somiglianza, che quelli sono mondi abitati da vittime – di se stesse, degli altri, del diavolo. Convinzione che Privilegio invece demolisce passo dopo passo, mostrando una lucidità e fermezza di intenti agghiaccianti. I ruoli di vittima e carnefice si confondono così tra loro, fino ad annullarsi a vicenda, permettendo così l’uscita dallo stereotipo cristallizzato della “vittimizzazione” tout court, e questo è sicuramente uno degli aspetti vincenti di Scarti di Paradiso, assieme alla regia accurata di Gianfelice Imparato che riesce a restituire le molteplici sfumature, ma anche le difformità della storia di questa donna prigioniera di due mondi, ma vittima, infine, di nessuno di essi. Molto evocativi – e un po’ inquietanti – gli stacchi tra una scena e l’altra, con la protagonista immobile nella penombra, scolpita da luci e ombre che mettono in risalto la sua fisicità la drammaticità del racconto.

Mascolinità fragile

La pièce si chiude con un monologo sfacciato e profondo rivolto a loro, gli uomini, forse i personaggi relegati sullo sfondo, comparse veloci nelle memorie di Privilegio o voci fuori campo, ma forse i veri protagonisti di questo racconto. E qui si tocca un nodo importante, senza filtri né imbellimenti, il nocciolo nudo e crudo – forse per molti non facilmente digeribile – di tutta la storia. Il rapporto con il mondo degli uomini viene passato al setaccio e, sotto abiti, manie, pose “autoritarie” e, se vogliamo, un certo fallocentrismo, ci rimane la fragilità dell’uomo in quanto “maschio”, dissimulata bene solo a patto di trovarsi davanti uno schema – il solito – e un corpo compiacente e facilmente domabile. Una fragilità che è l’altra faccia della presunta “potenza”, del continuo autodefinirsi come unici soggetti desideranti e consumanti, un’identità costruita sulla conferma e continuamente bisognosa di affermazione. Cosa succede se salta la norma? Ce lo racconta Privilegio, sensuale, ammiccante e terribile, dal volto ricoperto di sangue (di chi? questo dovete scoprirlo voi!): non appena la donna torce il collo lievemente per guardare quell’uomo sopra di lei, fredda e impassibile come una mantide muta e maestosa che non gode né si dimena, ma attende con pazienza il momento di colpire, ecco: crolla quella sicurezza, l’orgoglio è ucciso, i ruoli si ribaltano. Nel frattempo, una goccia cade, cade, cade…

Scarti di Paradiso - Locandina
Scarti di Paradiso, la locandina ufficiale

Scarti di Paradiso è uno spettacolo di Alessandra D’Ambrosio e Diana del Monaco, interpretato dalla stessa D’Ambrosio, per la regia di Gianfelice Imparato. Aiuto regia: Antonio D’Avino. Musiche: Patrizio Trampetti. Scene: Clelio Alfinito. Costumi e disegni proiezioni: Pina Sorrentino. Disegno luci: Danilo Cencelli. Voce madre: Paola Fulciniti. Organizzazione: Tiziana Beato. In scena dal 21 al 24 febbraio 2019 presso il Teatro Brancaccino.

Orari spettacolo: 

Giovedì 21 febbraio h. 20:00
Venerdì 22 febbraio h. 20:00
Sabato 23 febbraio h. 20:00
Domenica 24 febbraio h. 18:45

Per prenotazioni biglietti e altre informazioni, vi rimandiamo al sito ufficiale del teatro.

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