RomaFF13, Nevermind, recensione: Quando l’ordinario incontra l’assurdo

Nevermind-Paolo Sassanelli in una scena

Nevermind, quinto lungometraggio del ritrovato Eros Puglielli, presentato alla Festa del Cinema di Roma, inquieta e stupisce con una comicità nonsense e dissacrante, svilendo vizi e inclinazioni umane.

Il ritorno al cinema di Eros Puglielli

Nevermind, presentato nella sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma,  intreccia cinque episodi, legati da un sottile fil rouge, dove un personaggio secondario della vicenda precedente diventa il protagonista di quella successiva. Eros Puglielli, nome forse sconosciuto ai più, cineasta dall’esordio giovanile in sordina, segnato dal lungometraggio Dorme, e una carriera costellata da una manciata di film non molto noti come: Tutta la conoscenza del mondo, Occhi di cristallo e Ad Project, e diversi lavori televisivi, torna al cinema con una tragicommedia dissacrante e grottesca. Il regista prende vite ordinarie, deliziosamente banali, e le mette di fronte all’atipicità della follia di determinate situazioni bizzarre e fuori dal comune.

Cinque storie bizzarre

Ci troviamo così davanti a uno stimato psicologo vittima del karma legato all’autista di un carro attrezzi, a un avvocato con una deplorevole abitudine, a una ragazza che per racimolare qualche soldo come babysitter si ritrova a lavorare per una coppia alquanto eccentrica, a un imprenditore in declino finanziario alle prese con un amico inquietante, e a un aspirante cuoco alla ricerca di un modo per liberarsi di un collega spaccone e arrogante. Tutte persone apparentemente comuni, che si ritrovano loro malgrado catapultate in contesti stravaganti e bislacchi, che mettono a dura prova il corso delle loro esistenze, e facendo luce sul lato più oscuro e sconcertante della quotidianità.

Nevermind-Giulia Michelini in una scena dell'episodio "Babysitter"
Nevermind-Giulia Michelini in una scena dell’episodio “Babysitter”

Vizi e inclinazioni umane

Nevermind sviscera una visione della condizione umana con una tagliente e sardonica comicità, utilizzando un linguaggio narrativo arguto e paradossale, mostrando vizi, paranoie e morbose inclinazioni degli uomini, portandoli all’estremo, quasi esasperandoli e ridicolizzandoli. Nell’episodio Babysitter, assistiamo a una messa in scena quasi speculare: la coppia spiantata, con seri problemi economici che, dopo alcune perplessità, accetta di buon grado l’assurdo pur di guadagnare l’ingente somma di denaro per raggiungere i propri desideri, e di contro la coppia agiata e benestante che non ha più sogni cui anelare (se non quel figlio probabilmente mai arrivato), che attraverso l’assurdo, da loro concepito come normale, crea il completamento del loro status sociale.

Il cinema dell’assurdo

Sembra proprio di trovarsi in una piece del teatro dell’assurdo, dove tutti i personaggi dei vari episodi, cercano una spiegazione all’illogico, senza mai però trovarla e rassegnandosi miseramente finiscono per crogiolarsi nell’irrazionalità degli accadimenti. Forse la vera soluzione è abbandonarsi all’assurdo, senza porsi troppe domande e accogliere la realtà così come si presenta ai nostri occhi. Ed è proprio l’assurdo la chiave di lettura di Nevermind, in cui la scelta registica del grandangolare, ci mostra fin da subito la percezione distorta della vicenda, distorsione che poco a poco si va appianando, fino quasi a sparire nel momento in cui personaggi e, ineluttabilmente, spettatori cominciano ad avvertire la situazione, non usuale ma quanto meno possibile.

Nevermind-Andrea Sartoretti e Aurore Erguy in una scena dell'episodio "Non lo posso vedere"
Nevermind-Andrea Sartoretti e Aurore Erguy in una scena dell’episodio “Non lo posso vedere”

Una commedia stilisticamente thriller per un buon cast

Lo stile narrativo tipicamente thriller, ci permette di immergerci nello straniamento e nel totale senso di smarrimento dei personaggi che hanno a che fare col paradosso, grazie a quella suspence e a quella tensione, che si crea man mano che la routine quotidiana dei vari protagonisti assume progressivamente contorni allarmanti e inspiegabili. Ma il vero punto di forza sta nel cast, capitanato da uno strepitoso Paolo Sassanelli nei panni dello psicologo confuso, dall’eccellente Andrea Sartoretti nel ruolo del cuoco nevrotico e dall’affiatata coppia Giulia Michelini, sempre brava e spontanea, e Massimo Poggio. Ottima anche la colonna sonora, che aiuta a realizzare quell’atmosfera d’inquietudine che intercorre per tutto il film, curata dallo stesso Puglielli insieme ad Alessandro Sartini. Tutto sommato una buona commedia nonsense, con degli appigli freschi e originali, che però si perde a volte su una immotivata lentezza filmica, e un po’ sul finale, da cui ci si aspettava un ulteriore insolito guizzo conclusivo.

Nevermind è un film scritto e diretto da Eros Puglielli, con Paolo Sassanelli, Andrea Sartoretti, Giulia Michelini, Massimo Poggio, Alberto Molinari, Lucia Gravante, Gualtiero Burzi, Renato Scarpa, Pia Engleberth, Aurore Erguy e Gianluca Gobbi, non è stata ancora ufficializzata la data d’uscita nelle sale, ma verrà distribuito da Minerva Pictures [Italia].

Voto

 

 

 

 

 

 

 

 

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