Scarlett, recensione: Miriam Galanti protagonista assoluta nel nuovo thriller che riflette sul rapporto tra uomo e oggetto

Scarlett, il nuovo film con Miriam Galanti e Ivan Castiglione è un prodotto originale, retto dalle interpretazioni dei personaggi, che accompagnato da una delicata fotografia, si chiude a morsa in una ciclicità disturbante e controversa.

Ricordi lasciati in sospeso

Scarlett è un ibrido tra il fanta-thriller e il road movie, ambientato sulle strade italiane, si presenta come un omaggio a grandi capolavori del cinema come “Duel” di Steven Spielberg e “Christine” di John Carpenter. Infatti protagonista della pellicola, insieme a Giulia (Miriam Galanti), è l’automobile che durante il viaggio sembra improvvisamente prendere vita imprigionando la guidatrice nell’abitacolo. Forse tutto questo è frutto dell’immaginazione di Giulia che, con tutte le sue forze, grida: “la macchina è viva!”, o forse Giulia è la cavia di un esperimento ingegnoso ed agghiacciante per dimostrare che nell’epoca in cui viviamo gli oggetti ci controllano e ci possiedono e l’automobile potrebbe davvero essere dotata di vita propria.

Trappola di ferro

Giulia si ritroverà a compiere un lungo viaggio per concludere una questione in sospeso del suo passato per cui è disposta a giocarsi la carriera, la macchina da unica amica e compagna di viaggio diventa un qualcosa di spietato che non vuole dargli tregua fino a farla impazzire in un abisso di profonda agonia e disperazione. Come viene evidenziato nel film, l’essere umano può avere un’attaccamento così morboso e profondo agli oggetti da considerarsi esso stesso un essere simbiotico, sottomesso alle meccanicità di giochi di potere perversi. Il cellulare, la macchina ed altri dispositivi che si presentano essenziali nella società di oggi ci portano a vivere costantemente la nostra vita con la consapevolezza di dipendere da qualcosa, Giulia cercherà di liberarsi di questo opprimente condizione, attraverso l’istinto e la prontezza di una situazione vissuta fuori dal comune da cui emergeranno i demoni della sua infanzia a farle compagnia nei sedili posteriori, in bilico tra follia e lucidità.

Scarlett - Miriam Galanti
Scarlett – Miriam Galanti

Viviamo nella prigione delle nostre psicosi 

Scarlett vuole porsi come un prodotto diverso dai soliti e stravisti modelli tematici italiani, presentandosi come un film di genere che richiama il thriller ma si pone oltre, toccando un livello psicologico più attento, scavando nel profondo della psiche della protagonista, destabilizzandola come lo spettatore. Giulia è stata interpretata da Miriam Galanti, una giovane musa che attraverso la bellezza e il talento si fa strada in un panorama vario ed indipendente, con una Giulia in cui possiamo individuare una conflittualità latente che si esaspera nella situazione di estremo pericolo a cui è sottoposta, bene e male, lucidità e ragione sembrano ribellarsi al suo controllo, in uno scontro che metterà a dura prova la mente.

Internazionalità e sperimentalismo

Scarlett è un prodotto originale, retto dalle interpretazioni dei personaggi, che accompagnato da una delicata fotografia, si chiude a morsa in una ciclicità disturbante e controversa. Configurandosi come un’omaggio al cinema di genere hollywoodiano, il regista Luigi Boccia è riuscito in un esperimento che mostra quanto l’Italia non abbia nulla da invidiare alle grandi produzioni internazionali, il cinema di genere è possibile anche qui ma in un contesto diverso, in cui visione e narrazione devono procedere in simbiosi per creare l’emozione.

Scarlett è stato presentato in anteprima ufficiale alla 17° edizione del Rome Indipendent Film Festival. Diretto da Luigi Boccia con Miriam Galanti, Ivan Castiglione, Loredana Cannata, Tetyana Veryovkina, Caterina Milicchio e Gianclaudio Caretta.

VOTO:

 

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