Roma: recensione del capolavoro di Cuarón, Leone d’oro a Venezia e vincitore di 2 Golden Globe

Roma

Roma è un film personale, intimo, un omaggio alla figura femminile raccontato con maestria dal premio Oscar Alfonso Cuarón, che ha fatto incetta di premi, vincendo il Leone d’oro e ben due Golden Globe.

ll film ad oggi più personale, introspettivo e autoriale del regista e sceneggiatore premio Oscar® Alfonso Cuarón (Gravity, I Figli degli uomini, Y Tu Mama Tambien), è Roma, Leone d’oro alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia, vincitore di ben due Golden Globe (miglior regista e per il miglior film in lingua straniera), che vanta cinque nomination ai BAFTA e una agli Oscar nella categoria Miglior film straniero.

La trama

Roma è un film autobiografico e segue le vicende di Cleo (Yalitza Aparicio), una giovane collaboratrice domestica e Adela (Nancy García García), entrambe di discendenza mixteca, che lavorano per una piccola famiglia borghese nel quartiere Roma a Città del Messico. Famiglia guidata da Sofia (Marina de Tavira), madre di quattro figli, che deve fare i conti con l’assenza del marito. Con un’artistica lettera d’amore alle donne che lo hanno cresciuto, Cuarón attinge alla propria infanzia per creare un vivido ed emozionante ritratto di conflitto domestico e gerarchia sociale nel pieno delle turbolenze politiche degli anni ’70.

La forza femminile

Questa pellicola è una dedica alle due donne più importanti della vita del regista: la madre e la tata tuttofare. Due figure apparentemente diverse ma in realtà molto simili. Due donne che, seppur diversi modi e circostanze, si ritrovano sole ma unite da una forza che le rende entrambe speciali e che valica i confini delle classi sociali a cui appartengono. Sofia, la madre di Cuarón interpretata da Marina de Tavira, è una donna che nasconde una fragilità dovuta per lo più all’assenza continua di Antonio, suo marito, ma che riesce a trasformare il dolore in coraggio, diventando così la ”matriarca” della famiglia. Cleo (Yalitza Aparicio), la giovane domestica mixteca della famiglia è l’anima vibrante del film. Buona, affettuosa, ingenua ma saggia. All’apparenza potrebbe sembrare debole ma è proprio nei momenti più amari che la sua forza emerge, che sia in ospedale, tra le onde del mare o in un negozio di mobili. Nel caos delle urla dei quattro bambini le due protagoniste si ritrovano nella sofferenza e nel dover reagire. Potremmo dire, omaggio alle donne che rinascono.

Roma

Yalitza Aparicio e Marina de Tavira in una scena di Roma

Il bianco e nero e l’estetica

Un forte impatto visivo è dato dal bianco e nero (in digitale). «Volevo un bianco e nero che non nascondesse il suo essere digitale e che potesse garantire una grande risoluzione dell’immagine». Cuarón sceglie di girare in bianco e nero per evocare il ricordo ma ha lavorato molto affinchè non risultasse noioso, ”vecchio”, come dice il regista stesso: «che non sembrasse quello di un film degli anni Cinquanta e Sessanta». Roma è girato in 65mm e gli straordinari piani sequenza, le grandi inquadrature, l’attenzione ai volti, ai piccoli dettagli, agli oggetti, la profondità di campo e la luce che illumina lo spettatore donano al film una bellezza rara, disarmante. La fotografia, curata in tutti i suoi particolari dallo stesso regista regala ulteriore forza alla narrazione senza mai sminuirla. Altro punto fondamentale da citare è l’illuminazione, Cuarón avrebbe voluto usare la luce naturale filtrata attraverso le finestre, ma insoddisfatto del risultato ha dovuto abbandonare l’idea iniziale e lo spiega cosi: “Tutto è girato con angoli molto ampi, ma allo stesso tempo fotografato a 65 mm in cui si hanno obiettivi sempre più veloci… Avevamo bisogno di un sacco di rimbalzi e filtri per creare la morbidezza e raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ma la fotocamera ha una sola esposizione e inizia a sembrare davvero pessima quando la fai muovere, quando la fai salire e scendere. Quindi a volte dovevamo integrare la luce e l’unico modo per farlo era all’interno dell’inquadratura. Abbiamo ripulito tutto molto più avanti nel processo grazie agli effetti visivi della MPC. E avevamo anche pareti rimovibili per una maggiore flessibilità.”

Capolavoro

Impossibile affermare il contrario. Quello di Alfonso Cuarón (primo regista messicano nella storia ad aver vinto un Oscar alla Miglior regia) è un vero capolavoro, sotto tutti i punti di vista. Un incredibile viaggio tra i viali de ricordi più intimi dell’autore, affascinante nella messa in scena, uno stralcio di vita vera che coinvolge e riempe il cuore di emozioni sempre diverse. Spesso agli attori non veniva data nessuna battuta, veniva solo detto loro come reagire agli eventi, avevano molta libertà su cosa dire, su come muoversi. Il regista ha lasciato che la cinepresa riprendesse. «Volevo gli imprevisti. Non volevo tagliare», e forse è proprio questa l’unica pecca, in alcune occasioni dei piccoli tagli avrebbero aiutato a rendere il film più fluido, esattamente come l’acqua che inonda il film. Concludendo, in questo particolare momento storico, dove il razzismo si fa strada sempre più indisturbato, dove il diverso è ”cattivo”, il ritorno alle origini del regista è coraggioso ed apprezzabile. Roma abbatte tutti i muri, quelli dei pregiudizi, quelli linguistici, culturali e classisti. E anche per quanto riguarda la produzione e distribuzione (targata Netflix), questo film segue un percorso piuttosto diverso da quello di una tradizionale distribuzione nelle sale. La pellicola infatti, è ”passata” al cinema dal 3 al 5 dicembre per poi arrivare sulla piattaforma in streaming dal 14 dicembre. Imperdibile.

Roma di Alfonso Cuarón. Con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Marco Graf, Daniela Demesa, Diego Cortina Autrey. Distribuito da Netflix.

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