Sanremo 2019, pagelle e video della prima serata del Festival con tutti i 24 big

Al via il 69° Festival di Sanremo con l'esibizione di tutti i 24 big in gara, da segnalare Daniele Silvestri con Rancore, la grande Loredana Bertè, Simone Cristicchi, Motta, Paola Turci, The Zen Circus, delude Patty Pravo con Briga. La cosa migliore è il dopofestival con la superband.

Sanremo 2019 - prima serata

Al via il 69° Festival di Sanremo con l’esibizione di tutti i 24 big in gara. Da segnalare Daniele Silvestri con Rancore, la grande Loredana Bertè, Simone Cristicchi, Motta, Paola Turci, The Zen Circus, delude Patty Pravo con Briga. La cosa migliore è il Dopofestival con la superband.

Claudio Baglioni apre la prima serata con Via, una delle sue canzoni più belle, il cui ritornello recita “Voglio andar via” (sarà un caso?), poi dice che questo è il festival dell’armonia e che il 69 è un numero magico che unisce yin e yang, si ribattezza “dirottatore artistico”. Virginia Raffaele e Claudio Bisio leggono il regolamento, ci sono 3 giurie: stampa, demoscopica e televoto.

Canta per primo Francesco Renga con Aspetto che torni, brano scritto da Bungaro con Cesare Chiodo e altri, Renga compreso, ballad per piano e archi, di grande respiro, niente male (7).

Entrano Nino D’Angelo e Livio Cori (si dice in giro che sia Liberato) con Un’altra luce, due generazioni di napoletani a confronto, alternano italiano e napoletano (lingua e non dialetto), classico brano strappacore partenopeo in duetto ma non entusiasmano (6).

Torna a Sanremo per la quarta volta Nek con Mi farò trovare pronto, brano scritto con Luca Chiaravalli e il figlio di Antonacci, pop elettronico in puro stile Nek, con pause e riprese, bel brano sanremese, si sentirà parecchio in radio (7).

Alla ripresa entrano The Zen Circus con L’amore è una dittatura, non è certamente al livello di “Viva!”, il brano è un po’ ripetitivo e monotono, forte impatto rock nella seconda parte, in crescendo (7).

Torna in gara Il Volo con Musica che resta, tra gli autori la Nannini, inizia come una ballad pop poi vira sul lirico con i soliti acuti che vogliono strappare applausi, tanto giovani quanto antichi, insopportabili, musica che sicuramente non resterà (4).

La grande Loredana Bertè con Cosa ti aspetti da me di Gaetano Curreri e altri, brano molto vaschiano, rock carico fatto di chitarra elettriche, ottima rentrée, standing ovation per la grande (non sono una) Signora della musica italiana, per l’ultima volta al festival (8).

Primo super ospite Andrea Bocelli che dal 10 al 17 febbraio canterà a New York, canta Il mare calmo della sera (scritta da Zucchero e Gloria Nuti, con cui vinse tra i giovani 25 anni fa) in duetto con Baglioni, con doppio acuto finale insopportabile. Poi canta con il figlio Matteo che indossa lo stesso chiodo di pelle nera che aveva il padre, Fall in me in inglese, il figlio ha una bella voce, alla James Blunt, non impostata né lirica, il duetto è meno patetico di quanto si potesse prevedere.

Daniele Silvestri con la partecipazione di Rancore canta Argento vivo, gran pezzo rappato un po’ in stile “Aria”, gran testo, alla fine del brano entra Rancore con un flow aggressivo molto efficace e serrato, duetto finale faccia a faccia (8).

Bisio fa un monologo parodia dei testi di Baglioni e ci scherza sopra, dicendo che ha anticipato i tempi sui migranti e l’antimilitarismo, e lo definisce quasi un “eversore sociale”, un “sobillatore assoluto”, nei suoi testi ci sono “parole violente” come “quella sua maglietta fina”. Quindi esce Baglioni e alla chitarra canta e suona Io sono qui, gran pezzo ancora oggi dopo oltre 20 anni.

Entrano Federica Carta e Shade (Vito Ventura) che cantano Senza farlo apposta, vestito orrendo lei ma ha una bella voce e anche il pezzo non è così male, stile un po’ (t)rap quello di Shade (esperto di freestyle), piacerà ai ragazzini, comunque meglio di altri (6,5).

Ultimo con I tuoi particolari convince e dimostra di essere uno dei favoriti come si dice già da prima dell’inizio del festival (7).

Torna Pierfrancesco Favino dopo il grande successo dell’anno scorso e insieme alla Raffaele fanno una gag stile Bohemian Rhapsody dei Queen, in un mesh-up con Sister Act e Mary Poppins, con Favino nel ruolo di Freddie Mercury e Virginia in quelli della tata disneyana, abbastanza prevedibile e poco originale.

Paola Turci torna al festival con L’ultimo ostacolo, brano dignitoso, di classe, apprezzabile anche se non eccelso (6,5).

Pure Bisio confonde il Premio Tenco con la Targa Tenco (da lui vinta 2 volte), entra Motta che canta Dov’è l’Italia, intro di chitarra, poi il pezzo parte e aumenta di ritmo, nel classico stile in crescendo emotivo di Motta, niente male davvero ma forse si poteva sperare di più (7).

I BoomDaBash con Per un milione propongono un reggae melodico e molto estivo e radiofonico (6,5).

Parodia della Famiglia Addams con Baglioni, Bisio e Raffaele, abbastanza riuscita anche se l’idea girava già da tempo sui social.

La mitica Patty Pravo con Briga canta Un po’ come la vita, lei è vestita di rosso con improbabili dreadlocks rossi, dopo una lunga pausa dovuta a problemi tecnici e battute varie cantano, inizio lento piano e voce, lui con i capelli pettinati a leccata di vacca non si può guardare, a un certo punto si inginocchia davanti a lei in modo un po’ patetico, lei sempre divina ma il brano non passerà certo alla storia (6).

Simone Cristicchi, vincitore nel 2007, canta Abbi cura di me, tra gli autori c’è anche Areamag (Gabriele Ortenzi), l’inizio è molto simile a Ti regalerò una rosa, poi il pezzo cresce ma rimane sempre su questo registro parlato-rappato tipico suo, c’è un ritornello melodico sul finale dove finalmente canta, ma non incanta (6,5).

Giorgia superospite fa un medley di cover del suo ultimo disco, da Jovanotti (Una strada piena di sassi) a Ramazzotti (Una storia importante), fino a Whitney Houston (I will always love you), decisamente meglio, poi la sua Come saprei con Baglioni.

Arriva Achille Lauro con Rolls Royce, stile tamarro rock’n’roll (t)rap, pezzo che spaccherà in radio (6).

Arisa in versione pop dance si capisce che vuole cambiare stile con Mi sento bene ma non è Antonella Ruggiero con “Ti sento” e alla fine cita pure Battiato “Vivere, non è difficile”, comunque apprezzabile (6,5).

I Negrita con I ragazzi stanno bene propongono una pop-rock song mid tempo onesta e sincera (6,5).

Omaggio al Quartetto Cetra con Claudio Santamaria, gli altri due Claudio e la Raffaele, un momento divertente di avanspettacolo ma non di più, tra Nella vecchia fattoria e Un bacio a mezzanotte.

Ghemon con Rose viola canta un brano molto melodico e sanremese, chi si aspettava un rap rimarrà deluso, sembra un pezzo di Bungaro (6,5).

Ecco Einar il primo giovane promosso tra i big, con Parole nuove, niente di memorabile (6).

Gli Ex-Otago (che hanno aperto persino i Radiohead) con Solo una canzone portano un pezzo di indie pop-elettronico carino e sanremese (6,5).

Anna Tatangelo con un pezzo di Vizzini Le nostre anime di notte, sempre bella ed elegante lei, non è di sicuro la peggiore qui dentro, anzi, la sua esibizione è la numero 2000 della storia del festival (7).

Irama è il prossimo artista che canta La ragazza con il cuore di latta, un pezzo abbastanza banale e scontato sinceramente (5,5).

Enrico Nigiotti ha duettato in passato con Gianna Nannini e canta Nonno Hollywood, stile abbastanza tradizionale cantautorale (6,5).

Mahmood è l’ultimo artista in gara della serata e porta l’unico pezzo davvero trap del festival dal titolo indicativo Soldi, una versione ripulita di Sfera Ebbasta con tanto di auto tune, lui è un po’ lo Stromae italiano (6,5).

Classifica parziale della giuria demoscopica

Gruppo Blu (gradimento alto): Ultimo, Daniele Silvestri, Irama, Simone Cristicchi, Nek, Loredana Bertè, Francesco Renga, Il Volo

Gruppo Giallo (gradimento medio): Enrico Nigiotti, Arisa, Negrita, Paola Turci, Patty Pravo e Briga, BoomDaBash, Shade e Federica Carta, Anna Tatangelo

Gruppo Rosso (gradimento basso): Mahmood, Nino D’Angelo e Livio Cori, Motta, Ghemon, Ex Otago, Einar, Achille Lauro, The Zen Circus

Terminata la prima serata arrivano i conduttori del Dopofestival, Rocco Papaleo con Anna Foglietta e Melissa Greta Marchetto. La cosa migliore della serata sarà l’omaggio a Bowie della superband composta da Roberto Dell’Era, Enrico Gabrielli, Sergio Carnevale, Beatrice Antolini e Federico Poggipollini, la grande musica come al solito viene relegata sempre a notte fonda.

 

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