RomaFF14, Marco Polo recensione: documentario che resta in superficie

RomaFF14, Marco Polo recensione

Marco Polo, presentato alla 14ª Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella città, è un documentario dai buoni intenti che tuttavia si ferma troppo in superficie: diretto da Duccio Chiarini, ha per protagonisti i giovani ma non riesce a dar loro la voce.

Un ritratto della scuola italiana

Suona la campanella e un nutrito gruppo di adolescenti si dirige in classe come ogni mattina. Per la precisione, si tratta degli studenti dell’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo di Firenze. Duccio Chiarini, con il supporto del direttore scolastico Ludovico Arte, ha cercato di “mettersi in un angolo” e di osservare – ma anche di descrivere – ciò che accade nella scuola italiana. Per farlo ha preso come modello proprio il Marco Polo con i suoi 150 docenti e i 1600 studenti. Il regista ha provato così a raccontare un aspetto affascinante e centrale dell’educazione dei ragazzi in un documentario di 86 minuti con immagini girate nell’arco di un intero anno scolastico (per un totale di circa 40 giorni di riprese, presenziando una settimana al mese da novembre fino agli esami di maturità).

Assenza di indagine

Chiarini (qui la nostra intervista al cineasta) decide quindi di parlare della scuola di oggi mostrando un anno vissuto all’interno di un istituto Italiano. Se l’obiettivo può essere senza dubbio considerato interessante, la sua realizzazione va messa in discussione. Ciò che viene mostrato nel documentario si limita a graffiare la superficie senza scavare più a fondo. Gli studenti vengono osservati nella quotidianità, vengono persino interpellati, ma nessuno di loro ha modo di confessarsi davvero. Lo stesso discorso vale per i professori, poco più che figuranti e mai realmente eletti al ruolo di interlocutori, di testimoni. Tanto viene ‘toccato’, poco o niente viene svelato.

Marco Polo: il regista Duccio Chiarini impegnato sul set
Il regista Duccio Chiarini impegnato sul set di Marco Polo

Integrazione, confronto: largo ai cittadini di domani

Positivo il racconto della realtà extra-scolastica. Molti ragazzi vengono raggiunti dalla telecamera nel momento in cui cercano di integrarsi con altri coetanei provenienti da nazionalità, culture e realtà ben diverse. Ci sono corsi linguistici, si parla di attualità e di storia moderna, si leggono i giornali. L’integrazione e l’inclusione aleggiano nella pellicola. Il tutto, però, pecca ancora di una certa superficialità che impedisce all’opera di Duccio Chiarini di spiccare il volo. Un’occasione probabilmente giocata male, visto che l’ambiente scolastico avrebbero potuto offrire uno spaccato molto più incisivo nonché spunti di riflessione utili tanto agli adulti quanto agli adolescenti.

Troppa oggettività diventa impersonalità

Da un punto di vista meramente stilistico, Marco Polo presenta un’oggettività troppo esasperata. Chiarini si è voluto rendere ‘invisibile’, ma questo intento ha finito col ritorcersi contro il suo progetto. Da una parte è lampante una certa verità e una buona spontaneità di fondo, ma dall’altra manca un senso critico di base. Quanto viene mostrato a quella macchina invisibile è spesso privo della giusta lente e viene lasciato in un calderone privo di prospettiva. Osservare non significa analizzare né comprendere, e purtroppo è proprio in questo che si evidenziano i maggiori limiti del documentario.

Marco Polo: Gli studenti dell'Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo di Firenze entrano a scuola
Gli studenti dell’Istituto Tecnico per il Turismo Marco Polo di Firenze entrano a scuola

Marco Polo, presentato in occasione della 14ª Festa del cinema di Roma nella sezione Alice nella città, è prodotto da La Regle du Jeu.

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