Sanremo 2020, le pagelle della prima serata, Diodato commuove, Achille spiazza

Diodato Achille Lauro

Le pagelle della prima serata di Sanremo 2020. Livello dei brani piuttosto alto. Diodato commuove, spiazza Achille Lauro.

Debutto del Festival targato Amadeus.  In apertura la gara delle Nuove Proposte e a passare alle semifinali di venerdì sono Tecla Insolia e Leo Gassman. Il livello dei brani è piuttosto alto e confermano le premesse del conduttore e direttore artistico che aveva più volte dichiarato di avere selezionato i pezzi in base alla loro potenzialità radiofonica. A un primo ascolto il migliore dei primi 12 è Diodato, in grado di commuovere con la sua Fai rumore. A fare scalpore Achille Lauro per il suo outfit, meno per la sua Me ne frego.

Irene Grandi : Finalmente io = 7

La canzone ha la firma di Vasco Rossi e di Gaetano Curreri e si sente tantissimo. Irene dimostra di avere ancora una voce invidiabile. Un canto di libertà con un testo autobiografico che parla di amori alla rinfusa, litigi e sbagli e che nel ritornello esalta la musica, grazie alla quale la cantante toscana riesce a sentirsi in pace con se stessa.

Marco Masini: Il confronto = 8

Con questo inedito Marco festeggia i 30 anni di carriera, tornando là dove tutto è iniziato. Conferma di avere una penna notevole e una capacità vocale che pochi altri colleghi hanno in Italia. Si mette completamente a nudo analizzando la sua esistenza, si guarda allo specchio e accetta gli errori che ha commesso. Quasi tutta la performance al piano per poi alzarsi nella parte finale. Commuove e fa riflettere.

Rita Pavone: Niente (Resilienza ’74) = 6

A discapito dell’età la Pavone mostra una grinta da vendere con un pezzo inaspettatamente roc, dal ritmo incalzante. Coraggiosa e da premiare per questo. Parte tra gli sfavoriti e non sembra poter essere un brano potenzialmente da primi posti ma fa ricredere molti sulle potenzialità discografiche che ancora la sua musica può avere.

Achille Lauro: Me ne frego = 7,5

Achille è un animale da palcoscenico e riesce sempre a stupire. Stavolta a colpire e spiazzare è l’outfit, un omaggio all’iconografia di San Francesco da parte di Giotto. Il brano a un primo ascolto è meno di impatto rispetto a Rolls Royce dello scorso anno ma inaspettatamente non ci sono stecche e il sound anni ’90 ben si amalgama con l’orchestra. Da primi 5 posti.

Diodato: Fai rumore = 9

Brividi. Antonio può vincere. Interpretazione sublime, una ballata sanremese che non ha niente da invidiare ad altri classici della kermesse. Ha vinto prima di iniziare il Premio Lunezia come miglior testo del festival. Si parla di incomunicabilità di coppia, con il silenzio dovuto alla fine della storia che diventa insopportabile rumore nella mente del protagonista del pezzo che non si dà pace e non riesce a dimenticare l’amata.

Le Vibrazioni : Dov’è = 7

Bel pezzo. Bella l’idea di inserire il linguaggio dei segni, trovata però già messa in scena da Daniele Silvestri con A bocca chiusa nel 2013. Meno potente rispetto alla loro ultima partecipazione ma si può piazzare bene. Prima strofa con un testo molto poetico. Si parla della ricerca della gioia. Menzione speciale per il ritorno di Beppe Vessicchio come direttore d’orchestra.

Anastasio: Rosso di rabbia = 7

Esordio all’Ariston per il vincitore di X Factor 2018. Ha un tipo di scrittura molto personale, in grado di unire il rap e il cantautorato italiano degli anni ’70. Lo sfogo di un ventunenne che sente il diritto di indignarsi, con una base rockeggiante e un ritornello che rimane in testa subito al primo ascolto. Può crescere di esibizione in esibizione.

Elodie : Andromeda = 7,5

Ritorna al Festival l’ex Amici di Maria con un pezzo firmato Charlie Charles e Dardust, autori di Soldi, vincitrice dello scorso anno. Per loro la doppietta è possibile. Si sente che è una canzone alla Mahmood. Prima strofa piano e archi ed esplode in un ritmo marcatamente pop-urban dopo il ritornello. La figura mitologica greca come personificazione di una storia d’amore con un ragazzo immaturo.

Bugo e Morgan: Sincero = 8

La vera sorpresa della serata. Pezzo spiccatamente anni ’80 per l’insolita coppia di amici. La strofa cantata da Marco, il ritornello dal capostipite dell’indie italiano. Uno dei testi più originali, sulla sincerità che non va più di moda e sul senso dell’amicizia. Possono stupire in classifica.

Alberto Urso : Il sole ad Est 6,5

Pezzo molto classico. Parte mettendo subito in evidenza la sua voce lirica e sfocia invece in una chiave più pop nel ritornello. La metafora del viaggio e della terra per una ballata d’amore tradizionale.

Riki : Lo sappiamo entrambi 6,5

Come nel caso di Diodato il tema è quello dell’incomunicabilità di una coppia, la cui storia è destinata al capolinea a causa delle tante frasi non dette, della mancanza di coraggio. Si preferisce nascondersi dietro uno schermo piuttosto di un confronto faccia a faccia. Testo adatto soprattutto a un pubblico adolescenziale.

Raphael Gualazzi: Carioca 7

Gualazzi ci trasporta in Sud America con un pezzo molto internazionale e che mette in mostra le sue indiscusse capacità compositive e strumentali. Un brano tutt’altro che sanremese e che sancisce il ritorno in grande stile del cantautore che è nato e cresciuto proprio in questa manifestazione.

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