Red Joan, recensione: una spia che non tiene col fiato sospeso

Red Joan, recensione

Red Joan è un film nella media, che risente di un’eccessiva linearità: oltre a Judi Dench (relegata ad una piccola parte), non vanta nulla di memorabile.

Una spia insospettabile

Red Joan racconta la vera storia di Joan Stanley (interpretata da Judi Dench nel presente e da Sophie Cookson nel passato), ovvero di un’anziana donna che conduce una vita tranquilla e ordinaria finché non viene raggiunta da un arresto per opera della polizia. L’accusa è delle più gravi: è stata una spia al servizio dei comunisti quando frequentava il college, ovvero tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40. Condotta nella sala interrogatori, l’ex spia racconterà – a 40 anni di distanza – tutte le azioni compiute dall’Agente Lotto e le motivazioni che l’hanno spinta in quella direzione. Finirà con l’emergere una storia d’amore, il desiderio di giustizia, tutte le contraddizioni della Guerra Fredda e molto altro.

Judi Dench è relegata in un angolo

Per quanto locandina e trailer cerchino di dare la massima visibilità alla presenza di Judi Dench, bisogna ammettere che il suo ruolo è davvero marginale. All’attrice premio Oscar spetta il compito di interpretare la protagonista nel tempo presente, al momento dell’arresto. La maggior parte della pellicola, tuttavia, è costituita da flashback che ripercorrono le tappe della sua giovane età. Ad essere raccontato, infatti, è quel passato che ha visto Joan Stanley tradire il suo Paese, facendola franca per un tempo lunghissimo. Ecco allora che è Sophie Cookson a doversi considerare la vera protagonista. L’attrice si dimostra graziosa ma acerba, non ancora pronta a lasciare il segno. Se la Dench è ormai una veterana capace di catalizzare l’attenzione dello spettatore in pochi minuti, il resto del cast non è in grado di reggere il passo.

Red Joan: Judi Dench in una scena del film
Judi Dench in una scena del film

Una storia già raccontata

A volte la fantasia supera la realtà ma in questo caso si può dire che la fantasia ha semplicemente preceduto la realtà. Il discorso è semplice: sebbene Red Joan racconti una vicenda incredibile e paradossale avvenuta 40-50 anni fa, bisogna fare i conti con diversi decenni di cinematografia spionistica. Quanto vissuto dalla protagonista della pellicola in fondo è già stato visto e rivisto dallo spettatore, che quindi ha bisogno di qualcosa in più per essere stupito. Il film non riesce invece ad andare oltre e si limita a raccontare dei fatti clamorosi per l’epoca ma quasi banali per il XXI secolo. Sicuramente la storia scorre fluida, alternando racconti puramente storici ad altri più romanzati. Non manca l’elemento amoroso né quello avventuroso, ma tutto viene solamente sfiorato e mai approfondito.

Un percorso troppo lineare

Red Joan ha nell’eccessiva linearità il suo maggiore limite. La regia di Trevor Nunn non vive nessuna curva, nessun punto davvero forte, non offre alcun vero colpo di scena. Ciò che viene portato a termine, semmai, è un compitino fatto decorosamente. Troppo poco, evidentemente, per un progetto simile. Se Joan Stanley è riuscita a farla franca per la maggior parte della sua vita e semplicemente perché le donne venivano sottovalutate. La pellicola vuole rendere giustizia anche alla questione femminista: il gentil sesso appariva spesso invisibile, relegato nell’angolo più buio. Red Joan è il risultato di tali discriminazioni, eppure anche in questo caso la pellicola non riesce a scavare più a fondo né a lasciare il segno. Il genere cinematografico più vicino allo spionaggio è abituato ad offrire continui capovolgimenti di fronte, personaggi mai banali, suspense dal primo all’ultimo ciack, un confine sempre sfumato tra bene e male. Tutto questo sembra mancare nel film, che comunque racconta una storia potenzialmente interessante. Senza essere in grado, però, di fare ‘quel passo in più’.

Red Joan esce nelle sale il 9 maggio 2019 distribuito da Vision Distribution.

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