Sanremo 2019, cronaca della quarta serata, vince duetto Motta e Nada, Ligabue re

Nella quarta serata del Festival di Sanremo si sono esibiti tutti e 24 i big accompagnati da ospiti che hanno duettato con loro per l'occasione, vincono Motta e Nada, superospite Luciano Ligabue che omaggia Guccini con Baglioni.

Sanremo 2019 - quarta serata

Nella quarta serata del Festival di Sanremo si sono esibiti tutti e 24 i big accompagnati da ospiti che hanno duettato con loro per l’occasione, vincono Motta e Nada, superospite Luciano Ligabue che omaggia Guccini con Baglioni.

La quarta serata si apre con Claudio Baglioni che accompagnato dal corpo di ballo canta Acqua dalla luna, dal suo capolavoro del 1990 Oltre. Bisio e la Raffaele presentano le tre giurie della serata, il pubblico del televoto, la sala stampa e la giuria d’onore presieduta da Mauro Pagani e composta da Elena Sofia Ricci, Claudia Pandolfi, Joe Bastianich, Serena Dandini, Ferzan Ozpetek, Camila Raznovich e Beppe Severgnini, i cui voti assegneranno il premio per il miglior duetto.

I primi in gara sono Federica Carta e Shade con ospite Cristina D’Avena che dona al pezzo Senza farlo apposta ulteriore allegria e buonumore. Arriva quindi il pisano Motta con la livornese Nada Malanima, con cui ha suonato per anni, per cantare Dov’è L’Italia, in una versione corale emozionante. Poi il duetto tra Irama e Noemi per La ragazza con il cuore di latta, che diventa un dialogo faccia faccia tra i due.

Arriva subito il momento del superospite della serata, Luciano Ligabue, che con la sua band (di cui fa parte anche il chitarrista Federico Poggipollini che abbiamo visto al Dopofestival) attacca con il nuovo singolo Luci d’America. Il rocker emiliano ci tiene però a scendere le scale come tutti i concorrenti in gara e quindi le sale e riscende con la chitarra a tracolla, per poi prenderne in mano una gigante, che serve a preparare l’omaggio al Re che arriva sul trono con tanto di mantello rosso, come se fosse Elvis Presley. Con la band suona poi il classico Urlando contro il cielo, che il pubblico della sala stampa e dell’Ariston canta in coro. Con Baglioni fanno un omaggio a Francesco Guccini con la storica Dio è morto, davvero commovente, anche se il Maestrone avrà fatto gli scongiuri di rito.

Giovanni Caccamo al piano introduce il brano di Patty Pravo con Briga, Un po’ come la vita: stavolta la divina si presenta con una specie di kimono giapponese. La Raffaele continua l’imitazione della Vanoni dello sketch di ieri sera. Dopo la pausa è la volta dei Negrita con la partecipazione di Enrico Ruggeri alla sua caratteristica voce e Roy Paci alla tromba, una versione molto particolare de I ragazzi stanno bene che sicuramente arricchisce il brano e lo trasforma in un pezzo tex mex mariachi alla Calexico. Sale sul palco il virtuoso violinista Alessandro Quarta per accompagnare i tre tenorini de Il Volo, sperando che questa volta sia davvero una Musica che resta, almeno un po’ più a lungo della settimana di Sanremo.

Dopo la pausa Claudio Baglioni e Virginia Raffaele si esibiscono con due chitarre acustiche:il primo la suona (l’adagio di Albeniz?) e la seconda fa finta di dover riattaccare una corda e fa tutto tranne che suonare, il siparietto è divertente. Arriva sul palco Arisa con i ballerini Kataklò che vengono raggiunti a metà brano da Tony Hadley degli Spandau Ballet, voce mito degli anni ’80, che riscuote ancora un grande successo di pubblico. Il trapper Mahmood viene accompagnato da Gué Pequeno con Soldi, brano che piacerà sicuramente ai giovanissimi, a giudicare dalla reazione del pubblico che batte le mani entusiasta. Ghemon con le sue Rose viola ospita Diodato alla voce e i musicisti dei Calibro 35, tra cui Enrico Gabrielli (The Winstons, Mariposa, Afterhours) della superband del Dopofestival, e anche in questo caso il brano viene sensibilmente arricchito.

Francesco Renga sceglie di farsi accompagnare dall’autore del suo brano Aspetto che torni, Bungaro, e da due etoile d’eccezione come Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel, per una versione molto classica ed elegante. Quindi è la volta del favorito Ultimo che ospita il suo mentore Fabrizio Moro ne I tuoi particolari, con il maestro Vincenzo Moloccaro alla tromba, dimostrando di essere assolutamente all’altezza, anzi, la voce di Ultimo risulta più limpida e gradevole rispetto a quella sgraziata e ruvida di Moro.

Bel monologo di Bisio sul ruolo del padre, che introduce il rapper Anastasio (vincitore di X Factor) con un suo pezzo dedicato al mestiere del padre. Nek per la sua Mi farò trovare pronto ospita l’attore Neri Marcorè che recita parti del testo ispirato da Borges, il brano acquista d’intensità emotiva ma perde di ritmo e impatto sonoro, diventando un monologo teatrale. A seguire i BoomDaBash con Per un milione che ospitano il giovane rapper Rocco Hunt con i Musici Cantori di Milano, i salentini sono sempre più trascinanti, si alzano tutti in piedi a ballare. Arrivano The Zen Circus con ospite Brunori Sas, e L’amore è una dittatura acquista maggiore forza corale e spessore cantautorale, senza perdere la forza rock della versione originale, davvero un connubio riuscito. La prossima accoppiata inedita vede la sempre splendida Paola Turci cantare con Giuseppe Fiorello in L’ultimo ostacolo, con l’attore che canta come aveva già fatto nel suo spettacolo su Modugno, e alla fine si produce anche in un rap, molto applaudito. Syria torna a Sanremo per accompagnare la collega Anna Tatangelo nella sua Le nostre anime di notte, in un duetto di belle voci e di belle donne molto classico stile sanremese.

Dopo la pausa arrivano i genovesi Ex-Otago accompagnati dal cantautore britannico Jack Savoretti che la canta in inglese e in italiano. A seguire Enrico Nigiotti con il bravo Paolo Jannacci (il figlio di Enzo) al pianoforte e le immagini di Massimo Ottoni (autore e regista), per dare al brano una dimensione più sospesa e poetica, senza altre voci oltre a quella di Nigiotti. Quindi la meritata standing ovation per il duetto tra la mitica Loredana Bertè e Irene Grandi che insieme aumentano la carica rock e sensuale del brano.

Daniele Silvestri e Rancore sono accompagnati da Manuel Agnelli degli Afterhours, che si alza in piedi sulla pedana della scalinata per cantare alla sua maniera, dietro al batterista Fabio Rondanini posizionato al centro del palco. “Se c’è un reato commesso là fuori è stato quello di nascere” è la frase finale che rimane impressa nella mente e sullo schermo, un testo che colpisce duro allo stomaco. Dopo il trio giovanilista (t)rap di Einar con Biondo e Sergio Sylvestre in Parole nuove, arrivano Simone Cristicchi ed Ermal Meta per Abbi cura di me, che è stata oggetto di critiche per l’eccessiva somiglianza nella parte musicale con la colonna sonora di Risvegli di Randy Newman, per ora sospendiamo il giudizio sull’arrangiamento del brano, ma il duetto non decolla. Fanno il loro ingresso Nino D’Angelo e Livio Cori accompagnati dai Sottotono, lo storico gruppo hip hop di Tormento e Big Fish, da tempo inattivo, che torna a Sanremo dopo 18 anni. L’ultimo duetto della serata è anche uno dei più particolari e interessanti, perché vede insieme due personaggi musicalmente molto distanti come Achille Lauro e Morgan, che prima lo accompagna al piano e poi canta con lui Rolls Royce, giocando entrambi con il mito della rockstar e facendo il verso a Vita spericolata di Vasco (“voglio una vita così, voglio una fine così…”). Alla fine Morgan dice “Claudio Baglioni, tutti voi, Dio ti prego segnati sti nomi”, un trionfo.

Il premio per il miglior duetto assegnato dalla giuria d’onore va a Motta e Nada, che tornano sul palco a ritirare il meritato premio, il primo assegnato quest’anno.

Al Dopofestival si sentiranno delle versioni interessanti di celebri brani della storia della canzone italiana suonate dalla superband, da Com’è profondo il mare cantata da Brunori Sas, a Impressioni di settembre della PFM cantata da Francesco Renga, che poi si lascerà andare ad una considerazione infelice sulla voce maschile che sarebbe naturalmente più bella di quella femminile, proprio per ragioni di frequenza, e che la ragione del fatto che non ci sia una proposta artistica importante da parte delle donne dipende anche da questo:
“È una questione fisica, di vocalità. La voce maschile è una voce più armoniosa, le voci femminili belle, aggraziate, sono meno di quelle maschili. Non è un caso che ci siano molti più cantanti maschi, non è una questione di… sesso, è che la voce maschile, all’orecchio umano, ha una gradevolezza diversa da quella femminile. Le voci femminili hanno delle frequenze diverse, quindi all’udito vengono apprezzate solo quando sono veramente molto speciali…”. Queste le parole esatte di Renga, che faranno sicuramente discutere a lungo.

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Francesco Renga

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