Ploi, recensione: con semplicità, un dolce pulcino mostra quant’è difficile crescere

Ploi, recensione: con semplicità, un dolce pulcino mostra quant'è difficile crescere

Ploi è un film d’animazione genuino, in cui un pulcino indifeso mostra quant’è complicato il processo di crescita: un buon prodotto cinematografico destinato a tutta la famiglia.

Ploi, da cucciolo a eroe

Ploi è un pulcino di piviere terrorizzato dalla paura di volare. Il suo papà cerca di spiegargli che quella è l’unica strada possibile per lui, eppure il timore di cadere lo blocca senza possibilità d’appello. Così, Ploi non riesce a migrare insieme alla sua famiglia verso i paesi più caldi. Rimasto solo, sarà costretto a compiere sforzi inimmaginabili per sopravvivere e soprattutto per conquistare la tanto agognata indipendenza. Ad aiutarlo ci saranno alcuni amici speciali (tra cui la pernice bianca Giron), ma sarà lui a dover tirare fuori tutto il suo coraggio per affrontare i pericoli che gli si presenteranno davanti. Tutte quelle sfide, d’altronde, gli permetteranno di diventare il piviere che suo padre gli aveva insegnato ad essere.

Quant’è difficile crescere

Il percorso di crescita è il protagonista indiscusso del film d’animazione. Ploi è un cucciolo che deve imparare tutto dalla vita: non sa volare ma al tempo stesso non sa nemmeno difendersi né capire come va il mondo. In un misto di insicurezza, senso di smarrimento e desiderio di conoscenza, il pulcino simboleggia la condizione del bambino in tutta la sua purezza. I piccoli spettatori potranno assistere ai primi passi di questo tenero beniamino, facendo il il tifo per lui e cercando di capire quanto anche loro hanno ancora da imparare. Educativi anche i legami d’amicizia che vengono stretti, basati sulla diversità e sul rispetto reciproco.

Ploi: Ploi e Ploveria, sua fedelissima amica, in una scena del film d'animazione
Ploi e Ploveria, sua fedelissima amica

Colori caldi e allegri

I colori accesi scelti per i personaggi e la maggior parte delle scene richiamano il mondo del gioco e dell’infanzia. La tavolozza cui si affida il regista Árni Ólafur Ásgeirsson – in collaborazione con Gunnar Karlsson e Ives Agemans – è pronta a valorizzare l’arancio, il giallo e una buona quantità di tonalità calde. Accanto ad esse, non mancano sfumature di bianco, verde e blu che tracciano i contorni della natura nelle differenti stagioni dell’anno. Il tutto appare allegro, genuino. Ciò che si cerca, con ogni probabilità, non è la verosimiglianza a tutti costi (se non per il morbido ciuffo di Ploi e degli altri pivieri) bensì l’emotività.

‘Conflitti’ semplici per tutta la famiglia

La sceneggiatura di Ploi è semplice e lineare, adatta ai bambini ma piacevole anche per gli adulti. A volte si cade in un eccessivo buonismo o in un’ironia troppo infantile, ma si tratta di eccezioni. Le altre volte, piuttosto, si affronta il tema della crescita con lo spirito più giusto. Ciò che ne deriva è un film d’animazione piacevole e simpatico, che intrattiene i bambini e regala qualche sorriso anche più grandi. I temi dell’amicizia, dell’amore, della conquista e della famiglia forniscono lo spunto per dei conflitti semplici ma necessari, che permetteranno a Ploi di spiccare il volo nel senso più ampio del termine.

Ploi arriva nelle sale il 21 novembre distribuito da Altre Storie e Minerva Pictures. È presentato da Santo Versace e Gianluca Curti con Cesare Fragnelli.

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