Stamattina il Direttore Antonio Monda e la Vice Presidente Laura Delli Colli hanno presentato in conferenza stampa la 13ª edizione della Festa del Cinema di Roma, dal 18 al 28 ottobre all’Auditorium Parco della Musica e non solo.
Una Festa del Cinema caratterizzata dal genere noir, dalle donne, con ben 12 registe tra i 39 film selezionati, da presenze importanti come quelle di Martin Scorsese, Isabelle Huppert, Cate Blanchett, Dakota Johnson, retrospettive, restauri, appuntamenti collaterali, ospiti musicali come gli Afterhours e Fabio Rovazzi e quant’altro. Nessun film targato Netflix, ma due anteprime mondiali.
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Questa la descrizione fatta dal Direttore Antonio Monda:
La struttura della Festa sarà analoga a quella sperimentata in questi primi tre anni, e sono lieto di dare il benvenuto, ancora una volta, a tantissime star, molte delle quali donne, a cominciare dalla meravigliosa Cate Blanchett. Abbiamo dedicato la massima attenzione alla selezione dei film, e sono fiero del risultato raggiunto: anche quest’anno posso affermare che la qualità è molto alta. Un segnale evidente di un percorso ormai apprezzato universalmente è offerto dal fatto che una grande major hollywoodiana sceglie la Festa del Cinema per lanciare in prima mondiale Millennium: Quello che non uccide, uno dei film a cui lo studio attribuisce maggiore importanza in tutto l’anno. E lo stesso si può dire per Canal +, che scommette sulla Festa per Mia e il leone bianco.
Ed è ugualmente grande la soddisfazione che proviamo per coloro che tornano alla Festa dopo il successo ottenuto in questi ultimi anni: penso in particolare a Barry Jenkins, a cui dedicammo l’apertura due anni fa, quando era un regista semi sconosciuto di un film considerato piccolo, difficile e di nicchia. Quel film, come sapete, trionfò agli Oscar su produzioni ricche, potenti e mainstream. Il pubblico della Festa avrà modo di godere della sua nuova, bellissima opera, tratta da un romanzo di James Baldwin. Voglio anche aggiungere che sono felice che quest’anno il numero di film italiani sia più nutrito che in passato, sia per quanto riguarda la selezione ufficiale che per le altre sezioni. Le due retrospettive, che saranno curate da Mario Sesti, celebreranno un grande maestro troppo trascurato come Maurice Pialat, a un genio comico (e non solo) come Peter Sellers, al quale ho voluto dedicare anche il poster ufficiale della Festa.
Ci saranno molti omaggi, in alcuni casi dedicati ad artisti in piena attività, come Adriana Asti e Flavio Bucci, in altri a coloro che purtroppo ci hanno lasciato: Carlo Vanzina, Nelson Pereira Dos Santos, Claude Lanzmann, Milos Forman, Ermanno Olmi e Vittorio Taviani. Abbiamo inoltre attribuito una grande attenzione al documentario: sono numerosi i titoli che saranno presentati nella Selezione Ufficiale. Anche quest’anno ci sarà un nuovo appuntamento con l’arte contemporanea con una mostra che riesce a essere insieme potente e struggente: La Prigioniera di Marina Sagona, ospitata negli spazi di Fondaco. Sono felice di pubblicare anche il magnifico saggio che Claire Messud ha scritto su questo lavoro: una conferma dell’attenzione al dialogo tra diverse forme espressive.
Continuerà parallelamente la proposta di programmazione cinematografica in quartieri e luoghi diversi di Roma: dal Policlinico Gemelli a molti luoghi del Centro Storico, da Rebibbia sino al Palladium. Devo a questo punto un grazie affettuoso alle istituzioni che ancora una volta ci hanno affiancato, come il MAXXI, WeGil, la Casa del Cinema e la Casa del Jazz.
Ho deciso di avvalermi della facoltà di attribuire due Premi alla Carriera: il primo andrà a Isabelle Huppert, che definisco una regina del cinema mondiale, il secondo a Martin Scorsese, per il quale è superfluo aggiungere ogni aggettivo, ma sul cui evento è bene spendere qualche parola. Questo straordinario cineasta verrà a Roma per parlare della sua grande passione per il cinema italiano: ha scelto le sequenze di nove film classici, e ne parlerà al pubblico della Festa nel corso dell’incontro che precederà il premio. Inoltre, come già fece lo scorso anno Bertolucci, ha accettato di selezionare due pellicole che presenterà come curatore esterno: si tratta di restauri di film leggendari, ai quali si aggiunge un terzo film di culto, inedito per l’Italia. Non è finita: presenterà la versione restaurata di San Michele aveva un gallo di Paolo e Vittorio Taviani.
Ho voluto elencare tutte queste attività per sottolineare come la presenza a Roma di questo gigante del cinema non sia legata alla promozione di un film, ma è invece dovuta unicamente alla volontà di spendersi e condividere, credendo nel progetto della Festa.
È ciò che rende la manifestazione che ho l’onore di dirigere diversa da ogni altra: questa stessa volontà di spendersi e condividere, svincolata da ogni tipo di promozione, si può attribuire a gran parte dei magnifici ospiti che si alterneranno a Roma dal 18 al 28 ottobre. Cito un nome per tutti: uno dei maggiori talenti della letteratura mondiale come Jonathan Safran Foer verrà alla Festa a parlare di come il cinema abbia segnato la sua vita e la sua letteratura, anche in questo caso svincolato da ogni altro interesse e promozione. E ribadisco il piacere per la sinergia trovata con Videocittà in relazione agli incontri con Pierre Bismuth e Shirin Neshat: un grazie particolare e affettuoso a Francesco Rutelli.
Insieme alla consueta valorizzazione dei generi, quest’anno abbiamo attribuito una particolare attenzione a temi forti e imprescindibili, come ad esempio il ricordo dell’Olocausto (ben tre documentari inediti oltre al ricordo di Claude Lanzmann), ma anche al razzismo, al dibattito politico e alla certezza di una giustizia autenticamente giusta: chi mi conosce sa che enorme importanza attribuisca all’eleganza, alla leggerezza, e, come ho già detto all’ironia, ma il sottoscritto sa che il cinema è anche memoria, impegno e testimonianza. I film della vita e le sigle che precederanno le pellicole saranno dedicate al noir, e a questo proposito desidero ringraziare personalmente Giuseppe Tornatore per aver accettato di condividere, in un incontro pubblico, i noir che predilige. Appartiene a questo genere, tra i più specificatamente cinematografici, la pellicola scelta per l’apertura: l’ironico, elegante e sorprendente 7 sconosciuti a El Royale.
Un grazie caloroso va infine al delegato generale di Cannes Thierry Frémaux, che verrà alla Festa a parlare della sua idea di Festival e del futuro di questo tipo di manifestazioni. A cominciare dall’avvento di Netflix, quanto sta succedendo nel cinema sta cambiando radicalmente la fruizione, la produzione e la distribuzione dei film: poche persone al mondo come Frémaux hanno un punto di vista privilegiato su questi cambiamenti. Avrò l’onore di moderare l’incontro, e certamente avrò molto da imparare: nel frattempo, rivedendo la lista di film, retrospettive, incontri, omaggi ed eventi speciali, ritengo di trovarmi di fronte a un affresco vario e ricco. Sarà come sempre il pubblico ad avere l’ultima parola, ma credo di poter affermare, senza presunzione, che la Festa conferma un’identità forte, acquisita lungo tre anni esaltanti.

























