Tutti i vincitori della 96ª edizione dei premi Oscar, con il trionfo di Oppenheimer e Christopher Nolan e i premi agli outsiders Barbie, Poor Things, The Holdovers, Anatomia di una caduta e Il ragazzo e l’airone di Miyazaki
Dopo un lunghissimo e non proprio memorabile monologo introduttivo del padrone di casa Jimmy Kimmel che ha toccato vari argomenti ,inclusi l’intelligenza artificiale e la questione della rappresentazione delle varie minoranze sempre più sentita ad Hollywood (e non solo), la 96ª edizione dei premi Oscar ha ufficialmente preso il via, quest’anno in diretta anche su Rai 1.
Il primo premio, quello alla miglior attrice non protagonista, è andato ad una emozionatissima Da’Vine Joy Randolph per il bellissimo The Holdovers di Alexander Payne. “Dio è buonissimo. Non avrei mai pensato di fare questo lavoro come carriera, pensavo che avrei fatto la cantante. È stata mia padre a spingermi su questa strada e la ringrazio. La cosa più bella è stata l’aver capito che avrei dovuto sentirmi vera, bella, importante, vista. Grazie a tutti quelli che mi hanno vista.”

Successivamente è arrivato il turno dei due Oscar all’animazione. Il primo, per il miglior corto animato, è andato a War is Over! Inspired by the Music of John & Yoko diretto da Dave Mullins. Il secondo, ben più atteso, è quello al miglior film d’animazione andato (un po’ a sorpresa) a The Boy and the Heron di Hayao Miyazaki. Data l’assenza del regista l’Oscar è stato accettato e ritirato dai due presentatori del premio, Chris Hemsworth e Anya Taylor-Joy.

Il quarto premio della serata va alla miglior sceneggiatura originale. I vincitori, questa volta annunciati, sono i francesi Justine Triet e Arthur Harari con il film rivelazione della stagione Anatomia di una caduta, già trionfatore allo scorso Festival di Cannes. “È stato un anno veramente pazzesco, vedo tanto glamour stasera ed è un bel contrasto rispetto a quando eravamo in casa a lavorare sul film, bloccati con due bambini e un lockdown. Vogliamo ringraziare tutto il cast del film, perché sul set avete spaccato e ci avete dato la possibilità di essere autori e registi migliori.”

Si passa quindi all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Anche in questo caso sono state rispettate perfettamente le previsioni della vigilia, con American Fiction scritto e diretto da Cord Jefferson che si porta a casa una meritatissima statuetta. “Questo premio significa il mondo per me. Tante persone sono entrate e uscite da questo film; non sono una persona vendicativa, ma vi chiedo di riconoscere tutte le persone che mi hanno permesso di arrivare fin qui e di riconoscere il rischio che si corre nel produrre film costosi, ma anche film a basso budget. Grazie di aver dato fiducia ad uno come me, che non era mai stato considerato prima.”

Grande tripletta per il Poor Things di Yorgos Lanthimos che si porta a casa ben tre statuette tecniche. La prima (meritatissima) va al miglior trucco e parrucco e se l’aggiudicano i veterani Nadia Stacey, Mark Coulier e Josh Weston. Il secondo Oscar tecnico va invece alla miglior scenografia di James Price e Shona Heath, con Zsuzsa Mihalek che si aggiudica il premio come miglior decoratrice di set. A completare la tripletta ci ha pensato il riconoscimento ai migliori costumi, annunciato da un esilarante John Cena che per l’occasione è salito sul palco completamente nudo, andato alla britannica Holly Waddington.
Niente da fare purtroppo per Matteo Garrone e il suo Io capitano. È invece The Zone of Interest di Jonathan Glazer ad aggiudicarsi l’Oscar come miglior film internazionale, rispettando largamente il pronostico che lo dava per strafavorito nonostante la sconfitta ai Golden Globes proprio per mano di Anatomia di una caduta. “Ringrazio tutti coloro che hanno dato fiducia, i produttori, lo State Museum. Ci sono persone che stanno compiendo una vera e propria occupazione che sta avendo effetti devastanti su moltissime persone innocenti, che siano le vittime israeliani o le vittime degli attacchi a Gaza. Sono tutte vittime, da una parte e dall’altra. Quindi cosa possiamo fare? Alexandria Klochiek ha scelto di prendere una posizione e questa vittoria è dedicata a lei.”

Altro Oscar attesissimo è quello per il miglior attore non protagonista, e ancora una volta le aspettative non sono state tradite. Ad aggiudicarselo è Robert Downey Jr. che in Oppenheimer interpreta il Presidente della Commissione per l’energia atomica statunitense Lewis Strauss. “Vorrei ringraziare la mia terribile infanzia e l’Academy in quest’ordine. Vorrei pure ringraziare mia moglie Susan, che mi ha trovato come un cucciolo abbandonato e da brava veterinaria mi ha riportato in vita. Il mio piccolo segreto è che avevo bisogno di questo lavoro più di quanto questo lavoro avesse bisogno di me. Chris (Nolan) mi ha trovato e mi ha regalato uno dei migliori cast di sempre.”

L’Oscar ai migliori effetti visivi è andato alla rivelazione del botteghino giapponese Godzilla Minus One, con gli artisti Takashi Yamazaki, Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima che si sono presentati con un pupazzo di Godzilla in mano. Altro Oscar fondamentale è quello per il montaggio, notoriamente considerato come una delle tre “scritture” di un film. Lo ha vinto un’emozionata Jennifer Lame per Oppenheimer, alla sua seconda esperienza assieme a Christopher Nolan che ha definito come il regista che le ha più dato fiducia e protezione.
L’Oscar al miglior documentario è andato invece a 20 Days in Maripol di Mstyslav Chernov che ha ritirato il premio assieme ai due produttori Michelle Mizner e Raney Aronson-Rath. Un altro racconto brutale, questa volta non sull’Olocausto ma sulla guerra in Ucraina e, in particolar modo, sull’assedio russo della città di Maripol. È poi giunta l’ora di un altro Oscar tecnico maggiore, quello per la miglior fotografia, andato ad un collaboratore storico di Nolan, Hoyte Van Hoytema per Oppenheimer. Completa il terzetto il premio al miglior sonoro (sia mixaggio che montaggio) vinto da Tarn Willer e Johnnie Burn per The Zone of Interest.
Si è arrivati così ai due Oscar “musicali”, dopo che tutti i nominati per la miglior canzone originale si sono esibiti durante il corso della serata, incluso un clamoroso Ryan Gosling tutto in rosa. Quello alla miglior colonna sonora va a Ludwig Göransson per Oppenheimer, mentre quello alla miglior canzone originale va a Billie Eilish e Finneas O’Connell con What was I made for? composta per Barbie. Per la Eilish è già il secondo Oscar, dopo quello vinto due anni fa con No Time to Die. “Ho avuto un incubo terribile rispetto a questa serata, non mi aspettavo davvero di vincere. grazie all’Academy e grazie a Greta per questa possibilità. Grazie ai nostri genitori per sempre e alle mie amiche che giocavano con le barbie con me.”

Ma questa è la serata di Oppenheimer, e se questo non si fosse già capito ci hanno pensato due dei premi più prestigiosi in assoluto. Il primo è quello al miglior attor protagonista, andato ad un meraviglioso Cillian Murphy dopo una stagione trionfale che lo ha visto aggiudicarsi praticamente tutti i i riconoscimenti di settore. “Il ruolo più incredibile che ho avuto negli ultimi 20 anni, e per questo devo ringraziare Christopher ed Emma per avermi voluto e tutto il cast incredibile per avermi permesso di dare il meglio. Io sono un irlandese orgoglioso ma devo davvero tanto a tutti voi. Abbiamo realizzato un film sull’uomo che ha creato la bomba atomica e nel bene o nel male viviamo nel mondo di Oppenheimer, quindi questo premio lo dedico a tutti gli operatori di pace.”

Il secondo è invece l’Oscar alla miglior regia, presentato nientemeno che da sua Maestà Steven Spielberg. Il vincitore non poteva che essere lui, Christopher Nolan, alla sua seconda nomination come regista e al suo primo Oscar in assoluto, per aver messo in scena la parabola straordinaria e dolentissima di Robert Oppenheimer. “Grazie a tutti i produttori storici con cui collaboro da oltre vent’anni per aver visto il potenziale di questa storia. Grazie ad un cast incredibile capeggiato da Cillian, ma voglio citare anche Robert, Emily, Florence e tutto il resto di una squadra di talenti straordinari. Grazie alla mia produttrice e moglie Emma che ha prodotto tutti i miei film e anche i miei figli; pensare che il cinema ha poco più di cento anni e che dopo cent’anni siamo ancora qui a fare cinema per me è un grandissimo onore.”

Penultima assegnazione, ma non certo per importanza, è il premio alla miglior attrice protagonista. A spuntarla sulla lanciatissima Lily Gladstone di Killers of the Flower Moon, con grande sorpresa, è stata Emma Stone, meravigliosa protagonista di Poor Things. La sua Bella Baxton ha evidentemente conquistato il cuore dei giurati dell’Academy, regalandole così il suo secondo Oscar dopo quello per La La Land. “Sono davvero sconvolta, se n’è andata anche la voce e il mio vestito si è rotto. Tutte queste donne che sono qui nominate con me, questo Oscar lo voglio condividere con voi: Annette, Sandra, Lily, Carey. La scorsa notte ho avuto una crisi di panico e ho dovuto dirmi di guardarmi da fuori, di guardare il lavoro che abbiamo fatto tutti insieme. Questo premio è di tutti coloro che hanno condiviso il loro talento con me, a partire da Yorgos (Lanthimos).”

Infine il momento più atteso, presentato da un altro pezzo da 90 come Al Pacino. L’Oscar al miglior film dell’annata 2023 è andato ad Oppenheimer di Christopher Nolan, che ha sbaragliato una concorrenza fortissima tra grandi successi cinematografici come il Barbie di Greta Gerwig, Poor Things di Lanthimos, Killers of The Flower Moon di Martin Scorsese o di The Holdovers di Alexander Payne, solo per citarne alcuni. 7 Oscar su 13 nomination per il film di Nolan, che ritira il premio assieme a tutti i produttori, capeggati dalla moglie Emma Thomas. “Tutti noi che realizziamo film sanno che questo è un momento da sogno, e mi sembrava così improbabile che questo momento potesse arrivare. Il motivo per cui questo film è stato Christopher, senza la sua visione e lungimiranza Oppenheimer non sarebbe mai stato reale. Un grande ringraziamento va anche a tutti gli esercenti e ai proprietari di cinema, perché quest’industria va avanti anche a grazie a loro.”

L’appuntamento è per il 2025, con una nuova categoria già annunciata che concorrerà ai prossimi premi Oscar: quella per il miglior casting.

























