Raccolto amaro, recensione dell’inconsistente film sulla dittatura russa

Raccolto amaro - Natasha Barks e Max Irons

Raccolto amaro, di Goerge Mendeluk, con l’attore Max Irons, tenta di rappresentare un quadro storico e di narrare una vicenda sentimentale, ma risulta inadeguato e privo di spessore su entrambi i livelli.

Un amaro inizio

Il film Raccolto amaro di George Mendeluk, è ambientato in Ucraina agli inizi del 1930. Il giovane Yuri (Max Irons) trascorre un’infanzia idilliaca, con un padre, Yaroslav (Barry Pepper) che gli insegna il valore della libertà, e una ragazza, Natalka (Samantha Barks), che gli ispira sogni d’amore. È il periodo di una breve indipendenza per il paese, in seguito all’uccisione dello Zar. Con l’avvento di Stalin, però, le ristrettezze del regime sovietico stritolano il popolo ucraino, fino all’avvento dall’Holodomor, la terribile carestia imposta da Stalin che provocò la morte di milioni di persone. Yuri, come un’intera generazione di ragazzi ucraini, attraversa un’epopea che va dal miraggio moderno di una vita da artista a Kiev alla realtà di una lotta per la sopravvivenza nel cuore del paese.

Chiarezza immediata

Inconsistente e banale, ripetitivo e amatoriale, Raccolto amaro è un film deludente che dalla sua ha solo la bravura degli attori, che comunque non basta a rendere un racconto storico, forte, se non per la trama, almeno per gli eventi realmente accaduti. La repressione in Ucraina da parte di Stalin come la storia d’amore (quale vicenda tra le due faccia da sfondo e quale sia centrale non è chiaro), vengono raccontate in modo quasi caricaturale, che sfiora il ridicolo, come gli attori secondari che interpretano i soldati russi o Stalin stesso, ricalcano una recitazione e delle espressioni che suscitano ilarità anche nei momenti più drammatici. Con delle battute scontate, slegate e fuori luogo, Raccolto amaro risulta un film che sembra non funzionare da nessun punto di vista.

Raccolto amaro - Tamer Hassan
Tamer Hassan nel ruolo dell’ufficiale Sergei in una scena del film Raccolto amaro

Poca cura dei dettagli

Una tecnica tipica da fiction, che non riesce a dare né drammaticità o intensità a delle scene che tentano di avere un impatto a livello narrativo. Un film che vuole comunicare tante cose: la Storia, la dittatura, l’amore messo a dura prova, la resistenza di un popolo oppresso, il dare la vita pur di non piegarsi. Peccato che nessuna di queste cose venga trasmessa o espressa: è tutto lasciato a metà, indefinito, confuso, senza un vero inizio, né uno svolgimento o una conclusione. In un’alternanza fra trama e scene oniriche che rappresentano una sorta di lotta d’amore e odio tra due cavalli, uno bianco e uno nero… forse a simboleggiare l’eterna lotta tra esseri umani solo per delle differenze di intenti, pensiero, religione e tutte le altre assurdità che causano guerre e massacri.

Una tecnica coerente alla narrazione

Una regia abbastanza chiara e giocata sull’alternanza dei due protagonisti della storia d’amore che entrano a contatto in modo diverso con la dittatura: la resistenza, il desiderio di ricongiungersi e gli stenti vissuti da entrambi. Una fotografia da televisione, caratterizzata da colori come il grigio, ma piuttosto spenti e da fiction, per non parlare della sceneggiatura, con dialoghi piatti, banali, prevedibili e piuttosto inverosimili che influenzano negativamente la recitazione di alcuni meritevoli attori, come Max Irons. Un messaggio tra storico e sentimentale, una rappresentazione di un periodo che ha segnato sicuramente la Storia e che avrebbe avuto bisogno di una maggiore attenzione alla messa in scena, al romanzo amoroso costruito attorno e all’intera tecnica del film.

Raccolto amaro, di George Mendeluk, Max Irons, Samantha Barks, Barry Pepper, Terence Stamp, Tamer Hassan, Lucy Brown è uscito nei cinema il 18 luglio distribuito dalla P.F.A. Films.

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