RomaFF13, Notti magiche, recensione dell’ambiguo film di Paolo Virzì

Notti magiche - Toscano, Lamantia, Vetere

Notti magiche, il nuovo film di Paolo Virzì, presentato alla Festa del Cinema di Roma, rappresenta una condizione universale attraverso una dimensione particolare e privata, esplicitando forse qualcosa che non è facile ammettere.

Un’indagine

Notti magiche, di Paolo Virzì, presentato alla Festa del Cinema di Roma, è ambientato nella Capitale, a Roma, il 3 luglio 1990, durante la semifinale dei Mondiali di calcio tra Italia e Argentina. Un produttore romano sull’orlo del fallimento, Leandro Saponaro (Giancarlo Giannini) viene ritrovato morto, sul fondo del Tevere, alla guida della sua macchina. Ma la morte di Saponaro non è stata un incidente: Giusy Fusacchia (Marina Rocco), sua amante, giura che ad ucciderlo siano stati tre aspiranti sceneggiatori: Eugenia Malaspina (Irene Vetere), Antonino Scordia (Mauro Lamantia) e Luciano Ambrogi (Giovanni Toscano), finalisti del Premio Solinas. I ragazzi si sono conosciuti pochi giorni prima, proprio in occasione della cerimonia per la premiazione delle migliori sceneggiature. Eugenia è una ricca borghese ipocondriaca, Antonio è un messinese colto e formale e Luciano un ragazzo eccentrico e vitale che viene da Piombino. Ospiti da Eugenia, sognando di scrivere la sceneggiatura della loro vita, finiscono per scontarsi con un mondo che li deluderà, e a fare i conti con un’accusa di omicidio dalla quale dovranno cercare di difendersi.

Riflessioni confuse

Notti magiche è un film confuso. Non sono chiari gli intenti, non lo è la storia e non lo è il mondo che il regista vuole rappresentare. Si tratta del cinema italiano degli anni ’90, un mondo che appare cinico e stravagante, incomprensibile e nostalgico. Ma al tempo stesso inconsapevole della forza che ancora possiede e che crede di non poter esprimere. Sullo sfondo di una Roma ricca e indifferente cercano di farsi strada i tre ragazzi, ingenui, increduli, pieni di speranze e paure. Nonostante la buona interpretazione, appaiono stereotipati, dai comportamenti prevedibili, eterni incompresi: tristi, come sono Luciano ed Eugenia, o convinti di vivere dentro una favola, come Antonino.

Notti magiche - Lamantia, Vetere e Toscano scrivono la sceneggiatura
I tre ragazzi Antonino (Lamantia), Eugenia (Vetere) e Luciano (Toscano) alle prese con la scrittura di una sceneggiatura

Esseri umani preconfezionati

Premesso che i tre protagonisti interpretati rappresentano i vari volti che si affacciano al mondo del cinema, la loro caratterizzazione è povera e non lascia spazio per altro. Bisogna essere ingenui o depressi per lavorare nel cinema? Sono solo queste le figure di giovani che negli anni ’90 tentavano questa strada? Beh a quanto pare sì. E a renderli idonei o no c’era l’immaturità, la velocità o il lasciarsi sfruttare da chiunque fosse possibile. Il film è pieno di spunti interessanti, pieno di mondi che si aprono uno dopo l’altro. Tra il cinismo di un ambiente che svilisce i più giovani, e la combattività di chi insegue il proprio sogno, Virzì rappresenta la condizione di chiunque cerca di intraprendere una strada complessa. Che forse negli anni ’90 era il cinema e che adesso si è estesa a molti atri ambiti.

La dura verità

Gli adulti di questo mondo appartengono ad una generazione troppo lontana da quella dei giovani: chi cerca di sfruttarli, chi di aiutarli e chi semplicemente si sbaglia e, tornando sui propri passi, tenta di rimediare. I tre giovani erano arrivati a Roma con un’idea diversa, con delle aspirazioni forse confuse e ancora da delinearsi, ma che apparivano decise. Tra il giallo e il tragicomico Notti magiche sembra un film a metà, che inizia delle storie che poi non conclude, e forse era così il cinema degli anni ’90, dove contava la fortuna, in parte il talento e molto la personalità. Dove alcuni ce la facevano, altri no.

Notti magiche - Antonino (Lamantia) al colloquio con Saponaro (Giannini)
Antonino (Lamantia) durante uno strano colloquio con Saponaro (Giannini)

Qualcosa di più

Una buona regia, una buona interpretazione e un’ottima fotografia, con colori accessi che rappresentano una Roma vitale, dinamica, aperta, ma accogliente fino ad un certo punto. L’unica storia che ha un inizio, uno svolgimento e una fine è quella della morte di Saponaro che lega le vite dei tre ragazzi, il finale didascalico e la rappresentazione di chi ha investito tanto in un cinema che l’ha deluso. Notti magiche è un film ambiguo, caratteristica che può essere un pregio se si considera che il mondo che il regista vuole mostrare è proprio così: ambiguo, filtrato dagli occhi di chi lo guarda. Ma se alla fine di tutto questo c’è un messaggio, appare sicuramente pessimistico: il sogno per i tre sceneggiatori si infrange non appena mettono piede in questo ambiente. Capiscono che non fa per loro e che non era l’aspirazione della vita? Sì, forse, ma che si può sopravvivere senza realizzare i propri sogni giovanili non è mai stato un segreto per nessuno.

Notti magiche, diretto da Paolo Virzì, con Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco, Paolo Sassanelli, Annalisa Arena, Eugenio Marinelli, Emanuele Salce, Andrea Roncato, Giulio Berruti, Ferruccio Soleri, Paolo Bonacelli, Regina Orioli, Ludovica Modugno, Eliana Miglio, Giulio Scarpati, Simona Marchini, Tea Falco, Ornella Muti, Jalil Lespert, Giancarlo Giannini, uscirà giovedì 8 novembre distribuito da 01 Distribution.

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