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Non è vero ma ci credo, la commedia di De Filippo al Teatro Vittoria con Enzo Decaro

Non è vero ma ci credo - Enzo Decaro (foto Sollima)
Non è vero ma ci credo - Enzo Decaro (foto Sollima)

Non è vero ma ci credo, il classico di Peppino De Filippo in scena al Teatro Vittoria con Enzo Decaro, per la regia di Leo Muscato: una tragedia tutta da ridere, con un ritmo iperbolico da gustare tutto d’un fiato

Non è vero ma ci credo, celebre commedia di Peppino De Filippo, va in scena al Teatro Vittoria dal 2 al 7 aprile per la regia di Leo Muscato con Enzo Decaro e Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Carmen Landolfi, Massimo Pagano, Gina Perna, Giorgio Pinto, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo e Ingrid Sansone.

Sullo spettacolo

Quella che viene raccontata è una tragedia tutta da ridere, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista di questa storia assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte.

Non è vero ma ci credo - Enzo Decaro (foto Sollima)
Non è vero ma ci credo – Enzo Decaro (foto Sollima)

Chi gli sta accanto non sa più come approcciarlo. La moglie e la figlia sono sull’orlo di una crisi di nervi; non possono uscire di casa perché lui glielo impedisce. Anche i suoi dipendenti sono stanchi di tollerare quelle assurde manie ossessive. A un certo punto le sue fisime oltrepassano la soglia del ridicolo: licenzia il suo dipendente Malvurio solo perché è convinto che porti sfortuna. Sembra il preambolo di una tragedia, ma siamo in una commedia che fa morir dal ridere. E infatti sulla soglia del suo ufficio appare Sammaria, un giovane in cerca di lavoro. Sembra intelligente, gioviale e preparato, ma il commendator Savastano è attratto da un’altra qualità di quel giovane: la sua gobba.

Da qui partono una serie di eventi paradossali ed esilaranti. Peppino De Filippo aveva ambientato la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni 30. Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questo sua intuizione avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli Anni ’80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona. Lo spettacolo concepito con un ritmo iperbolico condenserà l’intera vicenda in un solo atto di 90 minuti.

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