Padrenostro, recensione: un ricordo doloroso che si perde negli occhi di un bambino

Padrenostro, Pierfrancesco Favino e Mattia Garaci

La recensione di Padrenostro, il film col quale Claudio Noce racconta l’attentato subìto dal padre Alfonso: la struttura narrativa tende a perdersi, ma nel cast brilla Pierfrancesco Favino fresco di Coppa Volpi alla 77ª Mostra del Cinema di Venezia

Attentato al vice questore Alfonso Noce

Roma, 1976. L’infanzia di Valerio (Mattia Garaci), un bambino di 10 anni dotato di fervida immaginazione, viene sconvolta da un evento drammatico. Un giorno infatti, insieme alla madre (Barbara Ronchi), assiste all’attentato di suo padre Alfonso (Pierfrancesco Favino) per mano di un commando di terroristi (di cui uno rimane ucciso nello stesso attentato). Da quel momento un senso di vulnerabilità segna drammaticamente tutta la sua famiglia. Proprio in quei giorni Valerio conosce Christian (Francesco Gheghi), un ragazzino poco più grande di lui solitario e ribelle che sembra arrivare dal nulla. Quell’incontro, in un’estate densa di scoperte, cambierà per sempre le loro vite.

Tratto da una storia vera

Il regista Claudio Noce (che ha curato la sceneggiatura insieme ad Enrico Audenino) dichiara immediatamente i suoi intenti: raccontare quella che è, a tutti gli effetti, una storia vera. La sua storia vera. Sebbene preferisca cambiare i nomi dei personaggi e mescolare fatti e sensazioni in un’unica narrazione carica e nebulosa, è noto che essa si focalizzi proprio sull’attentato subìto dal padre Alfonso (allora vicequestore). Il punto di vista scelto è quello del bambino che era e che, suo malgrado, ha assistito a tutta la scena. Un po’ forse per eccessivo coinvolgimento e un po’ per il desiderio di dipingere non solo un fatto autobiografico ma un’intera epoca – quella degli anni di piombo – l’impressione è che la confusione tenda a prendere il sopravvento.

Padrenostro - Pierfrancesco Favino e Mattia Garaci
Padrenostro – Pierfrancesco Favino e Mattia Garaci

Emotività latente

Manca inoltre la componente emotiva. Di fronte ad un fatto così scioccante e ad un contesto di simile incertezza, l’emotività era auspicabile e addirittura doverosa. Il rapporto padre-figlio è quasi assente, mentre i sentimenti del piccolo Valerio vengono eccessivamente diluiti da una serie di elementi dei quali è difficile seguire il filo. La regia tenta di aumentare coinvolgimento ed empatia puntando su primissimi piani del bambino (difficili da gestire per un attore così in erba) ma il trauma da lui vissuto, anziché costituire l’elemento principale, resta solo accennato e anzi viene minato dall’evanescente figura di Christian.

Favino, una certezza

Affidarsi a Pierfrancesco Favino per il ruolo del vicequestore Noce significa puntare su una vittoria certa. L’attore si conferma solido e perfettamente nella parte, tanto da aggiudicarsi l’ennesimo premio. La Giuria di Venezia 77 (presieduta da Cate Blanchett e composta da Matt Dillon, Veronika Franz, Joanna Hogg, Nicola Lagioia, Christian Petzold e Ludivine Sagnier) gli ha infatti assegnato la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile. Peccato quindi che una sceneggiatura imperfetta, incapace di centrarsi verso un solo obiettivo, non riesca a dimostrarsi all’altezza della situazione e si perda nonostante i buoni presupposti. Ottimi invece i “dettagli di scena”, dal Carosello in tv all’immancabile giradischi, passando per i lunghi corridoi delle case tipicamente anni ’70.

Padrenostro, presentato in anteprima alla 77ª Mostra del Cinema di Venezia, arriva nelle sale italiane il 24 settembre distribuito da Vision Distribution.

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