Nomadland, recensione: ben più di docu-film, con una straordinaria McDormand

Nomadland, Frances McDormand in una scena del film
Nomadland - Frances McDormand

La nostra recensione di Nomadland, il toccante film diretto da Chloé Zhao con un’imperdibile Frances McDormand: vincitrice del Leone d’Oro per il Miglior Film a Venezia77, quest’intensa pellicola consacra definitivamente il talento della regista cinese

“See you down on the road”

Nomadland racconta la storia di Fern (Frances McDormand), una donna sui sessant’anni che decide di tentare la vita on the road. Colpa della grande crisi economica del 2008, del fallimento della principale fabbrica del paese in cui vive (che per questo comincia a spopolarsi) e della morte del marito. Così Fern lascia il Nevada e parte col suo camper alla volta degli Stati Uniti occidentali. Ad attenderla c’è una vita da moderna nomade, alternando un lavoro stagionale dopo l’altro ma soprattutto conoscendo tante altre persone che si trovano nella sua stessa condizione. Ed è proprio qui che la pellicola tocca il suo lato più vero: nel cast figurano veri nomadi pronti a condividere la propria storia con il pubblico. Tra loro Linda May, Bob Wells e Charlene Swank (appunto, nel ruolo di se stessi). L’unico attore professionista accanto alla McDormand è David Strathairn: è lui a dare il volto a Dave, il quale si rivelerà un sincero amico per Fern.

Due soli attori

Chloé Zhao affida la sua storia a due soli attori professionisti, ma il sacrificio non è poi così grande se uno dei due risponde al nome di Frances McDormand. L’attrice due volte premio Oscar si conferma un’artista dotata di un’intensità fuori dal comune e veste in modo toccante i panni di questa donna che con coraggio abbraccia un’esistenza improvvisata, caratterizzata dal nomadismo. La sua è una scelta di vita fatta in virtù di un ideale di libertà che altrimenti non avrebbe potuto perseguire. La McDormand è perfetta e brilla nella sua normalità. Non ha bisogno di strafare né di mettersi in mostra. Al contrario, emoziona proprio per le sembianze mediocri che riesce ad assumere, in un’interpretazione sincera che sicuramente non verrà ignorata dall’Academy. A non passare inosservata, con ogni probabilità, sarà anche la splendida colonna sonora di Ludovico Einaudi. Le sue note non si limitano ad accompagnare le immagini ma arrivano a scandirle, diventando una parte integrante irrinunciabile per la narrazione.

Frances McDormand in una scena di Nomadland
Frances McDormand in una scena di Nomadland

Condivisione e libertà

Nel suo cammino, Fern entra in contatto con tanti altri nomadi e ciascuno di loro racconta una parte intima della propria esistenza. È così che Nomadland riesce a raccontare il nomadismo del XXI secolo in modo diretto e autentico. La regia della Zhao rispecchia e rispetta tali caratteristiche: il suo stile è più cinematografico quando riprende la McDormand, mentre resta quasi invisibile quando si avvicina ai non-professionisti. In quelle scene la regista preferisce mettersi in un angolo, al servizio della verità raccontata dai suoi personaggi. È questo probabilmente a mostrare la profonda sensibilità della regista, che già in passato si era avvicinata al genere del docufilm ma che in questa occasione consacra una volta per tutte il suo immenso talento.

Fotografia preziosa

Nomadland è un film dai ritmi lenti e dalla fotografia affascinante (opera di Joshua James Richards), che valorizza i paesaggi dell’America più selvaggia. Essi vengono mostrati in tutta la loro bellezza, il che trasmette quel valore di libertà che motiva il nomadismo scelto dai personaggi (una piccola rappresentanza per tutte quelle migliaia di uomini e donne statunitensi che hanno cominciato a seguire davvero questa strada, per scelta e  necessità). I temi affrontati sono difficili da digerire ma hanno la capacità di arrivare con potenza come un pugno nello stomaco. Impossibile restare indifferenti di fronte ad una pellicola carica di umanità, con una protagonista impeccabile che riesce ad incarnare alla perfezione questa donna che non si considera homeless bensì “houseless”. Un racconto doloroso, adattamento cinematografico dell’omonimo libro d’inchiesta di Jessica Bruder, da guardare con lo stesso coraggio (e anche la stessa empatia) con il quale è stato realizzato.

Nomadland è stato presentato in anteprima alla 77ª Mostra del Cinema di Venezia, dove nel 2020 si è aggiudicato il Leone d’Oro per il Miglior Film. Ha poi ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui spiccano le 5 nomination agli Indipendent Spirit Awards 2021.

VOTO:
4 stelle

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