Once Upon a River, recensione: Là dove scorre la vita

Once upon a River

Once Upon a River, opera prima della regista statunitense Haroula Rose e vincitore dell’Efebo D’oro 2019, è un racconto di formazione intimista e profondo che si snoda tra le rive di un’America selvaggia e inesplorata.

Un fiume, una giovane donna cresciuta troppo in fretta, la sofferenza della perdita e dell’abbandono, un’avventura per comprendere il reale senso della vita: questi sono gli ingredienti di Once Upon a River, primo lungometraggio di Haroula Rose, tratto dall’omonimo romanzo di Bonnie Jo Campbell, e vincitore dell’Efebo D’oro 2019. La regista e cantautrice statunitense esplora e racconta un’America profonda e selvaggia, lontana dalle affollate metropoli multiculturali, attraverso l’insolito viaggio della quindicenne Margo (Kenadi DelaCerna), fuggita da casa dopo alcuni tragici eventi che hanno provocato la morte del padre, per cercare una madre che l’ha abbandonata quando era solo una bambina.

Panta rei: tutto scorre

Un’opera prima ricca e matura, colma di contenuti e pregnanza, da non poter essere di certo relegata a un comunissimo movie on the road, nonostante ci siano tutti i presupposti stilistici per definirlo tale. Ma l’intensità con cui si sofferma sullo scorrere dell’esperienze della protagonista, e sui quei luoghi per lo più ignoti e anonimi, lo rende un dramma di formazione intimista e spirituale, in cui a farla da padrone è proprio quel fiume da cui tutto parte e a cui tutto torna pur se ormai mutato, come nella celebre dottrina filosofica eraclitea.

Once Upon a River – Kenadi DelaCerna è Margo

Un viaggio interiore

La regia leggera e delicata, ma mai superficiale, della Rose si contrappone nettamente alla crudezza della vita che mette la giovane Margo davanti a un cammino lungo e tortuoso, fatto di ostacoli da superare e da scelte difficili da prendere. Un viaggio non solo fisico, ma soprattutto interiore che porta alla consapevolezza che l’esistenza umana è un fiume in piena ingestibile e incontrollabile.

Personaggi forti e cast eccellente

Oltre alla regia e alla sceneggiatura, gli ingranaggi di Once Upon a River funzionano alla perfezione grazie alla portentosa interpretazione di Kenadi DelaCerna, al suo debutto come attrice, che dona al personaggio di Margo una veracità talmente appassionata da sembrare quasi sconcertante. Ottimo anche John Ashton nel ruolo di Smoke, un uomo ormai consumato dalla malattia e dall’anaffettività, che risveglia un po’ del suo calore umano, sopito dietro alle bombole d’ossigeno per resistere controvoglia all’enfisema, solo per l’agguerrita ma indifesa Margo. Altro punto di forza del film è la stupenda fotografia che immerge lo spettatore in uno spaccato solitario e affascinante delle rive del Michigan.

Once Upon a River
Once Upon a River – John Ashton e Kenadi DelaCerna in una scena

Once Upon a River è un film diretto da Haroula Rose, con Kenadi DelaCerna, John Ashton, Tatanka Means, Ajuawak Kapashesit, Kenn E. Head e Lindsay Pulsipher, prossimamente nelle sale italiane.

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