Nureyev: recensione del film biografico sul ballerino Nureyev, diretto da Ralph Fiennes

Nureyev - locandina

Nureyev, di Ralph Fiennes, racconta la storia del grande ballerino Rudolf Nureyev, del suo percorso travagliato per coltivare la sua passione e il suo amore per la danza, riuscendo a cambiarne canoni e schemi, rimanendo così nella Storia.

Il corvo bianco

Nureyev, di Ralph Fiennes, racconta la storia del ballerino intrepido e fuori da ogni schema, Rudolf Nureyev (Oleg Ivenko) cresce in tecnica e splendore. Avido di conoscenza, la tournée del 1961 a Parigi è la risposta ai suoi desideri e al bisogno di conoscere più da vicino la cultura e il balletto occidentali. Le lezioni di inglese prese in Russia gli permettono di avvicinare i ballerini dell’Opéra, di comunicare con loro e di condividere i rispettivi punti di vista sulla danza e sul mondo. Incontenibile e ribelle, Nureyev sfora gli orari della ricreazione e si attira i sospetti del KGB, che lo marca stretto. Le intemperanze hanno conseguenze drammatiche, il ballerino forse non potrà andare a Londra con la compagnia e dovrà essere immediatamente rimpatriato.

Amore smisurato

Il film sembra quasi un‘esercizio d’estetica, una rappresentazione d’amore per l’arte e per la danza, in un turbinio di movimenti lenti e sinuosi dell’attore Oleg Ivenko, perfetto nella parte del ballerino che farà la storia, dallo sguardo freddo, rigido e malinconico. Un ballo ipnotico, come gli occhi di ghiaccio dello stesso Ivenko, rapiscono lo spettatore in un’ideale della danza come espressione dell’animo umano, del proprio vissuto e delle proprie emozioni. Seguendo le caratteristiche e gli elementi tipici del biopic classico, con un protagonista deciso a lasciare un segno nel mondo della danza, il regista alterna il racconto di formazione al film biografico, senza però avere un genere definito.

Nureyev - Oleg Ivenko
Rudolf Nureyev (Oleg Ivenko) in una scena del film durante lo spettacolo The White Crow (Il corvo bianco)

Opposti

Magnetico e affascinante il terzo film di Ralph Fiennes che fa delle scene di ballo ciò che resta di tutta la storia, per quanto sia interessante anche rappresentare l’intera vita di Nureyev, di cui è conosciuto il destino, con un’ambientazione che passa da una Leningrado grigia e spenta del 1940 a una Parigi scintillante e piena di vita. Ribelle, sfacciato, fuori dagli schermi, consapevole della propria forza e del proprio talento, un talento da rivendicare in un’epoca in cui un uomo ballerino doveva guadagnarsi dignità e rispetto, indipendentemente da tutto il resto. Un film fatto di dichiarazioni d’amore all’arte della danza e del ballo, ma soprattutto di contrasto: vecchio e nuovo, liberare e conservatore, adulto e bambino, classico e innovativo, rispettivamente rappresentati da Alexander Pushkin (Ralph Fiennes), l’insegnante, e Rudolf Nureyev.

Doppio racconto

Sospeso tra sensualità e seduzione, ipnotico e magico, Nureyev è capace di catturare l’attenzione nelle scene di danza, di ballo, nei gesti lenti, nei movimenti decisi, negli sguardi incerti che caratterizzano alcune parti del film, ma non tutte, una storia a metà che cerca di comunicare più di quanto riesce effettivamente a fare. Un dramma girato con delicatezza e linearità, con una fotografia caratterizzata da colori accessi e vivaci, in contrasto con l’azzurrò degli occhi di Ivenko e con la sua carnagione chiara, come un qualcosa che non può passare inosservato, una compostezza esterna che rompe l’esplosione di colori di alcune scene.

Nureyev, di Ralph Fiennes, con Oleg Ivenko, Adèle Exarchopoulos, Chulpan Khamatova, Ralph Fiennes, Aleksey Morozov uscirà il 27 giugno 2019 distribuito da Eagle Pictures.

Voto

 

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