Happy End, la recensione: il brillante dramma corale con Isabelle Huppert

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In Happy End Michael Haneke con uno sguardo satirico e distaccato rivela un Occidente sempre più in decadimento. Grandi interpretazioni di Isabelle Huppert e Jean-Louis Trintignant

La famiglia Laurent: una ricchezza allo sbando

Happy End è ambientato a Calais, meta per molti migranti che sperano di arrivare in Inghilterra, dove la ricca famiglia Laurent gestisce un’azienda guidata dalla dinamica Anne (Isabelle Huppert), figlia del fondatore Georges Laurent (Jean-Louis Trintignant) e dal nipote Thomas (Mathieu Kassovitz); i due dovranno risolvere il problema di un grave incidente in un loro cantiere che ha causato una vittima. Al contempo il fratello di lei, sposato per la seconda volta, si troverà a fronteggiare i problemi con la figlia del primo, Eve (Fantine Harduin), costretto a tenerla in casa con sé dopo il ricovero della madre. Fuori dalla loro “cupola dorata” un mondo devastato da problemi ben più grandi.

Un Occidente in declino

Il regista Michael Haneke, attraverso le vicende della famiglia Laurent mostra senza remore un Occidente in declino, Calais è un’altra delle tante “lampeduse”, punto di arrivo e di partenza per i molti che sperano in un futuro migliore, lontano da povertà e disoccupazione. I Laurent sono fuori dai disagi del mondo, troppo impegnati ad affrontare rimpianti e dolori di eventi passati per aprirsi all’altro e l’unica cosa che rimane è l’indifferenza. Gli stranieri nel film sono spettri incapaci di prender forma, spinti non dalla loro volontà ma dalle esigenze e dai desideri della famiglia Laurent, costretti a vagare in realtà decadenti da cui sperano di uscire.

Michael Haneke dirige Jean-Louis Trintignant e Fantine Harduin in Happy End
Michael Haneke dirige Jean-Louis Trintignant e Fantine Harduin

Lo sguardo freddo della tecnologia

Lo sguardo del film è distaccato, freddo e spesso autoreferenziale, si passa dalle riprese con un cellulare a quelle di sicurezza di un cantiere fino a long-take di chat di facebook. La tecnologia è ossessivamente presente in un mondo che ne è soggiogato, ha modificato la percezione e la visione della realtà, meccanicizzando l’uomo, come Thomas che sembra capace di esprimere i propri sentimenti solo attraverso una chat. I comportamenti di sua figlia Eve sono la prova concreta di un occhio che osserva, consapevole di quanto accade ma incapace di ribellarsi a ciò che resta precluso e lontano.

Resta solo il male degli uomini: l’indifferenza

Happy End, che già nel titolo racchiude una notevole carica satirica, è la materializzazione del male dell’uomo, consapevole dei propri istinti, vizi e virtù, in equilibrio tra il desiderio di affermazione e il rimorso per gli errori commessi. Un ritratto sfrontato di una società in declino che si materializza nell’indifferenza verso i drammi altrui, con la convinzione che la propria agiata tranquillità rimanga inaccessibile a tutti, lontana dalle sofferenze e dai problemi esterni. Considerando questa prospettiva l’”happy end” del titolo, non vuole sottintendere un’utopia di progresso ma si presagisce come una condanna violenta del regista verso una società indifferente ed egoista.

Happy End, diretto da Michael Haneke e candidato per l’Austria ai prossimi premi Oscar come miglior film straniero e con i due protagonisti nominati come migliori attori agli EFA 2017, con Isabelle Huppert, Jean-Louis Trintignant, Mathieu Kassovitz, Fantine Harduin, Laura Verlinden, Toby Jones e Franz Rogowski, prodotto da Les Films Du Losange (Parigi), X Filme Creative Pool (Berlino) e Wega Film (Vienna) uscirà nelle sale il 30 novembre 2017, distribuito da Les Films Du Losange.

VOTO:

 

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