RomaFF13, Sangre Blanca: recensione di un thriller non riuscito

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Il film Sangre Blanca, di Barbara Sarasola-Day, presentato alla 13ª edizione della Festa del Cinema di Roma, è un thriller e al tempo stesso un dramma familiare, con personaggi senza spessore e un racconto che non convince fino in fondo.

Un buon inizio

Sangre Blanca, di Barbara Sarasola-Day, presentato alla Festa del Cinema di Roma, racconta la storia di Martina (Eva De Dominici) e Manuel (Rakhal Herrero) che, bisognosi di soldi, accettano il lavoro di corrieri della droga, ingerendo ovuli contenenti cocaina. Dopo aver passato il confine senza problemi, Manuel si sente male e muore in preda a spasmi e dolori lancinanti. Martina viene quindi minacciata e spaventata dai trafficanti, considerando che alcuni ovuli sono ancora all’interno del corpo di Manuel. Martina decide quindi di affidarsi all’unica persona che può aiutarla, suo padre Javier (Alejandro Awada). I due non si vedono da anni e non hanno alcun tipo di rapporto, ma dovranno affrontare questa situazione insieme.

Scene fini a se stesse

Il film all’inizio sembra un thriller e la scena d’apertura è piuttosto forte e ben girata: il malore di Manuel, alcuni dettagli del suo corpo messi a confronto con quelli di Martina e una fotografia cupa con tinte di colore giallo. Nel corso della storia però Sangre Blanca del thriller ha ben poco. Non genera tensione, né paura o inquietudine. C’è solo un momento in cui Martina è chiaramente osservata dai trafficanti che hanno l’esplicito intento di terrorizzarla. Per il resto, nonostante una trama interessante e una serie di elementi che avrebbero potuto renderlo un film avvincente, non è neanche chiaro dove voglia arrivare.

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Eva De Dominici e Alejandro Awada in una scena del film Sangre Blanca di Barbara Sarasola-Day

Elementi particolarmente interessanti

Una ragazza giovane inesperta, dei trafficanti che sono nel giro da anni, un compagno che perde la vita, e tutti i sentimenti di paura, rabbia, tensione e dolore che una situazione del genere può provocare non vengono espressi, né menzionati. Se qualche scena inizia bene e sembra che il film si stia riprendendo, poi scade di nuovo, deludendo il pubblico, ed è un peccato: Ottimi attori, trama lineare e piena di spunti interessanti, ma gestita in modo piuttosto banale. Sangre Blanca sembra non voler comunicare nulla, perché non traspare alcuna emozione da parte dei personaggi, nessun cambiamento né evoluzione.

Poca caratterizzazione

Il rapporto tra un padre assente e una figlia che si è sentita abbandonata e mai amata viene trattato leggermente di più rispetto al resto. C’è delusione e rassegnazione da parte di Martina nei confronti di Javier, mentre lui è profondamente distaccato, disinteressato e infastidito da lei. Hanno un legame debole, superficiale e freddo, legato solo a ciò che si ritrovano a fare insieme, senza mai menzionare il passato, informare lo spettatore sulle origini di questo disprezzo reciproco e sul reale motivo per cui Martina si sia rivolta proprio a lui.

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Eva De Dominici in una scena del film Sangre Blanca di Barbara Sarasola-Day

Uno sfondo di rovine

Il film Sangre Blanca ha una regia semplice e chiara, senza particolari movimenti di macchina, salvo alcune scene, come quella iniziale e alcune che trasmettono tensione e generano una leggera suspence. Per il resto il film risulta piatto, poco attento alla psicologia dei personaggi e a cosa gli susciti questa particolare impresa che si trovano ad affrontare. È la rappresentazione del degrado di un luogo, cioè esteriore e di Martina, quindi interiore, talmente sola e rassegnata che non si sforza di creare connessioni o legami. Manuel non c’è più e, a quanto pare, era l’unica persona che sentiva un minimo vicina.

Sangre Blanca, diretto da Barbara Sarasola-Day, con Eva De Dominici, Alejandro Awada, Negro Prina e Rakhal Herrero.

Voto

 

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