La nostra recensione di Put Your Soul on Your Hand and Walk, testimonianza intima ed intensa che arriva direttamente dalle bombe di Gaza: quello tra la regista Sepideh Farsi e la fotoreporter Fatima Hassouna è uno di quegli incontri che cambiano il modo di vedere le cose
Put Your Soul on Your Hand and Walk è un’opera che sfugge alle definizioni canoniche, sospesa tra il linguaggio del documentario e la costruzione narrativa del cinema di finzione. Il film, diretto dalle regista iraniana Sepideh Farsi, segue la fotoreporter palestinese Fatima Hassouna e assume i contorni di un diario intimo ed intenso capace di raccontare con delicatezza i bombardamenti di Gaza, la potenza delle propri radici e l’importanza dell’ascolto. Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025, la pellicola vive di immagini incerte ma di una connessione profonda con la drammatica realtà che racconta.
Una videochiamata che cambia il modo di vedere le cose
Sepideh Farsi restituisce un ritratto di Gaza costruito attraverso mesi di videochiamate con Fatima Hassouna, uccisa poi nell’aprile 2025 durante un attacco israeliano. In una piccola casa nel Nord di Gaza, dove le connessioni cadono e i generatori si spengono, il sorriso di Fatma è sempre presente e non l’abbandona mai, mentre si sistema l’hijab e parla di famiglia, vicini, blackout e piccoli desideri. Quali? Un pezzo di cioccolato, un pasto come si deve. La regia di Farsi, senza enfasi retorica, lascia che siano volti, gesti e un umorismo spontaneo a sostenere il racconto, trasformando in cinema il reportage. Ne scaturisce uno scambio sommessamente radicale tra due donne che non si incontreranno mai.

Tra documentario, diario e cinema
Put Your Soul on Your Hand and Walk esprime nel più fruttuoso dei modi la sua forma forma ibrida, a metà tra documentario, diario e cinema. Il linguaggio diretto ed immediato della videochiamata diventa la vivida testimonianza di un incontro capace di cambiare il modo di vedere le cose. Per farlo ricorre a piccoli schermi, spesso divisi in split screen, caratterizzati da connessioni ballerine e immagini che si sgranano, si bloccano e poi riprendono a fluire. Sepideh Farsi racchiude in un’unica frase l’urgenza della sua opera: “Gli occhi di Fatem diventano i miei su Gaza e io divento la sua finestra sul mondo”.

Gaza alla ricerca della “normalità”
La regista filma il telefono con cui videochiama Fatima Hassouna, ma inserisce anche brevi estratti di reportage da Gaza e intreccia, alle quindici conversazioni avute tra l’aprile del 2024 e l’aprile del 2025, le fotografie scattate da Fatem ai suoi concittadini, ritratti tra le macerie e il tentativo di preservare una qualche forma di “normalità”. Le sequenze documentarie – fatte di interviste, osservazioni dirette, momenti di realtà catturati nella loro spontaneità – si mescolano con parti chiaramente costruite, dove la regia dirige la messa in scena con una sensibilità che ha qualcosa di poetico.
Forte impatto emotivo
Facile comprendere come l’impatto emotivo sia uno degli aspetti più potenti del film. Le testimonianze degli abitanti, spesso caratterizzate da dolore, solitudine e resilienza, si rispecchiano nelle macerie intrise di dramma e desolazione. Il tema della memoria — personale, familiare, collettiva — è trattato con una delicatezza che non scivola mai nel sentimentalismo. La regia accompagna questo percorso alternando toni caldi e naturalistici ad altri più essenziali.
Il film riesce a scandire egregiamente il suo ritmo meditativo senza risultare lento. La seconda parte appare più forzata rispetto alla prima ma, nonostante ciò, Put Your Soul on Your Hand and Walk rimane un’opera intensa, capace di lasciare una traccia emotiva duratura. Un film che chiede tempo, ascolto e disponibilità a lasciarsi attraversare.
| TITOLO | Put Your Soul on Your Hand and Walk |
| REGIA | Sepideh Farsi |
| ATTORI | Sepideh Farsi, Fatima Hassouna |
| USCITA | 27 novembre 2025 |
| DISTRIBUZIONE | Wanted |
3 stelle e mezza

























