Una sconosciuta a Tunisi, recensione: l’opera seconda di Mehdi M. Barsaoui è un dramma femminile instabile

Una sconosciuta a Tunisi - Fatma Sfar
Una sconosciuta a Tunisi - Fatma Sfar

La nostra recensione de Una sconosciuta a Tunisi, film di Mehdi M. Barsaoui in concorso nella sezione Orizzonti di Venezia 81: un dramma famigliare che non segue le orme del precedente Un fils, più incerto e incapace di fotografare la complessità della sua protagonista

Dopo l’exploit di Un fils del 2019, vincitore del premio al miglior attore nella sezione Orizzonti, Mehdi M. Barsaoui è tornato lo scorso anno con Una sconosciuta a Tunisi. Altro dramma, ma questa volta su una figlia che prova a fotografare la condizione delle donne tunisine, la loro lotta per l’emancipazione e la libertà personale, ma anche i loro sogni, i loro desideri e le loro paure. Lo fa raccontando la storia di una donna dalle identità molteplici, storia peraltro vera, che fa credere a tutti di essere morta per poter rinascere a una nuova vita (forse migliore), e soprattutto a una consapevolezza di sé. Tutto molto interessante sulla carta, ma stavolta alcune cose non funzionano così bene.

Una sconosciuta a Tunisi - Fatma Sfar
Una sconosciuta a Tunisi – Fatma Sfar

Aya, Amira, Aïcha

Aya (Fatma Sfar) ha quasi trent’anni e vive una vita senza sogni in una cittadina nel sud della Tunisia. Quando il minivan che la porta ogni giorno a lavoro rimane coinvolto in un incidente di cui lei è la sola sopravvissuta, le si presenta l’occasione unica di sparire e iniziare da capo. E così si trasferisce a Tunisi con un nuovo nome, sconosciuta in una città tutta da scoprire. Ma la ritrovata libertà è messa a repentaglio quando la ragazza è testimone di un abuso della polizia ed è chiamata a mettere in gioco il suo futuro e la sua stessa identità.

Una sconosciuta a Tunisi - Yasmine Dimassi e Fatma Sfar
Una sconosciuta a Tunisi – Yasmine Dimassi e Fatma Sfar

Una fotografia non così a fuoco

Se il primo film, pur non folgorante, aveva lasciato intravedere un autore in grado di poter dire la sua nel panorama del cinema nord-africano, con Una sconosciuta a Tunisi Mehdi M. Barsaoui commette un mezzo passo falso. Non perché d’improvviso abbia smesso di voler raccontare la Tunisia con il filtro di un cinema spregiudicato e guidato da diverse anime, ma perché a questo secondo giro non riesce a trovare la quadra che in Un fils aveva invece trovato. Ma andiamo per gradi. Innanzitutto stavolta parte da un fatto di cronaca avvenuto nel 2011, quindi in piena primavera araba, che aveva sconvolto fortemente l’opinione pubblica tunisina.

Da quell’avvenimento incredibile Barsaoui tira fuori un film sull’empowerment femminile e sull’identità perduta femminile, in cui una novella principessa (la traduzione del nome Amira) si fa strada tra le contraddizioni e i pericoli di una società ancora in (ri)costruzione per trovare la propria felicità, per autodeterminarsi e afferrare quel treno che passa – forse – una volta sola e non per tutti. La sua Amira/Aya/Aïcha rappresenta perciò un oggetto tridimensionale che però deve ancora trovare una forma definita, che può essere perciò cesellato e modellato da una società non in grado né di comprenderlo e né di accettarlo.

In fondo è proprio questo il fattore di maggior interesse che muove la storia e il tema di Una sconosciuta a Tunisi su due binari convergenti, il cui baricentro è però spostato rispetto alle intenzioni iniziali. vale a dire che la pellicola non ha un fuoco ben centrato e definito, cambia facce troppe volte come la propria protagonista e nel farlo confonde lo spettatore anche troppo, anche quando Barsaoui affonda il coltello nelle pieghe e nella piaghe della corruzione, del maschilismo, dell’interesse personale anziché collettivo, di una certa misoginia latente.

Una sconosciuta a Tunisi - Fatma Sfar e Nidhal Saadi
Una sconosciuta a Tunisi – Fatma Sfar e Nidhal Saadi

Una pellicola che vorrebbe essere troppe cose

È il difetto principale e più limitante di una pellicola troppo lunga e allo stesso tempo troppo dispersiva, in cui i segmenti narrativi non si legano assieme come una sinfonia ma restano troppo ondeggianti in attesa di un evento che faccia da collante. Anche il rovesciamento stesso dell’autoritarismo maschile da parte della protagonista diventa un aspetto sulla carta affascinante, foriero di una prospettiva laterale del tema, ma che alla fine dei conti viene lasciato in balia di sé stesso. La grande prova di Fatma Sfar nei panni di Aya e delle sue alter ego ha quantomeno il pregio di illuminare lo schermo, specialmente nei tanti momenti in cui la sceneggiatura si fa troppo didascalica nei dialoghi e nel sottotesto.

Troppe ripetizioni, troppe informazioni o non necessarie o necessarie ma gettate in faccia allo spettatore, troppi momenti in cui la pellicola si sente in dovere di chi accompagnare per mano chi guarda come nella sequenza dell’interrogatorio di polizia; persino il ricorso alla morte come strumento di rinascita appare un po’ datato nella sua costruzione, perché Barsaoui è ambizioso ma ha la mano troppo pesante, non riesce a ragionare di sottotraccia o lateralmente rispetto a ciò che racconta o al come. Anche le lezioni più giuste, importanti e condivisibili, se ripetute allo sfinimento, stancano.

TITOLO Una sconosciuta a Tunisi
REGIA Mehdi M. Barsaoui
ATTORI Fatma Sfar, Nidhal Saadi, Yasmine Dimassi, Hela Ayed, Mohamed Ali Ben Jemaa, Ala Benhamad, Sawssen Maale
USCITA 24 luglio 2025
DISTRIBUZIONE I Wonder Pictures

 

VOTO:

Due stelle e mezza

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