RomaFF13, Jan Palach, recensione del film simbolo di un popolo oppresso

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Jan Palach, di Robert Sedlácek, presentato alla Festa del Cinema di Roma, racconta gli ultimi mesi di Jan Palach, studente che si diede fuoco per protestare contro l’invasione sovietica della Cecoslovacchia.

La Primavera di Praga

Jan Palach, di Robert Sedlácek, presentato alla Festa del Cinema di Roma, racconta la storia dello studente di filosofia Jan Palach e dell’evoluzione che da ragazzo riflessivo, figlio devoto e amico affettuoso lo portò a compiere un gesto estremo per risvegliare la coscienza del suo popolo. È il 1968 quando il riformista slovacco Alexander Dubcek sale al potere e inizia ad attuare una serie di riforme per dare ulteriori diritti ai cittadini, tra cui il decentramento dell’economia, la libertà di stampa e movimento. L’estate dello stesso anno un corpo di spedizione dell’Unione Sovietica, che non assecondava queste riforme, invade il Paese dando vita a proteste non violente represse però duramente. Jan partecipa a queste proteste e sente montare dentro di lui la convinzione di dover agire e fare qualcosa.

Un senso di azione

Il personaggio di Jan è da subito un ragazzo sensibile e attento a quello che accadeva a Praga in quegli anni, è appassionato di filosofia, materia che sceglie all’università, e non sopporta le ingiustizie. Niente che lasci pensare a quella che diventerà la sua scelta estrema. Jan non riesce a sopportare l’idea di non poter fare nulla, di dover sottostare a leggi che bloccano la sua libertà e quella di giovani come lui: università chiusa, censura e lo stesso pensiero di un intero popolo viene influenzato da quello che imponeva l’Unione Sovietica.

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La folla durante una delle proteste contro i carri armati che invadevano le strade di Praga in una scena del film Jan Palach di Robert Sedlácek

Un clima lontano

Ma nel film Jan Palach non è solo un’oppressione personale e giovanile che Jan sente. Quando iniziano le proteste, la violenza e la brutalità con cui vengono represse sembra aprirgli gli occhi e dargli la conferma che è tutto molto più grave di quello che pensava. I cortei, composti prevalentemente da giovani, si concludono con arresti, percosse e proiettili sparati sulla folla. Uno sguardo, una parola di troppo, trovarsi nel momento sbagliato al posto sbagliato, voler aiutare… tutto è motivo di repressione. La possibilità di cambiamento che iniziò con il riformista Dubcek fece respirare un aria di libertà che risvegliò gli animi di un popolo in cui la dissidenza si faceva strada sempre di più e il desiderio di un mondo migliore era sul punto di esplodere.

La libertà

Jan non vuole sottomettersi alla mancanza di rispetto umano ed etico a cui il suo popolo deve sottostare, ma oltre alla volontà sembra che sia anche un incapacità. Non vuole e non riesce. La sua evoluzione verso quella decisione di sacrificio tanto potente quanto difficile, matura in lui con una serie di emozioni contrastanti. Il senso di libertà e la voglia di cambiamento, tipiche di quegli anni, scuotono gli animi di tutti, giovani in primis che sognano il progresso che stava vivendo l’occidente, un sogno che era già presente, ma che non l’avvento di Dubcek diventa limpido, cristallino, necessario e possibile.

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Iktor Zavadil in una scena del film Jan Palach di Robert Sedlácek

Una mancanza importante

Il film è girato in maniera piuttosto chiara e semplice, con particolare attenzione all’interiorità di Jan, quindi con molti primi piani e con una gestione del modo di camminare, di stare in piedi e di muoversi che trasmette quello che prova. La fotografia è forse la parte più convincente e rende quel senso di inquietudine e oppressione di quegli anni. Poca attenzione forse all’evoluzione di Jan, alla lenta decisione che lo porta a quel gesto: lo si vede nel rapporto con la fidanzata, con la famiglia e con gli amici, ma non è sempre chiaro quali sono i sentimenti che prova in questo percorso oltre al desiderio di una vita migliore in un mondo diverso, dove c’è libertà di espressione, stampa, pensiero e movimento.

Jan Palach, diretto da Robert Sedlácek, con Iktor Zavadil, Zuzana Bydzocská, Denisa Baresová, Kristína Zanátová, Jan Vondrácek, Michael Balcar.

Voto

 

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