Nour, recensione: Castellitto e il lato più umano nell’inferno di Lampedusa

Nour, recensione: Castellitto e il lato più umano nell'inferno di Lampedusa

Sergio Castellitto offre un ritratto semplice ma profondo di un medico totalmente immerso nella sua missione, ovvero quella di accogliere i migranti a Lampedusa. La recensione di Nour, il film diretto da Maurizio Zaccaro

Il dottor Pietro Bartolo

Nour ha 10 anni ed è sbarcata in Italia, a Lampedusa, insieme a centinaia di altri migranti. La piccola ha affrontato da sola il viaggio verso l’Europa, in una traversata alla quale non tutti sopravvivono. Il dottor Pietro Bartolo (interpretato da Sergio Castellitto), medico dell’isola, se ne prende cura desideroso di ricostruire il suo passato ma anche – e soprattutto – un nuovo futuro. Il film è tratto dal libro Lacrime di sale, scritto a quattro mani dal “vero” dottor Pietro Bartolo e dalla giornalista Lidia Tilotta.

Semplicità e abnegazione

Il dottor Bartolo viene raccontato con mestiere da Sergio Castellitto, il quale riesce a vestire i suoi panni con semplicità e soprattutto autenticità. L’interprete evita volontariamente di arricchire il suo personaggio di fronzoli superflui e si limita a mostrarne il lavoro quotidiano fatto di accoglienza, ascolto e tanta passione. Questo medico ha una missione e in essa vive nella più totale abnegazione. Non manca tuttavia uno sguardo fugace ma attento alla sua vita privata, un aspetto che completa il quadro rendendolo per nulla piatto, per nulla banale.

Una scena di "Nour", il film diretto da Maurizio Zaccaro con Sergio Castellitto
Una scena di “Nour”, il film diretto da Maurizio Zaccaro con Sergio Castellitto

Tra film e documentario

La regia di Maurizio Zaccaro è semplice (forse troppo, a volte?), a metà tra film e documentario. Il suo messaggio si coglie in modo diretto, senza il bisogno di rielaborare o reinterpretare. Il tema è già di per sé controverso e forse, proprio per questo, merita di essere affrontato nella maniera più immediata possibile. Il solo artificio narrativo cui ricorre Zaccaro è il flashback, strumento che gli permette di mostrare la disperazione dei migranti mentre fuggono dal loro Paese ma anche mentre si imbarcano in un viaggio che spesso non ha un lieto fine. Il linguaggio resta asciutto e crudo, da apprezzare proprio per queste sue caratteristiche.

Un tema che divide

Nour utilizza la storia di questa bambina e di altre persone che, come lei, sono alla ricerca di una seconda occasione di vita. Va apprezzato il desiderio di raccontare piuttosto che di suscitare facili pietismi, visto che la questione dei migranti viene affrontata in modo attivo e costruttivo. Il film è piacevolmente al servizio di una causa che, di fatto, divide l’Italia. Inutile negare quanto sia controverso il tema: c’è chi trova giusto accogliere i migranti e chi invece li vorrebbe rispedire tutti in mare. La pellicola prova a mostrare uno scenario più ampio, fatto di persone più che di ideologie, probabilmente con un solo scopo: spingere gli italiani a non girarsi dall’altra parte. Un cinema umanitario nella sua semplicità, per un racconto che si mette al servizio di una causa serissima badando più alla sostanza che non alla forma.

Nour arriva nelle sale italiane il 10, 11 e 12 agosto distribuito da Vision Distribution. Nel cast anche Raffaella Rea, Valeria D’Obici, Thierry Toscan, Fabio Bussotti e la piccola Linda Mresy.

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