Il racconto minuto per minuto della prima serata del Festival di Sanremo 2024, con la conduzione di Amadeus e di Marco Mengoni, e con l’esibizione dei 30 artisti in gara
La prima serata si conclude con la lettura della prima top 5, decretata dai voti della Sala Stampa. Il podio provvisorio è tutto al femminile, con Loredana Bertè davanti ad Angelina Mango ed Annalisa. Completano la cinquina due ex vincitori, Diodato e Mahmood. Domani potrebbero essere stravolgimenti con i giudizi delle radio e del televoto.
Chiude Il Tre con Fragili. L’unico a portare l’hip hop a questo giro. Bel ritornello, molto orecchiabile, con un bel messaggio. Parte conclusiva con un accenno elettronico, l’orchestra entra in gioco e dialoga con la base strumentale. Un buon esordio per il cantautore romano.
Alfa mette allegria con il suo pop folk dal sapore internazionale. Vai! è un invito al viaggio, alla ricerca, a uscire dal guscio. Tra le voci più pulite della Gen Z, il cantautore genovese non ha una hit ma resta coerente alla sua proposta artistica.
Pop genuino quello di Maninni con Spettacolare. C’è la voglia di cantare le piccole gioie del quotidiano che rendono una giornata normale qualcosa, appunto, di spettacolare. Molte incognite al momento dell’annuncio del suo nome, sconosciuto ai più. Resta il dubbio se riuscirà ad aumentare in maniera cospicua il suo bacino d’utenza ma non sfigura.
Fred De Palma mette da parte il reggaeton e sposa la dance anni ’90 con Il cielo non ci vuole che centra l’obiettivo di essere tra i brani più trasmessi nelle discoteche e nelle radio nei prossimi mesi. La voce non è delle migliori ma non ci aspettavamo qualcosa di meglio.
I Santi Francesi presentano L’amore in bocca, un pezzo raffinato e sensuale, perfettamente in linea con la loro produzione artistica. Il duo suona sul palco e mostra di essere a proprio agio di fronte alle telecamere (X Factor è stata un’ottima palestra). Per niente intimoriti nella loro prima esibizione in diretta al Teatro Ariston.
Rose Villain con Click Boom! mostra tutta la sua qualità vocale. Il ritornello rovina invece di valorizzare il pezzo melodico e ben studiato. Un vero peccato. Le aspettative erano diverse alla vigilia, non condividiamo gli alti voti ricevuti dai colleghi della carta stampata e del web.
Ancora occhiali con Dargen D’Amico che scatena l’Ariston a ritmo della sua Onda alta. Testo criptico ma con molti riferimenti all’attualità, soprattutto al tema dell’immigrazione, con una base elettronica che si fa ascoltare. Non ha velleità di classifica ma non sarebbe una sorpresa vederlo nella top 10.
Momento romanticismo e torce dei cellulari accese con Gazzelle e la sua Tutto qui. Una ballata ben strutturata che conferma il talento nella scrittura del cantautore romano, esponente di spicco dell’indie. Se Ariete lo scorso anno e Fulminacci tre anni fa non erano andati a segno, qua siamo di fronti a una canzone di notevole spessore. Bella trovata l’utilizzo degli occhiali da sole per l’orchestra.
I Bnkr44 portano all’Ariston uno spaccato di vita di provincia con Governo punk. Di punk ce n’è davvero poco, si muovono più nella zona Backstreet Boys. Nell’ultima parte sono più sciolti e si scatenano sul palco. Tra i ritornelli migliori fin qua. Basterà per essere ricordati anche dopo questa settimana?
Dopo il podio dello scorso anno, torna in gara Mr. Rain. Due altalene ha gli stessi ingredienti di Supereroi. Testo e scenografia toccante per il racconto di un genitore che perde i suoi due figli. Parte in sordina, può colpire l’opinione pubblica e la sensibilità del grande pubblico.
Medley per Marco Mengoni con alcuni suoi successi, accompagnato da un gruppo di ballerini e un outfit che si fa notare. Conclude con L’essenziale, brano con cui ha trionfato nel 2013 e grazie al quale ha preso il volo la sua carriera. Un meritevole spazio per uno degli artisti più amati dell’ultimo decennio, così come la standing ovation dell’Ariston.
Renga Nek sul palco con Pazzo di te. Prima da soli e poi insieme, colpisce soprattutto la capacità di fondere le due voci e l’intonazione ma il brano è piuttosto debole e destinato a non essere ricordato in questa kermesse così competitiva.
Emma Marrone continua la sua evoluzione artistica con Apnea. Grande grinta sul palco, uno dei ritornelli migliori, un testo provocante e romantico allo stesso tempo. Il pezzo più convincente nelle sue quattro partecipazioni in gara, chissà che possa ambire alla top 5.
I Ricchi e Poveri sorprendono con Ma non tutta la vita. Molto moderni nella loro proposta, un possibile tormentone radiofonico, un brano leggero che fa ballare anche i presenti in platea e un tassello aggiuntivo della già ricca produzione del duo.
BigMama racconta la sua storia, fatta di bullismo e di sofferenza con La rabbia non ti basta. Rap ed elettronica, un ritornello che funziona, un testo credibile e sincero sono gli ingredienti di un esordio convincente per la giovane artista.
Il Volo sorprende con Capolavoro. A cinque anni di distanza dall’ultimo podio, il trio mostra ancora di avere ugole d’acciaio ma si presenta con una veste meno classica e più pop, senza però che ne risenta la resa vocale. Un compromesso intelligente per arrivare a un pubblico più giovane e al pubblico italiano, più tiepido nell’accoglienza rispetto a quello internazionale.
Angelina Mango sbaraglia le carte con La noia. Una cumbia trascinante che ha serie possibilità di vittoria. Energia incredibile sul palco per la figlia d’arte, tra le voci migliori della nuova generazione. La firma di Madame e Dardust si sente tutta. Titolo decisamente fuorviante, si balla eccome.
I The Kolors si esibiscono con Un ragazzo, una ragazza. Una hit che passerà molto in radio nei prossimi mesi. Ritornello martellante per una base tra funk e dance che può bissare il successo di Italo disco e che può portare la band campana nei primi posti della classifica finale.
Dal palcoscenico della Costa Smeralda si esibisce Tedua, molto amato dai giovanissimi, con il brano in duetto con Sfera Ebbasta dal titolo Hoe. Debutto in gara anche per Alessandra Amoroso con Fino a qui, tra le proposte più sanremesi nell’accezione classica del termine. Tanta autobiografia in questo pezzo che racconta di un momento difficile ma anche della consapevolezza di essersi rialzati. A colpire è la resa vocale dell’interprete pugliese che emoziona e si emoziona.
Geolier segue il coraggio dei bambini, citando il titolo del suo disco d’esordio e dai risultati record, presentando una canzone in napoletano. I’ pe’ te, tu pe’ me unisce l’urban, l’elettronica a un arrangiamento orchestrale, creando un connubio molto interessante dal punto di vista del suono anche se di non facile comprensione per l’italiano medio.
Loredana Bertè fa impazzire l’Ariston con Pazza. La standing ovation al termine è inevitabile. Artista in gran spolvero anche a livello vocale. Una canzone spiccatamente rock e provocatoria, una sorta di racconto di vita per una personalità sempre all’avanguardia e che torna protagonista al Festival. Sul palco del Suzuki Stage si esibisce Lazza con Cenere, il brano più ascoltato del 2023.

Diodato emoziona con Ti muovi. Parte seduto con un arrangiamento minimale che cresce progressivamente grazie al notevole apporto dell’orchestra e degli archi. La coreografia sul finale contribuisce a rendere ancora più d’impatto un brano malinconico e che conferma il cantautore tarantino tra i migliori della sua generazione. Un ritorno meritato dopo il trionfo del 2020 e un podio non sarebbe blasfemia, anche se la concorrenza è molto agguerrita.
Dopo le due vittorie su due partecipazioni tra i Big, Mahmood partecipa con Tuta gold. Una base dal sapore internazionale, a conferma del tour europeo che ha annunciato qualche mese fa. Il cantautore sa giocare come pochi con il ritmo e racconta del suo passato travagliato e del suo presente tutto da decifrare. Non facile da recepire al primo ascolto ma è destinato a crescere e diventare un altro pezzo importante della sua discografia.
Annalisa continua il percorso pop-dance dell’ultimo anno e mezzo e Sinceramente si presenta come un’altra hit da primi posti in rotazione radiofonica. Ritornello facilmente memorizzabile, testo leggero ma con un messaggio di libertà femminile, con una dedica finale d’effetto. Interpretazione sempre vocalmente ineccepibile e non era facile data le vette raggiunte. Tra le favorite alla vigilia, se la giocherà.
I Negramaro in grande spolvero con Ricominciamo tutto. Per una band che ha fatto la storia della musica italiana negli ultimi 20 anni partecipare era un rischio ma il pezzo meritava una platea così ampia. Tra citazioni di Battisti e un Giuliano Sangiorgi a fuoco come non mai, arrivano subito al primo ascolto e fanno centro con un brano intriso di speranza.
Tocca a un artista che con questo Sanremo si gioca tanto. Ghali debutta in gara con Casa mia, una sorta di Cara Italia 2.0, tra i testi più politicamente impegnati di quest’edizione, con la presenza dell’alieno in platea come geniale trovata per trasmettere il messaggio della canzone. La musica, d’altronde, serve anche per abbattere il razzismo.

Sali e scendi di mood. Si torna nella zona delle ballad con Irama che con Tu no mette in mostra tutte le sue doti canore e interpretative. Colpisce il crescendo che tocca corde emotive importanti. Si è sempre piazzato in alto e questa canzone ha tutte le carte in regola per entrare almeno nella top 10.

Si esibisce Marco Mengoni sulle note di Due vite, brano vincitore della passata edizione del Festival. Proprio lui a inaugurare il sipario all’inizio, sottolineando di quando le canzoni siano fondamentali in questa manifestazione e che da stasera alcune di queste entreranno nel cuore e nell’immaginario collettivo.

Fa irruzione in platea a sorpresa Zlatan Ibrahimovic che scherza poi sul palco con Amadeus. C’era molta curiosità per l’arrivo sul palco dell’Ariston de La Sad, trio punk che con Autodistruttivo non crea scompiglio. Un testo di disagio generazionale, scritto insieme a Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, che torna come autore dopo il pezzo scritto per Leo Gassmann nella scorsa edizione e una base che ricorda le prime produzioni dei Finley. Niente di rivoluzionario, diverse erano le premesse.

Fiorella Mannoia canta un vero e proprio manifesto femminile con Mariposa. Sorprende l’arrangiamento che strizza l’occhio al Sud America per un elenco di figure che fanno della libertà il proprio marchio di fabbrica. Un pezzo quanto mai attuale dato il tema della violenza sulle donne che è diventato centrale nella sensibilità pubblica, con l’interprete da sempre in prima linea sul tema, come testimonia l’evento Una nessuna centomila.
Sangiovanni in una veste inedita con la sua Finiscimi. In un Festival molto incentrato su pezzi up-tempo, lui propone una ballata struggente dedicata alla sua ex Giulia Stabile in cui confessa tutti gli errori commessi che hanno portato alla fine della relazione. Un brano sentito e interpretato con sentimento ma che non sembra avere speranze di alta classifica come avvenne con Farfalle due anni fa.
Il duro compito di iniziare spetta alla vincitrice delle Nuove Proposte, Clara, che canta Diamanti grezzi. Una base pop-dance che accompagna l’attrice di Mare fuori, emozionata e allo stesso tempo determinata. Un testo autobiografico, un inno per chi sposa le imperfezioni e ne fa il proprio simbolo di diversità. Può funzionare in radio ma non sembra riuscire ad emergere rispetto ad altre canzoni, più accattivanti al primo ascolto.
Al via la 74°edizione del Festival di Sanremo 2024 con la conduzione di Amadeus e Marco Mengoni, vincitore dello scorso anno. Una gara serratissima con il primo ascolto di tutte e 30 le canzoni in gara. Una scenografia inedita e spettacolare, dominata dal colore blu, degna per accogliere i Big della musica italiana scelti dal direttore artistico per rappresentare il Nostro Paese in una settimana in cui tutto si ferma per dare spazio alla kermesse.

























