Pacific Rim – La rivolta, recensione: gli Jaeger tornano per salvare la Terra

Pacific-Rim - la rivolta locandina

Il nuovo sequel di Pacific Rim è uno spettacolo visivo e sonoro che soddisfa il pubblico ma lascia poco spazio alla profondità.

Una nuova minaccia

In Pacific Rim – La rivolta, diretto da Steven S. DeKNight sono passati dieci anni da quando la Terra ha sconfitto i Kaiju e gli Invasori, chiudendo la breccia definitivamente grazie al sacrificio dello Jaeger Gipsy. Le città si sono riprese e la costruzione di Jaeger è diventata illegale in tutto il paese, riducendo la loro presenza ad una squadra controllata dal governo che ha il compito di sorvegliare la situazione e distruggere ogni possibile minaccia. In questo apparente clima di pace qualcuno di familiare trama nell’ombra, per riportare i Kaiju in vita e riaprire la breccia grazie a dei nuovi droni molto simili agli Jaeger, controllati però dal cervello di un Kaiju e non più da due co-piloti. La Terra è di nuovo in pericolo e Jake (John Boyega), figlio del deceduto comandante Stacker, più un gruppo di matricole ancora in addestramento dovranno fronteggiare questa terribile minaccia che rischia di portare all’estinzione tutta l’umanità.

È tempo di cambiamenti

Rispetto al primo capitolo, Pacific Rim – La rivolta mostra nuovi Jaeger, aggiornati e letali che risultano comunque degli echi di quelli del primo film, nonostante la loro grandezza mancano dell’ epicità che aveva contraddistinto il primo capitolo, risultando enormi ma poco efficaci. In questo nuovo mondo che il film vuole rappresentare gli Jaeger sono rottami in confronto ai passi che la tecnologia ha preso, droidi controllati a distanza molto simili agli Jaeger sono la nuova difesa della Terra contro i Kaiju, i ranger con i loro Jaeger sono soltanto un peso per il nuovo sistema sociale. I droni rappresentano le possibilità di un reale futuro dove nessun uomo dovrà più combattere ma al contempo risultano una minaccia letale poiché non avendo alcun pilota possono essere “hackerati” e controllati per portare distruzione e morte.

Uno dei droidi che darà del filo da torcere ai ranger e i loro Jaeger

Una regia ed uno stile del tutto nuovo

Nel film diretto da Steven S. DeKnight notiamo un evidente cambiamento rispetto alle atmosfere del primo film, la storia nonostante l’incombente minaccia è pervasa da un’aura di giocosità che annulla la verve tragica, così che anche morte e distruzione risultano capricci di poco conto per enormi creature che se le danno di santa ragione senza esclusione di colpi, distruggendo intere città. Lo stile registico avvia un discorso più spettacolare che narrativo, i combattimenti tra gli Jaeger sono pieni di ralenty ed effetti roboanti che immergono totalmente  lo spettatore ma che finito lo scontro non fanno da contrappeso ad uno svilupoo narrativo debole, incapace di sorprendere. Le atmosfere dark apocalittiche vengono sostituite da un futuro distopico post-guerra dove i personaggi sono spinti da motivazioni forti che non riescono ad emergere appieno nel film e lasciano lo spettatore con un senso di incompiutezza che non viene colmato dalla durata e gli strabilianti combattimenti. Il film risulta uno spettacolare insieme di effetti visivi e sonori capaci di colpire lo spettatore,  grazie anche ad una ripresa a favore della visione in 3D (fortemente consigliata), che si perde nell’impossibilità di dare corpo alle motivazioni che spingono i personaggi a compiere le loro scelte, riducendo il film a scontri tra colossi “vuoti”, come i personaggi, privi di empatia gli uni con gli altri, dove le battute scherzose sostituiscono l’incapacitá di rappresentare un dramma che grida maturità.

Pacific Rim – La rivolta esce nelle sale oggi, giovedì 22 marzo, diretto da Steven S. DeKnight con John Boyega, Scott Eastwood, Cailee Spaeny, Charlie Day, Burn Gorman, Jing Tian, Rinko Kikuchi, distribuito da Universal Pictures.

VOTO:

 

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