Sanremo 2020, la difesa della FIMI sul caso Cally: “Il rap ha un linguaggio crudo, si evitino censure”

Junior Cally 2

Enzo Mazza, ceo della Fimi, difende Junior Cally e la polemica emersa in seguito a frasi sessiste in alcuni suoi brani, con la conseguente richiesta di eliminarlo dal Festival di Sanremo 2020 e lo fa ribadendo che il rap ha un linguaggio crudo e diretto e che è sbagliato censurarlo.

«Quando si affrontano questioni che riguardano la creatività artistica, è evidente che si debba procedere con la massima cautela per evitare fenomeni di vera e propria censura. Il rap, e più in generale la musica urban, è costituito da forme di linguaggio spesso molto crude e dirette. È un genere musicale che non a caso, prima negli Stati Uniti, poi in Europa e Italia, ha goduto di un crescente successo tra le nuove generazioni. Streaming e smartphone ne hanno amplificato l’audience tra millennial e generazione Z». A sottolinearlo è Enzo Mazza, ceo della Federazione dell’industria musicale (Fimi), interpellato in merito alle polemiche sul caso Junior Cally.

«In questo contesto – sottolinea Mazza – negli ultimi anni il Festival ha cercato di avvicinarsi ai giovani e ha dovuto necessariamente fare i conti con un repertorio ‘difficile’ per il pubblico tradizionale. Ma è un’evoluzione irreversibile della quale bisogna comprendere gli scenari nei quali si sviluppa e il linguaggio che si traduce poi in musica e in liriche. Per i teenager di oggi i rapper sono spesso ciò che per le nostre generazioni hanno rappresentato Battisti, De André o i Pink Floyd. Se Sanremo vuole rappresentare al meglio la musica italiana, deve farsi carico anche di proporre questo genere musicale. È un’evoluzione naturale che abbiamo visto anche ai Grammy negli Usa o ai Brits a Londra. Le polemiche ci stanno, la censura, magari preventiva, certamente no».

 

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