Prayers for the Stolen, recensione: un doloroso coming of age al femminile ambientato in Messico

Prayers for the Stolen - Marya Membreño
Prayers for the Stolen - Marya Membreño

La nostra recensione di Prayers for the Stolen, doloroso racconto di formazione di Tatiana Huezo, ambientato in un villaggio messicano dominato dallo spaccio di droga e dai trafficanti di esseri umani, presentato a Cannes

Una bambina costretta a scavare una fossa nel giardino della propria casa in cui potersi nascondere ogni qual volta i trafficanti di esseri umani facessero capolino nel suo villaggio. È un’immagine cruda e destabilizzante quella che racchiude al meglio il dramma raccontato dalla regista Tatiana Huezo nel suo lacerante Prayers for the Stolen. Presentato al Festival di Cannes dove ha ricevuto la menzione speciale nella sezione Un Certain Regard e passato ad Alice nella Città, il film è un aspro racconto di formazione e una violenta denuncia delle precarie condizioni cui sono costrette le donne in alcuni pericolosi villaggi del Messico. 

Prayers for the Stolen - Ana Cristina Ordóñez González
Prayers for the Stolen – Ana Cristina Ordóñez González

Pidocchi e nascondigli 

A Guerrero, tra le montagne del Messico, Ana e le sue amiche vivono con spensieratezza la loro infanzia ignare dei pericoli che infestano la regione. Solo divenute adolescenti si rendono conto di quanto la loro vita sia in realtà una forma di sopravvivenza alle continue sopraffazioni e violenze del cartello locale e dei trafficanti di uomini. Il rapimento di una delle ragazze innesca un’escalation di tensione: il terrore di essere violentate o trasformate in schiave spaventa tanto le ragazze quanto le loro madri che tentano in ogni modo di salvaguardare le figlie, mentre quest’ultime, scombussolate dai tumulti dell’adolescenza scoprono il loro corpo e i loro desideri. 

Prayers for the Stolen - Giselle Barrera Sánchez, Marya Membreño e Alejandra Camacho
Prayers for the Stolen – Giselle Barrera Sánchez, Marya Membreño e Alejandra Camacho

Esistenze castrate 

Bambine costrette a rasarsi i capelli e vestire abiti maschili al fine di essere scambiate per ragazzi. Giovani donne castrate della loro femminilità che risulterebbe troppo appetibile agli occhi dei trafficanti. Esistenze precarie, scandite dal terrore, strozzate dalla violenza e dalle privazioni. Adolescenti che non possono permettersi di sognare, di avere ambizioni e aspirazioni, perché sottomesse a un atroce sistema patriarcale che le tratta come oggetti sessuali o schiave da lavoro. Madri che piangono per le loro figlie, costrette a crescerle da sole mentre i mariti lavorano lontano. Figlie che non comprendono la durezza delle loro madri fino a quando il sopruso annichilente non irrompe nelle loro vite. Prayers for the Stolen è il doloroso memoriale di un femminile in lotta perenne per la sopravvivenza, stanco della sopraffazione, che rivendica a gran voce la propria libertà.

Prayers for the Stolen - Marya Membreño e Julián Guzmán Girón
Prayers for the Stolen – Marya Membreño e Julián Guzmán Girón

Un dolore femminile 

Il taglio documentaristico della messa in scena rende ancora più concreto e palpabile il dolore che permea le esistenze di Ana e delle sue compagne. La macchina da presa le guarda crescere e non può nulla di fronte alle ingiustizie di cui cadono vittime. La regista, però, sceglie di non scadere mani nella commiserazione o nella pena, ma di mettere in luce la resilienza delle sue protagoniste. Quel che importa a Huezo è soprattutto dare forma a questo contrasto perenne tra una vita che sta sbocciando durante l’adolescenza e l’incendio che divampa intorno intorno alle esistenze delle ragazze. Il cortocircuito è potente tanto a livello di scrittura quanto a livello visivo grazie ad una fotografia che pare abbracciare i corpi di queste donne e farli risaltare rispetto all’oscurità in cui sono immerse. La metafora di una rivalsa possibile. 

Prayers for the Stolen. Regia di Tatiana Huezo. Con Marya Membreño, Ana Cristina Ordóñez González, Mayra Batalla, Alejandra Camacho, Giselle Barrera Sánchez, Julián Guzmán Girón, Eileen Yañez e David Illescas. Dal 29 aprile su MUBI.

VOTO:

3 stelle e mezza

 

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