Renato Zero, conferenza Zerosettanta Volume Uno: «Cavalco ancora l’onda, il tempo non è barattabile»

Renato Zero - Zerosettanta Volume Uno - conferenza
Renato Zero - Zerosettanta Volume Uno - conferenza

Renato Zero, nel corso della conferenza stampa di presentazione di Zerosettanta Volume Uno, ha raccontato diverse tracce del disco, toccando vari temi: il tempo, la società attuale, il ritorno ai concerti, la musica di oggi e molto altro

Renato Zero, nel corso della conferenza stampa di presentazione di Zerosettanta Volume Uno (leggi la nostra recensione), capitolo finale della trilogia che ha regalato ai fan in occasione del suo 70° compleanno, ha raccontato diverse tracce del disco, non lesinando critiche nei confronti della società e della musica attuale e dispensando molti spunti su varie tematiche (per approfondire c’è anche la clip / video intervista).

La conferenza stampa di presentazione inizia con una riflessione sul pezzo L’Italia s’è desta in cui Renato parla di cosa sia cambiato nelle nostra mentalità: «Abbiamo rinunciato pure a una fetta di pane e burro per un pò d’ipocrisia, credo che sia la chiave del cambiamento che abbiamo fatto, nel nome del progresso che ci ha privato dell’osteria, della partita a scopa, di questa vita che si mescolava senza troppi snobberie, eravamo tutti più inclini ad accettare la verità dagli altri, le proprie necessità e anche sintonizzarci un pò di più con la natura e più protesi verso l’appagamento che ci garantiva tipo i tramonti, il mare. Abbiamo perso il rispetto verso questo pianeta con le cattive abitudini, senza apprezzare e custodirne il patrimonio perché infondo è casa nostra, da qualsiasi angolatura la si guardi. E questa è la nostra Italia che abbiamo fatto a pezzi, ci siamo liberati di tanti marchi e ricchezze patrimoniali elargendole ai paesi stranieri che oggi ne fanno sfoggio a nostro discapito. Dobbiamo riconquistarci dignità, valori e l’invidia che procuravamo al resto del mondo per essere un paese così esemplare, pieno di geni e persone meravigliose.»

La musica ha aiutato ed è stata compagna di vita nel corso della carriera del cantautore romano che racconta un aneddoto a riguardo: «Io ho degli amici chirurghi che, durante i loro interventi, mi ascoltano e questo per me è il massimo perché arrivare in sala operatoria a contribuire al benessere morale di un chirurgo è una cosa che mi destabilizza e si applica anche a chi ha bisogno di cure fisiche o a chi si sente sola. Dobbiamo considerare il fatto che la musica per molti è un alleato fondamentale ed è nostro obiettivo quello di procurare sempre emozioni».

Si avvicinano le festività natalizie e questa trilogia potrebbe essere il regalo perfetto per molti: «Questa trilogia ritengo possa convivere con il panettone. Certamente il transito di una festività come il Natale favorirà anche l’esercizio del laser su questi solchi perché durante il Natale ci si avvicina sempre spesso anche per un bisogno inevitabile ad andare ad accarezzare certe playlist in cui troviamo il coraggio di andare avanti. Spesso sono severo verso la vita quando non rispecchia i nostri sforzi per assecondare il nostro benessere ma credo che il pubblico ami anche questo di me, cioè il fatto che io sia molto obiettivo e oltre a cantare la leggerezza del triangolo mi spingo a cantare anche nei meandri e nei giardini che nessuno sa. Questa doppia faccia di me credo sia importante perché rende anche più movimentato il mio repertorio e credo che sia un dato positivo».

La musica è un punto fermo del disco e tema del brano d’apertura dal titolo Amara melodia: «Sono riuscito ad esprimermi nella forma più libera e costruttiva, oggi non dover rinunciare a un percorso di brani di così alta fattura credo sia una prova di una melodia che non si vende. La melodia italiana ci ha regalato brani come “Volare”, “Piazza Grande” o “I giardini di marzo”, una pagina di musica e di letteratura in cui un’artista in quattro minuti riesce a raccontare una storia e a venire a noi tutt’oggi con una modernità spaventosa».

Renato Zero – Zerosettanta Volumer Uno – tracklist
Renato Zero – Zerosettanta Volumer Uno – tracklist


Nel suo repertorio Renato ha dato molto spazio al concetto di tempo e nella conferenza ha spiegato l’importanza e il rispetto che attribuisce nei suoi confronti: «Il tempo sa adeguarsi ai bisogni e alle esigenze di ciascuno di noi, se noi facciamo guerra a lui perdiamo in partenza. Il tempo è fondamentale per l’esercizio delle nostre funzioni, lui c’è sempre, ci offre la possibilità di sanare delle controversie tra noi stessi, noi e gli altri. Il tempo è dentro le nostre azioni e per questo non lo temo e li sono grato perché il bilancio della mia vita ha il sapore di una buona ed efficace spesa. Nel brano “Gli anni della trasparenza” faccio il riepilogo di tutte le stagioni della vita e scaturisce la verità che gli anni della leggerezza se ne vanno con grande rapidità mentre quelli della trasparenza ci fa rendere piccoli e dobbiamo chiedere quasi scusa al tempo se arriviamo a un’età in cui il tempo stesso si sorprende del fatto che ci siamo arrivati e dell’entusiasmo che ancora pratichiamo. Il tempo lo menzionerò sempre per il rispetto che ho e la misura con cui va temuto e non sottovalutato, in quanto sia la giustizia totale perché non è barattabile».

Zero non lesina critiche nei confronti dell’uomo di oggi, responsabile di una minore virilità e dei drammi nei nostri tempi: «Ne “L’ultimo gigolò” critico l’uomo contemporaneo, poco determinato, molle, in certi tratti violento, in altri poco ironico. Quando non si ha la forza di presentare se stessi in tutta la sua entità, si rischia una vita al buio e di essere una continua controfigura. Credo che i fautori del Covid siamo noi che abbiamo alimentato il contagio, siamo noi a rovinare il pianeta con le nostre azioni».

Renato sente di avere ancora molto da dire ed è fiero dei risultati anche discografici che continua ad ottenere: «Il cambio di ruoli favorisce un senso di critica e la ricerca di stabilità. Il fatto che un’artista di 70 anni sia ben posizionato nella classifica discografica ritengo che possa trarre benefici anche a chi sta dietro, nel nome di una musicalità legata alla melodia e di un’identità intellettuale. Lavoriamo senza guardare sempre il calendario perché spesso mente, tanti si sentono già stanchi a 20 anni mentre io voglio cavalcare ancora l’onda. Voglio invitarlo a cavalcarla insieme».

Renato Zero - Zerosettanta (foto Roberto Rocco) cut
Renato Zero – Zerosettanta (foto Roberto Rocco)

Dopo questo grande regalo fatto ai fan, il pensiero fisso è il ritorno ai concerti: «C’è sempre questa sollecitazione alla speranza, questa locandina è sempre affissa nei miei pensieri. Non voglio perdere di vista quel traguardo. Nei miei concerti di Zerolandia c’era un dialogo continuo con il pubblico, se il carisma è buono riesci ad avere la consapevolezza di avere la fiducia dei fan dalla tua parte perché serve coerenza e il coraggio di comunicare le proprie idee».

Maradona, Gigi Proietti e Stefano D’Orazio sono alcune grandi personalità che ci hanno lasciato nell’ultimo mese e Renato lancia un messaggio ai giovani riguardo a un ricambio generazionale: «Servono segnali urgenti, abbiamo bisogno di esempi positivi perché i telegiornali bombardano notizie di violenze, ingiustizie e costumi sbagliati. Non abbiamo molta scelta in termini di qualità, a livello globale. Dai laureati ci aspettiamo risposte e l’esempio. Oltre al banco di scuola, quando ci si affaccia alla società ci si possa confrontare con grandi menti che ci facciano riappropriare delle nostre tradizioni e dell’orgoglio di essere italiani. Io sono figlio di contadini e sono fiero delle mie origini».

In Finalmente te ne vai, Renato pone l’addio come soluzione efficace per evitare violenza nel rapporto di coppia: «C’è una realtà molto accecante come quella del femminicidio, cercano la propria potenza a discapito di una donna inerme. Questo rapporto voleva alleggerire il traffico di ormoni e stabilire la possibilità di essere più generosi con il proprio compagno. I nemici mi sono cari perché mi hanno concesso di dimostrare loro che si sbagliavano, mi rispettavo abbastanza da non gradire la loro presenza».

L’ultima battuta è riguardo Scena Unita, il fondo creato da Fedez insieme ad altri colleghi a  sostegno degli operatori del settore dello spettacolo: «L’operazione di Fedez la trovo corretta ed onesta, crea una piattaforma dove fa confluire aiuti che arrivano da un’Italia sensibile che vuole contribuire. Condivido non solo l’esigenza di tale azione nei confronti dei nostri cari collaboratori ma addirittura credo che sia doveroso rendere quello che ci hanno dato, con uno scambio naturale tra gli artisti e gli operatori che sono i nostri più grandi sostenitori. Quando si chiude il sipario, loro non tornano a casa con la certezza del domani».

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