Non abbiamo armi, recensione del nuovo album di Ermal Meta

Dopo la vittoria di Sanremo insieme all’amico Fabrizio Moro con il brano Non mi avete fatto niente, è uscito il 9 febbraio il nuovo disco di Ermal Meta. Il titolo è Non abbiamo armi, omonimo della quarta canzone della tracklist.

Un album sincero

Finite le polemiche, si può finalmente tornare a parlare di musica. Di bella musica.
Il disco esce a un anno di distanza dal capolavoro Vietato morire, album che ha dato lo slancio definitivo per la carriera del cantante albanese naturalizzato italiano. ll maggior pregio della terza fatica discografica di Ermal Meta è la sua essenza, profondamente sincera e originale. La musica non è solo classifiche, vendite e lui è uno che ha costruito -e sta costruendo- la sua carriera sull’onestà delle sue canzoni, senza fare troppo il paraculo, senza produrre a tutti i costi quello che “potrebbe piacere” al mercato discografico. Proprio per questo i dischi se li produce da solo. Stiamo parlando di un artista, oltre che di un cantante, che non ha scelto la via più facile partecipando ai classici talent, ma che sa cosa significa la gavetta, quando faceva il chitarrista negli Ameba 4 o quando era il front-man della sconosciutissima band La fame di Camilla. Di uno che ha scritto mezza discografia di Marco Mengoni, oltre che pezzi per Patty Pravo, Francesco Renga, Francesca Michielin, Emma e chi più ne ha più ne metta. E’ questo Non abbiamo armi: la voglia di raccontare le proprie rincorse, le proprie ferite, ma anche la voglia di dire «Ti voglio bene» alla vita, alla macchina, alla casa anche se non è sul mare (Io mi innamoro ancora).

Guerre e carezze, insieme senza nessuna contraddizione

Sono questi i due temi principali del disco. Il primo, la guerra, si può evincere già dal brano vincitore di Sanremo Non mi avete fatto niente, e compare più volte nei testi come Dall’alba al tramonto in cui «dicono che adesso siamo in troppi sulla terra / che parlando forte non si sente più la guerra». Il secondo tema, invece, che sembra essere in netto contrasto con il primo compare in Quello che ci resta dove dice «Se ci fosse anche per me / una carezza per ogni mio errore / avrei un cuore bellissimo / senza un graffio e senza paure». Un contrasto non solo di temi ma anche di generi. Qui dentro c’è di tutto, dal rock al pop fino all’elettronica espressione di un artista che è il contrasto per eccellenza, a partire dalla sua doppia nazionalità, albanese e italiana, e dal suo aspetto da cattivo ragazzo con tanto di piercing sul sopracciglio che in realtà nasconde un’anima pura, significante. Contrasto che trova la sua conciliazione perfetta nella canzone che dà il titolo all’album Non abbiamo armi in cui canta «Non abbiamo armi contro il cambiamento / ma adesso tu puoi proteggermi dentro un abbraccio».

– Ho un idea, non riesco ad esprimerla – Ermal, iniziamo a scattare? – Forse devo scrivere, leggere i miei stessi pensieri mi aiuta a capirli – Proverei prima questo outfit – Questa luce non mi fa concentrare – Ancora cinque minuti e siamo pronti – Ho come la sensazione di aver dimenticato qualcosa..ah si! Adesso ricordo! Era una mattina come tutte le altre in apparenza, ma mi svegliai con una sensazione da identificare. Che poi a pensarci bene è come cercare di correre in un sogno, quasi impossibile. Ma nonostante tutto riuscii a spiegarmi quella sensazione. Pensai “è una vita che sto correndo”. Il vento, come per i marinai, è il mio miglior amico e il mio peggior nemico, ma è solo una questione di prospettive e angolazioni. Siamo solo vele che si gonfiano e si sgonfiano, navi che stanno in un porto, al sicuro, ma mai del tutto ferme. “Siamo così” pensai e di colpo mi venne voglia di ricominciare a correre. Verso dove non so, con chi ancora meno. “Bisogna prepararsi” pensai, “casomai succedesse qualcosa, casomai il caso si facesse bastardo”. Ma poi incominciai a ridere immaginando a quanto facciamo per evitare ciò che non va evitato. Il fiato corto misura lo sforzo, la sofferenza misura la gioia, la tristezza misura la felicità e quello che lasci andare misura l’amore. Pensai che fosse una cosa ridicola, che anche se questa vita ci viene data a metà la paghiamo intera e lo faremmo anche per mille anni, perché anche mille anni per qualcosa che ha una fine sono pochi. Come si può combattere tutto questo? Come si può evitare il male e prendere solo il bene? È semplice, non si può. Non puoi camminare senza prima cadere, non puoi correre senza prima camminare e non puoi volare senza dopo cadere. È un cerchio. Non ci sono armi contro questo. Non abbiamo porte o scudi. Abbiamo solo quello che proviamo e io dico che ci basta. – Click! Credo di aver fatto una bella foto – Non quanto quella che ho fatto io con la mente. #nonabbiamoarmi #nuovodisco #copertina #9febbraio

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Il vecchio e il nuovo Ermal

Il disco non è una novità, al massimo è una conferma. I brani di Non abbiamo armi possono essere classificati in tre grandi gruppi. Ci sono quelle di ispirazione estera come, per esempio, Caro Antonello, dedicata ad Antonello Venditti e che ricorda molto gli accordi di Magic dei Coldplay in cui Ermal prova ad andare oltre i suoi schemi ed avvicinarsi ad una musica più per sofisticati. Ci sono poi i grandi classici, canzoni che potremmo definire sanremesi, con lo schema tipico delle strofe e dei ritornelli come Amore alcolico Dall’alba al tramonto. Infine, ci sono le canzoni “Ermal”, quelle in cui esce tutta l’anima poetica del cantante albanese. E’ il caso di Le luci di Roma, un quadro impressionista che dipinge Roma col semplice suono di un pianoforte toccato dolcemente e di una voce appena soffiata che canta «Lasciami le stelle / almeno so con chi parlare». 

Più Ermal che mai

La canzone più Ermal di tutte però è Il vento della vita, il capolavoro dell’album in cui il cantante si racconta con la sfrontatezza di chi sa di aver perso molto, ma non la speranza e la voglia d’ imparare «Io non ho perso tempo / ho preso vento per gonfiare le mie vele e navigare in mari sconosciuti / io non ho perso tempo a volte ho perso me / per poi ritornare e ripartire ancora verso te». Insomma, un album che spazia da un limite all’altro, prodotto da un artista che come pochi sa cantare storie di grandi guerre e piccole storie di uomini qualunque. Un artista che sa raccontare e raccontarsi. Non abbiamo armi, ma abbiamo tanta bella musica da ascoltare. E non è poco.

Non abbiamo armi, il nuovo album di Ermal Meta uscito il 9 febbraio su etichetta Mescal, è distribuito da Sony Music.

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